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Le sacre spoglie restino in laguna PDF Stampa E-mail
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Fuori dal coro: «Non veneriamo il suo corpo, ma il suo spirito immortale che l’ha fatta entrare nella gloria di Dio». E' l’opinione di un autorevole membro della Deputazione di Santa Lucia, a Siracusa, che tuttavia ha preferito mantenere l’anonimato per rispetto, ha precisato.
«Le sacre spoglie di Santa Lucia devono restare a Venezia perché a Siracusa sarebbero provincializzate». Parole che sembrano stridere fortemente con la volontà e il forte desiderio espressi dalla città e dalle sue massime autorità civili e religiose che auspicano, al contrario, a riportare il corpo della santa patrona siracusana a casa. Un parere «strettamente personale», rilasciato come confidenza privata che «non vuole interferire in alcun modo su una faccenda tanto delicata che è compito di altri risolvere» ma che potrebbe far discutere.
Resta il dubbio di come un componente dell’organo siracusano cui dal 1642 spetta il compito di diffondere il culto della santa patrona in Italia e nel mondo, possa essere di questo avviso.
«Santa Lucia - spiega - non è il suo corpo ma uno spirito immortale. Come l’anima di ogni essere umano è entrata nella gloria di Dio e vive nella sua dimensione che non conosce limiti, né di spazio né di tempo. E’ nell’eterno e nell’infinito».
Dunque, si evince, dove vengano custodite le sue reliquie non è il perno della questione. E allora perché quel luogo non dovrebbe essere la natia  Siracusa che da ottocento anni accarezza questo sogno? La risposta indiretta viene fornita in un altro suo pensiero permeato questa volta, da una certa amarezza.
Una maschera d'argento ricopre il volto delle spoglie mortali di Santa Lucia
Una maschera d'argento ricopre il volto delle spoglie mortali di Santa Lucia
«Certi desideri fortemente nutriti, con il tempo perdono forza - dice - Ciò a cui abbiamo assistito nel dicembre 2004 (l’immensa folla festante che accolse le spoglie di Santa Lucia, a Siracusa per qualche giorno, su speciale concessione del Patriarcato ndr) tutto quel grande entusiasmo, con il tempo si affievolirebbe e, alla fine, il rischio è che il culto della Santa, tanto diffuso e sentito ovunque come pochi altri, diverrebbe solo un fatto provinciale».
Il componente della Deputazione siracusana cita ad esempio S.Agata, patrona di Catania. «Le spoglie della santa tanto cara anche alla martire siracusana - afferma - nel lontano 1039, da Costantinopoli, tornarono subito nella sua città, Catania. Ebbene non mi sembra che la devozione a Lei riservata nel mondo sia diffusa come quella per Santa Lucia».
In effetti, la patrona siracusana viene festeggiata in oltre 30 città italiane e in svariate parti del globo e perfino in Australia. Merito di Venezia? «In quella città -
spiega - si trova da sette secoli. Non dimentichiamo che la Serenissima ha influenzato tutto il lombardo-veneto contrinuendo non poco a diffondere il culto prima nel Nord Italia e poi nel Nord Europa. Anche in questa vasta area il 13 dicembre è una festa importantissima, soprattutto per i bambini: scrivono lettere a Santa Lucia, intonano filastrocche, si scambiano regalini».
Insomma, se il corpo della patrona siracusana tornasse a casa non sarebbe, è il parere del componente la Deputazione di santa Lucia, la stessa cosa. «Guardi - aggiunge - nella chiesa di San Geremia e Lucia che si affaccia sul Canal Grande di Venezia è visibile una enorme lapide dove c’è scritto «Lucia di Siracusa, martire di Cristo riposa qui, implori a tutto il mondo pace e serenità» è un modo stupendo di ricordare a tutti che le sacre spoglie venerate in ogni parte del mondo riposano lì e sono ben custodite, perché riportarle a Siracusa?».
Di certo, la maggioranza dei siracusani non la pensa come lui.


Articolo di GRAZIELLA AMBROGIO
tratto dal quotidiano La Sicilia
(inserto Siracusa e Provincia)
Edizione di Giovedì 1 Giugno 2006



 
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