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Il dominio romano PDF Stampa E-mail
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Un nuovo pericolo,infatti, si affacciava alla ribalta nella storia di Siracusa: i Romani. Questi, impegnati nella prima guerra punica, non avrebbero portato guerra in Sicilia, se Messina non si fosse offerta spontaneamente al dominio di Roma. Ciò voleva dire, da subito, scontrarsi con i Cartaginesi anche in Sicilia.
Ierone dapprima si schierò a favore di questi ultimi ma quando Siracusa fu minacciata dai Romani (263) lo statista lungimirante chiese pace, l’ottenne e rimase fedele alleato di Roma per mezzo secolo. Alla sua morte, il nipote Geronimo, scambiò le alleanze. E questo segnò l’inizio del crollo: Roma invio il console Claudio Marcello che espugnò la città, un quartiere dopo l’altro, dopo un tremendo assedio durato due anni (214 a.C.). Nei massacri che fecero seguito al saccheggio, venne ucciso anche Archimede che, inutilmente, aveva approntato nuove difese. Così cadde la città. E da quella fatidica primavera del 212 a.C. cominciò a perdere potere e importanza. Non avrebbe più conosciuto, d’ora in avanti, un posto di primo piano nelle vicende storiche della Sicilia.

Stupenda doveva essere Siracusa, con l’agorà, i templi, i palazzi, le mura, prima della conquista romana. Marcello stesso ne rimase incantato e Plutarco ci dice che “mentre guardava la bella città sotto di lui, pianse a lungo; nonostante la gioia e il compiacimento per la vittoria fu preso da compassione vedendo le ricchezze accumulate in un’epoca lunga e felice, dissiparsi così, nello spazio di un’ora…”.
Ginnasio Romano
 Ginnasio Romano
Splendida per il fiorire dell’architettura e delle arti plastiche, Siracusa ebbe anche una intensissima vita culturale. Basti dire che qui convennero alcuni tra i pensatori più importanti dell’antichità greca: Stesicoro, Saffo, Simonie, Bacchilide, Pindaro, Eschilo, Platone e molti altri.
Fu la patria di Epicarpo, creatore della commedia, che nel grandioso teatro greco toccò momenti di inimitabile splendore con le opere di Senario, Filemone e Sofrone, anch’essi Siracusani. Qui ebbero i natali, ancora, il poeta Teocrito, il filosofo Filolao, lo storico Filisteo e il fisico Archimede.
Come ricorda Cicerone, nonostante la moderatezza di Marcello che risparmiò scrupolosamente tutti gli edifici sacri e profani di Siracusa per preservare la bellezza della città, molti degli oggetti che l’adornavano furono portati a Roma.

Riunita tutta l’isola in una sola provincia con due pretori, uno a Siracusa e l’altro a Lilibeo, la Sicilia trascorse lunghi anni di tranquillità. Ma la decadenza procedeva inesorabile. La sostituzione, nella conduzione dell’agricoltura, dei grandi pascoli alle piccole fattorie portò a un impoverimento tale che gli agricoltori, esasperati dalle pesanti richieste di Roma, si ribellarono ben due volte nel corso del secondo secolo a.C. Le rivolte vennero definite le Guerre degli Schiavi (135-132 a.C. e 104-102 a.C.). Alle malversazioni dei pretori si aggiungevano, poi, le spoliazioni colossali di Verre e di Sesto Pompeo.
Anfiteatro Romano
 Anfiteatro Romano
Nuove città si arricchirono (Catania) e altre si spopolarono rapidamente: mentre la vita e le attività più importanti si spostavano verso i grandi latifondi. Alla fine del I secolo a.C. Siracusa era così mal ridotta che Augusto tentò di ripopolarla e di ricostruirla. Nel frattempo l’eccezionalità del clima richiamava sull’isola lussuose residenze dei romani facoltosi, imponenti architettonicamente e decorate con dipinti, mosaici e marmi. L’intervento romano sulla città di Siracusa vide sorgere il grande anfiteatro e il cosiddetto ginnasio, mentre il teatro greco subì numerose ristrutturazioni. Già dai primi secoli dell’Impero, inoltre, Siracusa aveva visto affermarsi il Cristianesimo: qui sostò l'apostolo Paolo mentre si recava a Roma; qui le catacombe vastissime testimoniano lo sviluppo assunto dalle prime comunità cristiane.

 
Fonte:
  Siracusa e la sua provincia
  PRO.GRA.MS S.r.l.
  Usmate (Mi)
 
 
   
 
 
 
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