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Vincenzo Mirabella PDF Stampa E-mail
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Antonino Mongitore ha pubblicato nel 2. volume della sua "Biblioteca Sicula" il seguente profilo su Vincenzo Mirabella: "Patrizio siracusano, uomo insigne perchè adorno di tutte le scienze, istruito specialmente nelle matematiche, nella geografia e nella storia; risplendente nella poesia e nella musica, versatissimo nelle antichità".
Ascritto fra i Lincei di Roma e gli accademici Oziosi di Napoli, diffuse la fama del suo nome. Non poca stima ottenne fra i letterati. Si distinse per la pietà e per l'integrità dei costumi. Morì a Modica nel 1624, di anni 54. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria delle Grazie col seguente epitaffio: "D.O.M. - D. Vincentius Mirabella et Alagona, patritius syracusanus, studio vetustatis, liberalium artium peritia ac splendore virtutum vir insignis, ubique clarissimus, et inter Linceos honorifice cooptatus, qui antiquam Patriae glorian e tenebris erutam ac luci restitutam, cum sui nominis laude posteritati fecit immortalem. Motycae decedens post Deiparae Virginis festum, cujus ergo advenerat, in eius templo, cura sua praecipue olim extructo, mortalitatis exuvias deposuit. Anno Domini 1624, aetatis suae 54".

Vincenzo Mirabella
Nel 1829 pubblicò un opuscolo di 50 pagine sul Mirabella il letterato siracusano Francesco di Paola Avolio, Presidente del tribunale, e lo dedicò al Cav. Mario Landolina, che continuando l'opera del padre, Saverio, faceva eseguire scavi, donando gli oggetti che trovava al patrio Museo, come diede libri rari e codici alla biblioteca Alagoniana, e ospitava signorilmente in casa sua i dotti viaggiatori stranieri.
Dotato il Mirabella di fervido ingegno, fin dai primi anni si diede allo studio delle lettere italiane, latine e greche, della matematica, della poesia, della musica e della storia. Nel 1604 pubblicò il primo libro dei suoi madrigali. Pare sia stato il primo siciliano a fare parte della accademia dei Lincei di Roma.
Sposò la nobile Lucrezia Platamone, ma sembra che non abbia avuto discendenza e la famiglia si estinse. Abitò la casa, alla cui via è stato dato poi il suo nome, di fronte all'antica chiesa di S. Tommaso, passata in seguito al conte Danieli, e al barone Abela.
Il nostro Vincenzo si diede con ardore allo studio delle memorie patrie e scrisse la Storia di Siracusa, disposta ordinatamente, di cui fa cenno nel proemio del libro sulle antiche Siracusa e nella vita di Tisia, oratore e sofista siracusano; ma non arrivò a pubblicarla e il manoscritto andò perduto.
Antica Siracusa
Nel 1613 pubblicò a Napoli l'opera sua più importante intitolata: "Dichiarazione della pianta delle antiche Siracuse e di alcune scelte medaglie di esse e dei principi che quelle possedettero". Vi sono nove tavole con le piante dell'antica metropoli e i luoghi principali di essa, e tre tavole che riproducono le monete siracusane. Alla fine aggiunse le vite di Archimede, di Teocrito, di Epicarmo e di Tisia o Tesia.
Il lavoro è frutto dei suoi studi appassionati sugli autori greci e latini, che trattano dell'antica capitale della Magna Grecia, e principalmente Tucidide, Diodoro, Plutarco, Livio, Cicerone, Pomponio Mela e Strabone, dai quali riferisce nell'originale e in volgare i tratti relativi; ma molto più delle investigazioni personali e degli scavi fatti a sue spese. Per il primo fece il disegno topografico delle catacombe di S. Giovanni, riprodotto in una tavola del libro. Fu lodato molto dai suoi contemporanei e salutato maestro di tutti gli archeologi siciliani.
Appena pubblicato, il libro fu chiesto da tutte le parti e l'edizione si esaurì in breve. Fu necessaria una seconda edizione, fatta a Palermo nel 1717 e vi furono aggiunte di Mario Arezzi sulla città di Siracusa, un capitolo della storia del Fazello, le tavole siracusane di Giorgio Gualtieri e altre monete, scoperte dopo e conservate nel Collegio dei Gesuiti di Palermo.
Il Mirabella, negli scavi che faceva eseguire, trovò statue e vari oggetti antichi, che disponeva nelle sale e nelle scale del suo palazzo, che divenne un vero museo. Gli eredi donarono in seguito parte di questo materiale al Museo patrio, divenuto poi Nazionale.
In mezzo agli universali elogi non mancò qualche censura. Il principale critico fu Giacomo Bonanno Colonna che nell'opera sull'antica Siracusa, stampata a Messina nel 1624, morde spesso con livore l'illustre concittadino.
Il conte Cesare Gaetano, nel manoscritto "Vestigi di Siracusa antica illustrati", esamina le opinioni discordi dei due scrittori e dà ad entrambi la meritata lode per i lavori lunghi, pazienti e dispendiosi compiuti per illustrare la loro città.
L'Avolio termina il suo lavoro con queste parole: "Il migliore tributo per rimetitare in nostro Archeologo sarebbe il curare che l'opera nota delle Antiche Siracuse rivedesse la luce con tutto quello splendore che a siffatti libri si deve!"

Testo tratto da:
Profili di Siracusani Illustri
Mons. Giuseppe Cannarella



 
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