| Riaprire l'ipogeo |
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Scende da sotto Piazza Duomo fino al Foro Italico (la Marina), ricovero antiaereo in tempo di guerra, recuperato e restaurato lo scorso anno, inaugurato in gran pompa e poi chiuso. Motivazione della Soprintendenza la solita: mancano i custodi. Il Comune ne rivendica l'uso. E il presidente del Centro internazionale di studi "Luigi Sturzo" lancia la proposta: vi si installino punti di esposizione permanente; saranno i gestori a curare custodia e manutenzione.
Ma, come al solito, le cose semplici non le vogliamo: dobbiamo cercare invece le complicazioni della ricerca di fondi impossibili e, conseguentemente, lasciare l'ipogeo chiuso. A parte qualche visita guidata. Ricordiamoci - conclude il dottor Maltese - quel che, affettuosamente e con tono scherzoso ma con intento serio, il compianto papa Giovanni Paolo II ebbe a dire ai romani per incitarli, scrollarli: 'damoce da fà': diamoci da fare".
"Abbiamo anche noi - afferma a sua volta l'assessore comunale dei Beni e attività culturali, Sandro Speranza - lanciato un progetto di utilizzazione dell'ipogeo attraverso interventi privati. Ma ci siamo scontrati con il muro della Soprintendenza. L'ipogeo, che al tempo dell'ultima guerra era adibito a ricovero antiaereo, è stato infatti restaurato con i fondi del lotto dalla Soprintendenza, la quale peraltro non ne ha più restituito le chiavi al Comune. Ma si tratta di un bene demaniale, a suo tempo affidato in uso al Comune, il quale non intende rinunciare a quest'uso ed ha sempre pagato il canone al Demanio. In definitiva - osserva l'assessore Speranza - si tratta di un contenitore, che il Comune intende utilizzare adeguatamente: non certo per cabaret o spettacoli rock, giusto per fare un esempio, bensì per esposizioni, sia temporanee che permanenti, con book point, manifestazioni anche cicliche, e ulteriori attrattive d'arte e cultura, che tuttavia siano sempre rispettose del sito e della sua storia. Vi abbiamo già allestito con successo la prima rassegna del cinema di archeologia. Vogliamo andare avanti. Il problema - conclude Speranza - è soltanto recuperare la chiave del cancello. E per ottenerla stiamo inviando una lettera ufficiale al Demanio". Si ripropone dunque il solito problema: far parlare tra loro i vari pezzi della pubblica amministrazione; magari per cooperare, non per contrapporsi arroccandosi su posizioni di competenza (alias Potere). E un altro problema si aggiunge in questo caso: separare la tutela dei beni culturali dalla gestione. Si tratta di due aspetti assolutamente diversi tra loro, che richiedono diverse culture, diverse attività, soggetti diversi. Di tutto questo si parla da tanti anni ormai. E tanti altri ancora ne occorreranno.
Articolo di Salvatore Maiorca tratto dal quotidiano La Sicilia (inserto Siracusa e Provincia) Edizione di Mercoledì 1 Marzo 2006 |
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