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Il corpo della patrona: le reazioni PDF Stampa E-mail
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I tempi sono maturi grazie al Mons. Costanzo. Il presidente della deputazione della cappella di Santa Lucia, Bandiera: «Ha fatto un lavoro eccellente».
Sarausana è. Il grido dei portatori di Santa Lucia che sa di festa e pure di rivendicazione di un’identità, oggi riecheggia: è difficile nasconderlo. Dopo che la delegazione siracusana formata dai rappresentanti delle istituzioni civile e diocesane non è tornata da Venezia propriamente a mani vuote, ma anzi con un risultato che sa di cauto possibilismo, la sensazione è quella che è stato dato un senso (una direzione) alla storia, la direzione del ritorno. Del ritorno delle sacre spoglie di Santa Lucia a Siracusa.
E questo si deduce ascoltando le persone, i laici, rappresentanti e non di istituzioni vicine alla diocesi; della deputazione della Cappella di Santa Lucia, delle donne portatrici delle reliquie, delle donne siracusane in genere, vicine al mondo cattolico, le cui dichiarazioni disegnano le immagini più significative. E questo accade nonostante le cautele di certa ufficialità ecclesiale «E’ ancora tutto da definire" - ha sussurrato cautamente Monsignor Giuseppe Caracciolo, tesoriere della deputazione della cappella di Santa Lucia - Non posso esprimermi su una questione che non conosco nei dettagli: il vescovo, Mons. Giuseppe Costanzo, e sua eccellenza il vicario generale Mons. Giuseppe Greco hanno agito nella massima riservatezza; non voglio interferire nel lavoro altrui».
Una maschera d'argento ricopre il volto delle spoglie mortali di Santa Lucia
Una maschera d'argento ricopre il volto delle spoglie mortali di Santa Lucia
Mentre è un fiume in piena, di entusiasmo e ragionamento, di esaltazione e misura, di oggettivi riconoscimenti e di personali ricordi, l’avvocato Antonio Bandiera, presidente della deputazione della Cappella di santa Lucia, «Abbiamo seminato tanto - ha detto - oggi si è ottenuto un frutto che darà un seme che a sua volta darà un altro frutto: è un processo inarrestabile che ha avuto come indispensabile protagonista sua eccellenza l’arcivescovo mons. Giuseppe Costanzo. Quando la mia presidenza si insediò alla guida della deputazione - ha raccontato l’avvocato Bandiera - mise come obiettivo primario almeno un avvicinamento delle sacre spoglie per evitare che ad altri suiracusani accadesse ciò che era accaduto a me la prima volta che andai a Venezia a visitare il corpo di Santa Lucia: fu una sensazione molto umiliante, i siracusani erano trattati come dei delinquenti. Appena un siracusano si avvicinava alle spoglie per inginocchiarsi e pregare, d’un tratto veniva fuori che la chiesa doveva chiudere. Con l’insediamento della mia generazione in deputazione, fu deciso di cambiare approccio nei confronti della diocesi veneziana, e l’allora parroco, Mons. Fiorin cambiò tono nei nostri confronti. Poi la provvidenza ci ha mandato Mons. Giuseppe Costanzo. Il migliorare dei rapporti si deve a lui, al suo lavoro instancabile, allo spirito di fratellanza e alla sagacia che lo animano. E’ stata sua l’idea di partire con una delegazione da Siracusa; ha quasi accerchiato il cardinale Scola. Solo Costanzo, inoltre, poteva tenere a bada anche certe personalità nostrane, alquanto maldestre».
Fanno eco a queste parole quelle di A. A., insegnante di religione, «Secondo me il vescovo Costanzo ce la fa a riportare Santa Lucia a Siracusa. E’ una persona perseverante». A questa eventualità Giorgia Romano, bellissima ragazza siracusana, tra le prime portatrici delle reliquie di santa Lucia, appartenente al gruppo dei fazzoletti verdi, fa una riflessione che riassume le identità più profonde della santa del Mistero della Luce, l’essere donna e l’essere siracusana: «Sarei felicissima che il corpo della santa patrona tornasse a Siracusa anche per ciò che rappresenta: modello di cristianesimo esattamente vissuto; donna luminosa e santa amabile. Prima ancora di una santa, una donna con la forza di credere nelle sue idee e portarle avanti fino al sacrificio: manca, all’interno della nostra società, un esempio così. Il nostro tempo, demotivato e fiacco, mediocre e egoista, ha bisogno di figure così: forti e semplici. La vita di questa donna siracusana, Lucia, interpella la coscienza degli uomini, stimola coerenza e fedeltà. Citando san Tommaso, si potrebbe descrivere l’esperienza di Lucia così ’l’alternativa alla violenza non è la debolezza ma la fortezza che fa sopportare le avversità e affrontare i pericoli».

Articolo di MASSIMILIANO TORNEO
tratto dal quotidiano La Sicilia
(inserto Siracusa e Provincia)
Edizione di Sabato 27 Maggio 2006




PENSIERI: MIO FRATELLO E' VENEZIANO
Ne parleranno. Non si sa quando, ne come, ne dove ci sarà l’annuncio, ma le Curie di Venezia e Siracusa sono determinate a raggiungere una decisione definitiva. Sulla base di quello che stabilirà la commissione ecclesiale mista che è formata dal vicario generale della Curia di Siracusa, Giuseppe Greco, del vicario episcopale per la santificazione ed il culti, Orlando Barbaro, e del prefetto alle reliquie Giuseppe Costantini di Venezia.
Parlano le due Curie, parlano le amministrazioni. Sindaci e presidenti della provincia di Siracusa e Venezia, possono limitarsi però a contatti cordiali, ma istituzionali.
Adesso il passo decisivo devono farlo i devoti. Quelli della primogenitura, i siracusani, che rivendicano a pieno titolo la siracusanità della Santa. E quelli veneziani che da otto secoli venerano e accudisco no la nostra Patrona. Adesso loro devono trovare un dialogo, sereno e costruttivo.
In veneto, in questi giorni, sono circolate ricostruzioni fantasiose della storia di santa Lucia. Politici che hanno accusato i siracusani di «aver dimenticato» per secoli la propria patrona. Parole che da noi suonano come una bestemmia, ma che vanno superate.
Il corpo di Santa Lucia non può tornare ad essere motivo di contenzioso, dopo che in passato è stato anche un trofeo di guerra da esibire al Doge. Siracusa e Venezia, siracusani e veneziani devono considerarsi figli della stessa madre. Devono scoprire il gusto di essere amici, fratelli, nel nome e nel ricordo di Santa Lucia. Non è una impresa impossibile. Soprattutto se ha ragione un amico prete che mi ha detto: «Se i Santi sono dei segni, poco importa dove riposa il loro corpo. Alla fine anche questa sarà una scelta di Dio».

Articolo di MASSIMO LEOTTA
tratto dal quotidiano La Sicilia
(inserto Siracusa e Provincia)
Edizione di Sabato 27 Maggio 2006



 
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  • mistar: abrrrrrrrr che freddo quassù(tux1)..dicono che il peggio deve ancora arrivare.........
  • antoniorandazzo: giornata del cavolo oggi con questo ventaccio che rompe...........
  • antoniorandazzo: mi viene voglia di stare accucciato in casa. Ma so che questo mi deprime quindi proverò ad inventarmi qualcosa
  • antoniorandazzo: intanto vi invito tutti per stasera alle ore 18,30 a palazzo Impellizzeri per la festa della rivista &quot;I SIRACUSANI&quot;
  • mistar: mannaggia...come vorrei esserci......:\'(

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