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I suggestivi rifugi antiaereo PDF Stampa E-mail
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Un mondo tutto da scoprire. Dei trentotto dislocati in tutta la città ben tredici sono in Ortigia. Tra i più interessanti, anche perchè meglio conservati dal tempo, sono quelli scavati ex novo o gli ipogei di epoche più lontane.
C’è ancora molto da scoprire e da studiare sui trentotto rifugi antiaereo dislocati in tutta la città sino al giorno in cui scoppio la seconda guerra mondiale.
Di questi ben 13 sono in Ortigia ed i rimanenti un po’ ovunque e non solamente di tipo sotterraneo. Certo i più interessanti, anche perché meglio conservati dal tempo, sono quelli scavati ex-novo o gli ipogei di epoche più lontane riadattati e modificati a rifugi.
Questi ultimi sono quasi tutti in Ortigia, primo fra tutti quello tra piazza Duomo e la Marina ma solamente perché oggi è accessibile. Una città sotto la città, insomma.
E lo dimostra il suggestivo ipogeo di San Filippo, alla Giudecca, del quale le carte, collezionate da Alberto Moscuzza, presidente e studioso dell’associazione "Lamba Doria", parlano di un collegamento con l’ipogeo di piazza Duomo e dei tanti appalti che risalgono a partire dal 1936. E’ quello che offre più dati e maggiori curiosità con una possibilità di accoglienza sino a oltre 400 persone, con reperti ancora visibili come le porte taglia fuoco e taglia gas e le tante scritte dell’epoca bellica. Ortigia, del resto, offriva già diversi cunicoli e varie cave poi allargate, allungate e modificate per accogliere per giorni centinaia di persone.
Qualche settimana fa ci siamo occupati di un tunnel sotto la chiesa dell’ex convento dei Minini. Ebbene tale tunnel sembra essere proprio una porzione dell’ipogeo di San Filippo, almeno secondo i documenti sopracitati.
I primi interventi siracusani destinati ai rifugi, e sono stati tanti, cominciano negli Anni 30 sotto la soprintendenza dell’Unione Nazionale di Protezione Antiaerea, un ente statale che viene approvato con il Regio Decreto 1062 del 14 maggio 1936. L’U.N.P.A., con il motto appositamente coniato per la sua fondazione "Urget Nos Patriae Amor" (Ci muove l’amore per la Patria), precorre in qualche modo l’odierna Protezione Civile: è infatti un organismo basato essenzialmente sul volontariato civile di ex ufficiali e ex sottufficiali della Prima Guerra mondiale.
Nasce proprio in funzione del grande incremento della tecnologia applicata agli aerei e al conseguente utilizzo per scopi bellici che è poi stata la base della costruzione dei rifugi. Oltre agli imponenti ricoveri di piazza Duomo e di San Filippo, si utilizzarono, pertanto, quelli di Santa Lucia, di piazza S. Giuseppe, Castello Maniace, il traforo di largo Aretusa (oggi sede dell’acquario), del Passaggio Adorno.
Si prestarono a tale utilizzo anche le sedi della Previdenza Sociale e dell’Ina, in via del Littorio (corso Matteotti), del liceo Scientifico di via Diaz, dell’idroscalo di via Elorina, della stazione Sanitaria in via del Molo e le sirene Gargallo e Milizia in via Gargallo e via del Teatro. Rifugi anche nel Palazzo Abela, nelle vie dei Gracchi, Mirabella, Bixio, piazza del Pantheon, San Giovanello, via Malta, corso Umberto, corso Timoleonte, riviera Dionisio il Grande e via De Benedictis.
I dati storici parlano infine di rifugi alla stazione centrale, all’ex asilo infantile, nel convento dei Cappuccini, al mercato generale ed ovviamente nelle tante catacombe siracusane.


Articolo di Giorgio Italia
tratto dal quotidiano La Sicilia
(inserto Siracusa e Provincia)
Edizione di Sabato 22 Aprile 2006

 
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