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Giuseppe Logoteta PDF Stampa E-mail
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Giuseppe Logoteta nacque in Siracusa nel 1748 dal padre Diego, oriundo della Calabria, e dalla madre Anna Brawn, di origine inglese, entrambi di condizione modesta.

Con la parola Logoteta si indicava in Grecia e in Oriente la più alta autorità dello Stato, tanto che in un inno, in onore di Giovanni Battista si chiama il Santo "Logoteta Verbi".
Il nostro Giuseppe si distinse fin dai primi anni per l'ingegno vivace, la memoria tenace e l'inclinazione somma per lo studio. I suoi genitori non avevano i mezzi per mandarlo a scuola e acquistargli i libri; ma a ciò provvide l'abate Giuseppe Cardona, che lo educò e lo soccorse in tutti i modi.
Scelse egli spontaneamente lo stato ecclesiastico per darsi tutto al servizio di Dio e allo studio. Ancora giovane, vinse con lode a Palermo il concorso per la cattedra di storia nella Regia Accademia Siracusana, succeduta al Liceo dei Gesuiti. Nel 1777 si ritirò nello oratorio di S. Filippo Neri, dove venne eletto catechista. Indi a poco gli fu affidata la cattedra di teologia dommatica nel seminario, cattivandosi la stima e lo affetto dei numerosi alunni della vasta diocesi per la sua dolcezza e per la sua dottrina.
Nel 1781 gli fu conferita la parrocchia di S. Giacomo Apostolo, dove si dimostrò buon pastore adempiendo a tutti i doveri della carica e interessandosi a tutte le anime affidategli. Tre anni dopo il munifico Vescono Alagona inaugurava la pubblica biblioteca del seminario e sceglieva il Logoteta come primo bibliotecario, che vi passava lietamente il tempo disponibile esortando i chierici e le persone di sua conoscenza a frequentarla e a studiare gli ottimi libri ivi raccolti.
L'Arcivescovo Airoldi, giudice della Monarchia e cappellano maggiore del Regno, lo nominò suo vicario per Siracusa, che era allora una piazza militare di primo ordine. Egli adunava ogni mese i cappellani dei reggimenti e degli ospedali militari, intrattenendoli in argomenti teologici e morali, attinenti al loro ufficio. Nell'anno 1795, il vescovo Alagona volle onorarlo col canonicato della Cattedrale, benchè la maggior parte dei canonici esprimessero voto contrario perchè il Logoteta era di umili natali.
Era amicissimo del conte Cesare Gaetani, venerando Nestore dei letterati siracusani. Entrambi spesso si aggiravano fra gli antichi avanzi, comunicandosi i loro giudizi e incitandosi a vicenda a fare delle pubblicazioni sulle gloriose memorie della città.
Scriveva in latino con proprietà ed eleganza, meglio ancora che in italiano. Avendo fatto un viaggio a Roma e Firenze, inviava di là ogni giorno una lettera su quanto vedeva e osservava nella classica lingua del Lazio.
Tutti i concittadini l'ammiravano e l'onoravano per la vastità del suo sapere; e quando volevano lodare qualcuno dicevano: "E' dotto quanto Logoteta".
Oratore fervido, annunziava con frequenza la divina parola, specialmente nell'Ottavario del Corpus Domini e nelle feste della Madonna. Egli era di indole mite e sensibilissima. Mal sopportava che i maestri di quel tempo castigavano i ragazzi con la sferza e con percosse.
Avendo ricevuto in una adunanza un immeritato trattamento, cadde in un grande abbattimento d'animo, causa forse della paralisi, che troncò la sua esistenza all'età di 60 anni.

Il Privitera nel cap. XIII della Storia di Siracusa, passando in rassegna i cittadini illustri che fiorirono nel 1700 e nei primi decenni dell'ottocento, così scrive:
"Ma sopra tutti, per altezza di mente, per vastità di dottrina e per tante opere di vario genere eccellentemente scritte, rinomatissimo fu il parroco Giuseppe Logoteta, che si ebbe a maestro Gregorio Danieli, teatino Siracusano, che aveva fatto lunga dimora a Vienna e in alcune importanti città d'Italia. Carissimo all'Alagona, insegnò nel Seminario, ed ebbe affidato il primo assesto e l'ordinamento della biblioteca, la quale divenne come la sala gypsea di Platone. In essa furono stabilite adunanze accademiche, dove egli, profondo nella storia sacra e profana, leggeva le dotte dissertazioni; che, per lo più, miravano ad illustrare le antichità della Chiesa siracusana.
Geloso della dottrina cattolica e del suo insegnamento ai chierici alunni, formò nel 1793 il Giornale Ecclesiastico di Siracusa, che gli meritò gran lode; e, al pari del Gaetani, scrisse in versi sciolti i Doveri dell'Uomo: operetta per i concetti, lo stile e per le note, di che va ricca, sommamente accolta in Italia e applaudita. Apprezzatore delle glorie della patria, di cui molte cose illustrò, e anelante di vederla rialzata dalla miseria, fondò un'accademia agraria per promuovere e attivare l'agricoltura, che è fonte di ricchezza, cotanto allora decaduta, e che chiamò Accademia Georgico Ecclesiastica.
I soci che la componevano, adunandosi ogni mese nell'aula della biblioteca, leggevano in pubblico dotte dissertazioni sopra la piantagione delle viti e altre utili piante, sopra la semina delle biade, e la conservazione dei cereali, sulla scelta dei terreni, la coltura e la irrigazioni di essi, sul pascolo degli animali e i mezzi per curarli, ed altri simiglianti utilissimi argomenti.
Questa accademia, che produsse benefici effetti, durò finchè visse l'eruditissimo uomo.
"



Testo tratto da:
Profili di Siracusani Illustri
Mons. Giuseppe Cannarella



 
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