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Al suono della campanella: ''u campaniddaru'' di Santa Lucia PDF Stampa E-mail
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Squilla ancora la campanella in testa alla processione di Santa Lucia. Avanti al sacro fercolo c'è sempre lui: "u campaniddaru". E i devoti della santa patrona fanno ancora a gara per assicurarsi l'ambito privilegio di guidare, al suono dell'antica campanella, la processione di Santa Lucia.

Ci sono dei tempi precisi, delle scadenze alle quali, ogni anno, si nomina "u campaniddaru": colui al quale spetta l'onore di precedere la processione, stando proprio davanti al fercolo, alla "vara", scandendone le fermate e le partenze, mentre i portatori, sudati sotto il gran peso ma contenti del loro sudore, urlano in un coro possente: "Sarausani... ebbiva Santa Luciiiaaa...". E' un urlo che fa vibrare i nervi e i muscoli anche di chi non crede ma in quel momento di esaltazione collettiva, di trasporto in un sol grido, finisce per accorgersi che anch'egli trema un pò come gli altri.
"U campaniddaru" sta davanti a tutti, impettito nel suo impeccabile frac, la sparato bianco, i guanti bianchi, il berretto verde della gente di Santa Lucia, la campanella in mano.
Il simulacro di Santa Lucia durante l'uscita dal Duomo
Il simulacro di Santa Lucia durante l'uscita dal Duomo
Si compiono le operazioni rituali: un'offerta, una preghiera. Ancora un trillo. Si riparte. Ed è sempre lui a scuotere la sacra campanella e guidare la marcia: "u campaniddaru".
L'alto onore spetta sempre alla classe dei falegnami, per antico scritto, che ancora si conserva, sin dal 1914, agli atti della Deputazione della cappella di Santa Lucia, nel quale ogni modalità, ogni scadenza è regolata. Ogni anno, in ottobre o novembre, i falegnami ellegono "i campaniddari". Sono due infatti: uno per la festa di dicembre, l'altro per la festa di maggio.
A maggio il rito si rinnova, a ricordo dell'anno in cui (era il 1646) una terribile carestia afflisse la popolazione di Siracusa. La gente era riunita in Cattedrale per pregare. Entrarono due colombe che andarono a posarsi sul soglio arcivescovile, rimanendovi finchè non venne annunziato, fra il generale tripudio, che due navi cariche di grano e cereali, erano entrate in porto. E Senato e popolo stabilirono che quel giorno venisse ricordato ogni anno, con una solenne processione della santa patrona ed un lancio di colombi.
Si trova così il modo di affidare a due devoti nello stesso anno l'ambito onore di manovrare la campanella e guidare la processione di Santa Lucia: uno per dicembre, l'altro per maggio. Nella stessa elezione si designano i due "campaniddari" dell'anno. E ciascuno dei due compie il suo rito due volte: uno per il tredici e il venti dicembre (per la ricorrenza di Santa Lucia e per l'ottava); l'altro, la prima domenica di maggio e la successiva, per l'ottava.
Per Ortigia e le principali vie cittadine la sacra campanella tintinna dunque per quattro volte l'anno, seguita dal fercolo di Santa Lucia.
Il Capitolo metropolitano, le autorità, la banda, i fedeli, si muovono a comando di questo suono. E "u campaniddaru" vive per due volte il suo grande momento, nel quale crede con tutte le sue forze.
Una volta usciva in processione anche la "carrozza del Senato". L'antica carrozza veniva trainata da un magnifico tiro a quattro, preceduta e seguita, a mò di scorta, da coppie di cavalli. Cocchieri e cavalieri vestivano la solenne livrea verde dedicata a Santa Lucia. Ed anche quel ruolo costituiva un ambito onore, come pure il compito di cercare i cavalli da tiro e della scorta. Ora la "carrozza del Senato" è troppo debole e malandata per uscire in processione. E' stata imbalsamata fra quattro pareti di vetro, in un porticato del palazzo comunale, ed è meta della curiosità dei turisti.
Oggi è ancora come decenni fa, con la forza di una tradizione e di una fede che non si spengono nè mutano. E suona ancora, come una volta, "u campaniddaru".


Articolo di SALVATORE MAIORCA
tratto da La Provincia di Siracusa
Bimestrale della Provincia Regionale di Siracusa


English version (english version)
To the ring of the bell: Saint Lucia's bellringer


 
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