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La porta Ligny PDF Stampa E-mail
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Qualche tempo fa mi capitò tra le mani la riproduzione di una vecchia foto della porta d’Ortigia che mi incuriosì, non avendone mai sentito parlare anche se spesso avevo sentito dire che un tempo "a na cetta ura cu era rintra era rintra e l’autri ristavunu fora". Anche nelle varie pubblicazioni consultate si parlava delle antiche fortificazioni a difesa della città con generici accenni alle varie porte, tra le quali “la magnifica superba” porta di Ligny.

Si riferivano alle antiche fortificazioni della città o, meglio ancora, all'imponente porta d’entrata, la porta di Ligny, la quale era la "maggiore delle magnifiche superbe porte" che coronavano poi, all'interno dell'attuale Piazzale Marconi, i fossati della piazzaforte, scomparse tutte nella demolizione" della fine '800.

Tanti Siracusani possiedono questa immagine fotografica dell’antica porta o copia di essa e restano sconcertati, senza parole, nel conoscere come fu proditoriamente demolita nel 1893. Ampiamente il preside Prof. Salvatore Russo ne ha riferito nella relazione dal titolo ”Quello che non fecero i barbari”. Se conservata, almeno per il passaggio pedonale e ciclistico, creando allora un altro ponte di attraversamento della darsena, gli amministratori del tempo, avrebbero precorso i tempi evitando anche la costruzione del cosiddetto nuovo terzo ponte.

Proviamo ad immaginare lo status dei Cittadini all’epoca dell’Unità d’Italia:

  • i siracusani ne avevano certamente piene le tasche per aver sopportato le angherie di un regime spagnolo prima e Borbonico dopo;
  • Ortigia era una cittadella fortificata sottoposta al demanio militare che la costringeva nel guscio;
  • i Siracusani, almeno i popolani, erano costretti a pagare il pedaggio, sopportare i maltrattamenti e le umiliazioni conseguenti alla presenza della soldataglia;
  • chi lavorava all’esterno della cinta muraria non era libero di entrare e uscire a piacimento poiché rischiava di non poter rientrare in casa;
  • i terreni lasciati liberi dal demanio militare erano un ghiotto boccone speculativo per i soliti affaristi senza alcun ideale;
  • il vetusto edificio, trascurato, mostrava i segni di un degrado tale che occorrevano cifre enormi per l’eventuale ristrutturazione;
  • solo un’esigua minoranza oculata pensò di opporsi, ma senza concreti risultati;
  • i politici del tempo, salvo lodevoli eccezioni, erano succubi e contigui alle lobby dei nobili prima e della ricca borghesia dopo e quindi lontani dal pensare in positivo al futuro della città.

Ci rimane solo l’amara constatazione dei danni provocati nel corso del tempo.

La monumentale Porta, per la mole e l’epoca che ricorda, potrebbe dare comunque ancora oggi, ulteriore lustro a questa città. Tutto ciò mi ha indotto a riflettere sul significato stesso del termine “porta” e colmare alcune lacune nella conoscenza su fatti che ignoravo. Da quando l’uomo è su questa terra tutte le civiltà girano attorno o si fermano davanti ad una porta. Anche nei testi sacri si parla di porte del Cielo, porte del Paradiso, porte dell’Inferno, dell’abisso, del cuore, della mente. La porta è già per se stessa immagine della barriera che non lascia vedere cosa c’è al di la della realtà in cui viviamo, un baluardo, un ostacolo alla conoscenza. Una porta è sempre davanti ai nostri occhi interponendosi e farci chiedere: cosa c’è dall’altra parte?

Essa, insieme a cancelli, muri, filo spinato,ignoranza, sono steccati di varia natura che dividono la realtà di un mondo da quella di un altro. Per analogia, la “gabella” il “dazio” o la “Dogana”, sono anch’essi elementi che costituiscono e quantificano il prezzo da pagare per superare la soglia di quella porta per immergerci in un mondo del quale non abbiamo esperienza.

La porta, così come tutti gli steccati di qualsiasi natura, siano essi fisici, ideologici o mentali, intese anche come forma d’autodifesa per impedire che gli altri possano circolare liberamente all’interno del nostro territorio insidiando le nostre certezze i nostri archetipi, fa ormai parte del patrimonio genetico dell’umanità. Il tentativo di saltare un solco costò la vita a Remo per mani del fratello Romolo. Allo stesso modo, il tentativo di conoscere cosa ci fosse al di là delle Colonne d’Ercole costò la vita ad Ulisse ed ai suoi compagni. (Dante: Inferno XXIII). Migliaia sono gli esempi tramandatici dalla storia e dalla mitologia.

Le “porte” edificate in muratura sono state tutte miseramente abbattute. Ulteriori passi avanti sulla via dell’emancipazione totale sono stati fatti eliminando le transenne e gli sbarramenti ai confini tra varie nazioni consentendo la libera circolazione, almeno in questa parte di pianeta, ma quando saranno abbattute tutte le barriere esistenti al mondo, che sono all’origine di tutti i mali di questa terra?

L’amore per la mia terra e le sue tradizioni mi hanno costantemente sostenuto ho solo voluto esprimere la pena ed il rammarico per quello che non è ma poteva essere e che, comunque, potrebbe ancora realizzarsi.

Il prospetto anteriore della porta di ORTIGIA, detta Ligne, fu fatta edificare, come supplemento alle fortificazioni, con ogni probabilità nel 1673, da Claudio Lamoral Principe di Ligne (francese Ligny, Viceré del sovrano spagnolo Carlo II, che incaricò per la progettazione e la direzione dei lavori, comprendenti anche le poderose mura della cittadella di Ortigia, uno dei più validi ingegneri del tempo, Carlos De Grunemberg, olandese delle Fiandre, esperto in architettura militare, che aveva già progettato e costruito le fortificazioni della città di Messina.

Non risulta che negli archivi di Siracusa esistano planimetrie o disegni relativi all’intero complesso architettonico, sottoposto a segreto di stato, in quanto costruzione militare, né alcuna ipotesi è stata formulata dagli storici. Numerose, invece, sono le planimetrie delle fortificazioni in generale. Particolarmente interessanti gli studi sulla topografia archeologica, della quale si riporta stralcio, effettuati dall’ing. Francesco Saverio Cavallari 1880-1881, su incarico del Ministero della Pubblica Istruzione.

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Francesco Saverio Cavallari: Fortificazioni e “ I quattro canali”
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Plastico del Duca di Noia (metà secolo XVIII), conservato presso il Museo Regionale di Palazzo Bellomo: particolare della zona dell’istimo con l’insieme delle opere fortificate
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Pianta dei due bastioni di S.Filippo e S.Lucia con le loro rispettive alsabraghe in un progetto del 1805. Al centro, in neretto, la porta Ligne
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Pianta di Siracusa del 1884 : Insieme delle opere fortificate
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La Porta Reale e la Porta di Ligne prima dell’abbattimento dei fortilizi
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Profilo laterale del ponte (3) e delle Porte Ligny (1) e Reale (2), in una pianta spagnola della metà del secolo XVIII°

 

La facciata della porta formava un poligono irregolare e misurava alla base metri 30 circa, compresi i pilastri di tenuta, che a loro volta, erano alti circa metri 4,00 dal piano di calpestio, (presumibilmente l’attuale livello stradale). Sono addossati ai due muri di limite esterno. Il contorno del poligono era formato da tre file di mattoni sovrapposti di circa centimetri 80 x 40, delimitati, a loro volta, nella parte inferiore, da un toro sporgente formato da conci disuguali spessi centimetri 40 e, nella parte superiore, da un cordolo retto, sporgente anch’esso, circa dello stesso spessore degli altri mattoni.

Il prospetto, costruito con massicci conci di pietra, cm. 100 x 50, sovrapposti e incastrati tra loro, era alto metri 12,60 circa dal piano di calpestio del ponte alla parte superiore del cornicione frontale, esteso circa metri 10,00 e dal quale, si diramavano i solai laterali inclinati di 45 gradi, tali, da formare una sorta di guarnitura a trapezio. L’accesso all’isola di Ortigia avveniva da quello che oggi è conosciuto come “Ponte Umbertino”. Quest’ultimo collegava le altre porte sul Montedoro al quartiere militare, l’attuale Piazza Pancali. Il piano di calpestio era largo all’incirca metri 7,40 compresi i marciapiedi di metri 1,70, ciascuno, con uno spazio per il transito dei carri di metri 4,00.

La parte interna delle arcate centrali del ponte, che sostituì quello ligneo per il taglio del canale settecentesco, è costruita con mattoni in cotto, mentre l’ultima arcata verso Ortigia risulta costruita, in epoca successiva, con conci di pietra, a conferma che questa ultima parte in precedenza era un ponte levatoio (così riferiscono i tecnici che hanno studiato il recente intervento di ripristino delle arcate pericolanti del ponte).
Due scanalature anomale nell’arco, sopra gli stipiti, indicano la corrosione provocata dal meccanismo d’apertura e chiusura dell’antico ponte levatoio.

Il grandioso cartiglio con lo stemma reale di Spagna, metri 4,43x2,60, profondità centimetri 30, conservato presso la Galleria regionale di Palazzo Bellomo, era il punto più alto della costruzione, metri 14,50 circa dal piano di calpestio.

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Foto d’epoca: Sono in corso i lavori d’abbattimento
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Stemma reale emblema di Carlo II d’Asburgo. Marmo scolpito, sec. XVII

ARMA: plurinquartata, nel primo gran quarto, controinquartato, nel I e IV(a) di rosso al castello d’oro turrito-merlato(Castiglia);
-nel II e III, d’argento al leone di rosso lampassato e coronato d’oro(Leone);
-nel II gran quarto: diviso-semitroncato, (b) nel I d’oro a quattro pali di rosso (Aragona);
-nel II inquartato in croce decussata nel 1° e 4°: d’oro a quattro pali di rosso(Aragona);
-nel 2° e3°: d’argento all’aquila reale di Sicilia, monocipite e di nero, al volo spiegato, e coronata d’oro (Sicilia Sveva e delle Due Sicilie).
-nel terzo quarto (c) di rosso alla fascia d’argento, (Asburgo d’Austria);
-nel quarto (d) d’azzurro a quattro gigli d’oro (Borgogna moderna);
-nel quinto quarto(e) bandato d’oro e d’azzurro alla bordura di rosso(Borgogna antica);
-nel sesto quarto (f) di nero al leone d’oro lampassato (Ducato del Brabante);
-al centro e in capo a tutto (g) d’argento a cinque scudi d’azzurro posti in croce, alla bordura di rosso carcata di sette castelli d’argento (Portogallo);
-nel cuore e sul tutto (h) d’argento alla granata verde, aperta di rosso (Granada);
-al centro e in punta, diviso (i) nel I d’oro al leone di nero, lampassato e coronato di rosso (Fiandra);
-nel II d’argento all’aquila di rosso al volo semispiegato e coronata d’oro (Marchionatuus Sacri Imperi).
Scudo: sannitico-ispanico accartocciato ed accollato al gran collare del Real Ordine Equestre del Toson d’Oro;
Corona: imperiale, austriaca, aperta.

Bibliografia M.Romano 1992 pp. 30-31.

L’attribuzione del nome alla Porta deriva dal cartiglio in marmo scolpito con l’arma nobiliare che insisteva sulla cimasa sostenuta dal capitello della colonna tortile di sinistra, metri 3,60 x 1,50, profondità cm 25, che ancora oggi, privo del grifone, è conservato presso la Galleria regionale di Palazzo Bellomo.

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Arma del vicerè Claudio Lamoral principe di Ligne, (ligny), marmo scolpito, sec. XVII. CONSERVATO PRESSO LA GALLERIA DI PALAZZO BELLOMO

Una copia identica originale del tempo e completa di grifone, trovasi sul muraglione della Marina, a sinistra della cosìdetta fontana degli schiavi. 

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Foto Dino Lupinacci: Cartiglio alla marina. marmo scolpito, sec. XVII

ARMA - D’oro alla banda di rosso.
Scudo ad ancile, convesso, accartocciato ed accollato al gran collare, di rosso e di focili, con vello d’oro, del Real Ordine Equestre del Toson d’Oro, sostenuto a destra, da un leone d’oro.
Corona principesca con cerchio d’oro bicordonato, rabescato, plurigemmato e svettato da otto fioroni imperlati.
Elmo principesco, in maestà, d’oro, rabescato, aperto, con la visiera alzata e con la gorgieretta dello stesso, col cercine di sostegno di sette piume svolazzanti d’oro e di rosso.
Manto principesco, bislungo, di velluto cremigeno foderato di ermellini.
MOTTO:
QUO RES CUMQUE CADUNT SEMPER LINEA RECTA
(dove le cose in qualunque tempo cadono sempre in linea retta)

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Foto d’epoca: Sono in corso i lavori d’abbattimento

Le fabbriche della porta occupavano presumibilmente una superficie di mq 240 circa, ergendosi presso l’attuale darsena all’ingresso di Ortigia, nel tratto tra le scale dell’imbarcadero lato Piazzale delle Poste e Lungomare della Darsena propriamente detta. I recenti ritrovamenti archeologici nelle Vie XX Settembre e dei Mille lasciano pensare che le costruzioni intorno alla porta vennero erette inglobando il preesistente basamento delle antiche fortificazioni greche.

Gli stipiti della porta delimitavano il passaggio di metri 4,00. Erano formati da conci sovrapposti disuguali sui quali si appoggiava l’arco a tutto sesto costruito con conci radiali disuguali decrescenti dalla chiave di volta, alta metri 7,80 dal piano di calpestio, rilevata e culminante ad angolo. Erano agganciati lateralmente ai blocchi delle robuste lesene a bugnato, una per lato, larghe metri 1,70 circa, alte metri 6,60 e alla cui sommità, era una piramide tronca alta metri 1,80 circa, con un globo in cima di centimetri 60 di diametro. Le lesene erano agganciate ad una sorta di reggi colonna, una per lato, larghe metri 2,50, alte complessivamente metri 11,60 dal livello del mare.

Sulla sommità una cimasa si raccordava a quella dei capitelli. Le colonne tortili, alte metri 6,60 x 1,50 di diametro, erano costituite da blocchi sovrapposti sui quali erano scavate otto gole sviluppanti spirali affiancate con inclinazione di 60 gradi, “a guardare”, nel senso che le colonne a destra sviluppavano inclinazione destra e viceversa quelle di sinistra. Poggiavano su una base esagonale, così come il capitello, formato a sua volta da numero sei mensole a spirale, geometrica stilizzazione di foglie d’acanto. Sul capitello, a destra di chi guardava, vi era pronto un basamento predisposto per ricevere, evidentemente, qualche altro cartiglio. Non si spiega altrimenti la mancanza d’equilibrio e simmetria nell’estetica complessiva.

A fianco dei reggi colonna, una per lato, cornici quadrate di circa metri 4,00 di lato, realizzate con elementi architettonici, toro, gola dritta e rovescio, contornavano le aperture ottagonali, metri 1,40 di diametro e centimetri 60 per lato, predisposte per il posizionamento dei cannoni, direzionati per sparare contro eventuali assalitori transitanti sul ponte.Le due mezze colonne laterali alle estremità, con funzioni di piedritto, di analogo diametro e forma, erano alte metri 2,80. Alla sommità una cimasa ed elementi poligonali, reggevano un globo ciascuna di cm. 60 di diametro. La sommità del globo era a metri 8 circa dal livello del mare.

In seguito al terremoto del 1693 che aveva danneggiato seriamente le fortificazioni, fu incaricato di provvedere alle riparazioni, lo stesso ing. Carlos De Grunemberg. Come poteva procedere, dovendo anche tener conto dello spazio per l’alloggiamento dei cannoni? Costruì due volte, una per lato, in corrispondenza delle feritoie anteriori. Aumentò la profondità del passaggio elevando una volta centrale in proseguimento dell’ingresso. Completò l’opera elevando mura di contenimento tra volta e volta per evitare lo scivolamento dei materiali di riempimento, portando a termine i lavori con i materiali e le tecniche costruttive al tempo conosciute.Sicuramente progettò l’elevazione di un contro muro di sostegno che gli consentisse di rinforzare il preesistente.

Si accedeva ai siti interni dei cannoni da ingressi ricavati nei due fornici con volta e tetto spiovente, risultanti dalle volte costruite una per lato. Prospiciente la porta vi era una sorta di cortile delimitato da una serie di fornici ai lati e di un’altra porta più interna, l’antica Porta Reale o Carlo V, che chiudeva l’ingresso dell’acquartieramento spagnolo.

È da notare il dislivello tra il piano di calpestio del ponte e quello dei fornici risultato di circa 70-80 centimetri più basso, pressappoco uguale all’attuale dislivello tra il ponte Umbertino metri 2,77 livello mare, il piano darsena metri 2,00, ed il piano piazzale delle Poste metri 2,06. (altimetrie tratte dalla cartografia ufficiale del comune di Siracusa).

La “Postìca”, in stile composito, completamente diverso dalla facciata principale, ne ricalcava la forma poligonale. Era ingentilita da decorazioni a linea curva che datano la costruzione. Un cerchio di metri 2,00 di diametro, affiancato da una sorta di vaso a globi, uno per lato, di circa centimetri 60 di diametro; Vari archi e archetti arricciolati nei vuoti e negli angoli; Sulla chiave di volta, scolpito nella pietra, vi era un gran mascherone di circa un metro di diametro ed una grandiosa palma stilizzata per lato, alta metri 1,60, inserita in un vaso di metri 1,20 per 1,80 poggianti su basamenti complessivamente alti metri 3,00.

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Porta postica, rarissima foto d’epoca
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Porta postica, disegno del Professor Nocera

Articolo di Antonio Randazzo

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Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 aprile 2008 )
 
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