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Tommaso Gargallo PDF Stampa E-mail
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Tommaso Gargallo di Castel Lentini nacque in Siracusa, il 25 settembre 1760, nel palazzo dell'attuale piazza Archimede.

Nelle sue Memorie autobiografiche, pubblicate nel 1923 dal nipote Marchese Filippo Francesco si legge:
"Sortito aveva dalla natura fervida fantasia e cuore sensibile, che procacciandogli la benevolenza e la lode, anzichè fomentare in lui l'orgoglio puerile, si combinarono fortunatamente a destargli nell'animo l'amore dello studio, invaghito di quello che udiva e leggeva degli antichi, che avevano illustrato la Sicilia, e particolarmente Siracusa, e che egli avrebbe voluto imitare. I suoi genitori, mentre sceglievano ad istruirlo i migliori, che la città loro offriva, stretti poi di tenerezza troppa, avendolo unico, avvertivano i precettori a non istancarlo e vegliavano rigidamente a stornarlo dalla applicazione, anzichè sprovarvelo.
I libri poetici l'allettavano in maniera particolare, ed egli di nove anni sapeva a memoria il Metastasio, allora in grandissima voga, e la
Gerusalemme del Tasso. Studiava intanto con molto onore il latino e a dieci anni scarabocchiava dei versi latini nella scuola, e siciliani e italiani in casa."
Suo primo valentissimo maestro fu il dotto parroco Vincenzo Moscuzza, al quale si aggiunse in seguito il Filadelfo Casaccio, già discepolo del primo.
Il Moscuzza era professore di filosofia in Seminario e fece colà assistere alle sue lezioni, per circa due anni, il ragazzo Tommaso.
Ancor giovinetto fece conoscenza con Ippolito Pindemonte, reduce da Malta, col quale fece il suo primo viaggio in Italia. Rimasero amici per tutta la vita.
Fece altro viaggio e a Napoli, dove si fissò sin dal 1780, potè esporre al Re le misere condizioni di Siracusa. Il sovrano lo indusse a mettere per iscritto le sue considerazioni. Il Gargallo, in quella stessa città scrisse in quattro mesi le "Memorie patrie per il ristoro di Siracusa" che furono pubblicate nel 1791 in due volumi nella Stamperia reale.
Il suo autore prediletto era Orazio; e ne tradusse in versi italiani le Odi, le Satire e poi le Epistole. Tradusse pure le Satire di Giovenale e gli Offici di Cicerone. La sua versione di Orazio fece testo per circa un secolo.
Fu, durante la lotta contro Napoleone, Maresciallo di Campo, Ministro della Guerra e della Marina e in seguito reggente del supremo Consiglio di Cancelleria.
Dopo la vittoria, visse alcuni anni a Roma, dove strinse relazione col Papa Pio VII, Antonio Canova, i Cardinali Pacca e Micara, i letterati dell'Arcadia, la principessa Paolina Bonaparte.
Dopo un viaggio a Palermo e nella Sicilia occidentale, fece un lungo giro, durato più di tre anni nell'Italia Centrale e Settentrionale, stringendo amicizie con uomini insigni, letterati e artisti, visitando biblioteche, monumenti e istituzioni di Cultura, e componendo sempre versi.
A Milano conobbe Vincenzo Monti, Pietro Giordani, Alessandro Volta e Alessandro Manzoni. Con quest'ultimo la conversazione non fu nè lunga, nè piacevole: ciò che fa credere veritiero l'aneddoto che, essendosi il Gargallo annunziato come traduttore di Orazio, il Manzoni abbia detto: Orazio non si traduce.
Per la via di Rovereto, Trento, Bolzano, Innsbruk e Salzburg si recò a Vienna, dove dimorò più di sei mesi, divenendo familiare al principe di Metternich e ai personaggi della Casa Imperiale.
Di ritorno in Italia, visitò le principali città del Veneto, del Piemonte, della Liguria, della Toscana e dell'Umbria, facendo sosta a Roma.
Nel giugno 1839 fu di nuovo a Torino, dove fu ricevuto dal re Carlo Alberto, di cui disse che non si può accoppiare maggiore piacevolezza a maggior dignità, ed ebbe un ricevimento all'Università torinese.
Contemporaneamente il poeta teneva una attiva e copiosa corrispondenza con le numerose persone, con le quali aveva stretto relazioni di amicizia. In casa Gargallo se ne conservano venti grossi volumi.
Nello stesso mese di giugno fu a Parigi con la famiglia. Fu ricevuto più volte dal re Luigi Filippo, donandogli un documento interessante: il proclama originale di Carlo VIII per la conquista della Sicilia. Il re gli regalò una tabacchiera in oro con cifre e corona in brillanti e lo invitò due volte a pranzo.
Nei tardi anni compose le citate Memorie Autobiografiche, vera miniera di notizie sui suoi tempi. Tornò a Napoli e sulla fine del 1842 fu a Siracusa. Messosi a letto, il 15 febbraio 1843 spirò serenamente assistito dal valoroso grecista sacerdote Bernardo Siringo, nella casa dell'attuale via Gargallo.
Grande fu il lutto. Si era di carnevale e furono sospesi gli spettacoli e chiuso il teatro. Furono celebrate solenni esequie e fu sepolto nel camposanto. Il 10 giugno 1845, fu traslato nella tomba preparatagli nella chiesa parrocchiale di Priolo da lui fondato nel 1812, accompagnato per lungo tratto dal popolo con fiaccole, omaggio della città, scrive il nipote, un tempo nobilissima e dottissima, a chi tanto l'aveva amato.


Testo tratto da:
Profili di Siracusani Illustri
Mons. Giuseppe Cannarella



 
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