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XLIV Ciclo di Rappresentazioni Classiche 2008 PDF Stampa E-mail
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Il prossimo ciclo di Rappresentazioni classiche è dedicato alla saga degli Atridi. La Fondazione ha definito il cartellone del XLIV degli spettacoli. Nel 1960, in Orestea, in scena l’indimenticato Vittorio Gassman interpreta Oreste.

La saga degli Atridi caratterizzerà le rappresentazioni classiche siracusane del prossimo anno. La Fondazione Inda ha definito il cartellone del XLIV ciclo delle rappresentazioni classiche che si terranno dall’8 maggio al 22 giugno del 2008, con la rappresentazione dell’Orestea di Eschilo.
Con il termine “Orestea” si intende la composizione distinta in tre drammi successivi, che fu rappresentata la prima volta, nel 458 a.C., nel teatro, dedicato a “Dionysos Eleuthreus”, ai piedi dell’Acropoli di Atene. La trilogia comprende le tragedie Agamennone, Coefore (portatrici di libagioni) ed Eumenidi (le divinità benevole). Le tragedie che compongono l’Orestea rappresentano un’unica storia, le cui radici affondano nelle tradizioni della mitica Grecia: l’assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitennestra, la vendetta del figlio Oreste, che uccide la madre, la follia del matricida e la sua redenzione finale ad opera del tribunale dell’Aeropago.
L’Orestea è una tragedia di grande attualità e per tale motivo è stata scelta per il ciclo classico del prossimo anno. La saga degli Atridi, infatti, è intrisa di fatti di sangue, guerre, vendette, specchio delle violenze dei nostri giorni, ma anche appello contro le guerre d’ogni tempo. In questa trilogia di Eschilo viene messa in evidenza la fenomenologia dell’omicidio domestico, purtroppo, cronaca dei nostri giorni. La famiglia non sempre è luogo dell’amore, della sicurezza, ma in essa, viceversa, in diverse occasioni, si avverte una sensazione di tradimento e, quindi, si viene colpiti nel luogo dove si aspettava riparo. Nella saga degli Atridi, il mito di Oreste, viene calato in una realtà che appartiene al nostro presente. Per tali motivi, l’Orestea diventa la storia di una famiglia di potere e, come succede nei fatti di mafia, i conflitti si risolvono con l’uso sbrigativo di una giustizia privata che si scontra, inevitabilmente, con la società civile.
L’Orestea – afferma Mario Blancato, grecista e componente del Cda dell’Inda – è anche il viaggio di Oreste alla conquista della propria maturità di uomo, un percorso che corre parallelo al cammino della società civile verso la democrazia, verso l’abbandono della barbarie e la conquista della norma, del diritto: questo è il messaggio che lancia la trilogia di Eschilo”.
La saga degli Atridi, quindi, è qualcosa di straordinario. Ed è la straordinarietà dell’opera di Eschilo uno dei motivi, come è stato ribadito dal Sovrintendente della Fondazione Inda Fernando Balestra che ha portato a questa scelta. “Orestea – dice Fernando Balestra – significa nascita del teatro occidentale. Il prossimo anno scade il mio mandato e di tutto il Consiglio direttivo della Fondazione, per cui era giusto concludere con qualcosa di straordinario, capace di lanciare da Siracusa un messaggio valido e positivo al mondo intero. Con un’opera come l’Orestea che racchiude il mito dell’irrazionale e del razionale, della vendetta tribale al giudizio del tribunale pubblico”.
Per quanto riguarda la regìa dei tre drammi, come è stato fatto rilevare da Mario Blancato si pensa di assegnarla a Luca Ronconi, Massimo Castri e Peter Stein. “Si sta anche pensando – dice Mario Blancato – di assegnare l’interpretazione di Oreste ad Alessandro Gassman, il figlio dell’indimenticato e grande attore Vittorio Gassman“. Si tratterebbe di un vero e proprio passaggio del testimone in quanto fu proprio Vittorio Gassman, nel 1960, ad interpretare con la sua immensa bravura il personaggio di Oreste. E’ stato, infatti, quasi 50 anni fa l’ultima volta che venne rappresentata l’Orestea, con l’allora rivoluzionaria traduzione di Pier Paolo Pisolini, che alcuni pensano di riproporla anche nell’edizione del 2008, e la regìa di Luciano Lucignani. Mario Blancato, però, a proposito della traduzione dell’Orestea pensa che il linguaggio di Pasolini non contiene più la carica “eversiva”, anche dal punto di vista teatrale, che ebbe negli anni Sessanta. Quindi, si potrebbe optare per una traduzione moderna dell’Orestea.

Cosa narra l’opera
L’Orestea narra le vicende turbolente e tragiche del re Agamennone che ritorna vittorioso dalla guerra di Troia. Ma ad attendere il ritorno del vecchio re non c’è il popolo di Argo, ma la sua inquietante moglie che lo accoglie con i suoi tappeti rossi nella reggia. La moglie Clitemnestra e il suo amante Egisto tramano un complotto contro il re e la sua nuova concubina, la disgraziata Cassandra, profetessa di Apollo e voce mai ascoltata dai suoi parenti troiani. Entrambi vengono sgozzati durante il bagno della purificazione. (Tema dell’Agamennone).
I figli del re, però, Elettra ed Oreste, decidono di vendicare la morte del padre. E nel mondo antico non può che essere così, perché la vendetta privata tra clan tribali deve trovare il proprio sfogo naturale con la uccisione da parte del figlio maschio del re contro l’assassino. Così Oreste, spinto dall’odio implacabile di Elettra, uccide la propria madre. E il lutto diventerebbe infinito se Eschilo non facesse intervenire la Giustizia, cosa moto diversa dalla vendetta. La Giustizia pubblica sostituisce la antica vendetta privata e le conferisce una dignità civile. (Tema delle Coefore).
Per questo motivo, Oreste, inseguita dalle cagne latranti del rimorso, le Erinni, si rifugia nella culla della civiltà per eccellenza: va ad Atene e lì viene processato da un tribunale a ciò preposto: l’Areopago. Il voto favorevole di Atena Pallade salva Oreste dalla morte. Ma da quel momento si interrompe la scia sanguinosa della vendetta. (Tema delle Eumenidi).
Non solo. Nella tragedia viene riaffermato il ruolo dell’Areopago, cioè tribunale formato per giudicare soltanto i delitti di sangue. In tal modo, il poeta Eschilo appoggia con forza la “rivoluzione” del democratico Efialte che aveva tolto proprio all’Areopago tutto il controllo dell’attività legislativa della Consiglio dei Cinquecento. In sostanza il Poeta vuole dimostrare agli antichi ateniesi che il sistema democratico poteva fare a meno della grande aristocrazia.


Articolo di PAOLO MANGIAFICO
tratto dal quotidiano La Sicilia
Edizione di Venerdì 21 Settembre 2007

 
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