| Il Teatro Greco |
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Fra tutti monumenti che la civiltà greca ha lasciato in Sicilia, il teatro di Siracusa è uno dei più studiati e allo stesso tempo meno conosciuti. E' indubbiamente un monumento di difficile lettura perché le profonde modifiche che gli sono state apportate nel tempo hanno cancellato molti degli elementi significativi delle strutture originarie di età greca.
Tra i vari studiosi che hanno analizzato il "monumento", affascinati dalla sua maestosità e suggestionati dalla letteratura, l'unico che è riuscito a distaccarsi e a guardarlo con un occhio più freddo e critico è stato il Bulle. Egli, attraverso un attento esame delle tracce ancora visibili ha cercato di ricostruire quello che doveva essere l'aspetto naturale del terreno prima che i Greci lo modificassero per la costruzione del teatro ed è arrivato alla conclusione che l'attuale cavea non può essere stata in alcun modo modificata e adattata, ma risulta rispondente ad un progetto unico studiato nei minimi particolari. Il teatro è stato ricavato dai Greci nella balza rocciosa in cui l'altipiano dell'Epipoli si affaccia verso la piana costiera. Se i Greci hanno scelto questo punto non può essere solo per un motivo di distanza da centro urbano, la scelta deve essere dipesa o da ragioni sacrali o da una favorevole conformazione della roccia naturale, probabilmente da entrambe. In questo punto della balza, infatti, fin da età arcaica esisteva un santuario di cui furono ritrovati frammenti ceramici protocorinzi che indicano un culto che doveva essere qui praticato fino al VII secolo a.C., anche se le strutture ancora esistenti risalgono al VI sec a.C. Ciò che noi oggi possiamo con sicurezza affermare è che per la creazione del teatro i Greci praticarono un enorme taglio nella balza, mai modificato nel corso dei secoli, a cominciare dal gradino di base, un taglio cioè presentante un'ampiezza frontale di 35 metri e limitato sui due lati da pareti rettilinee, parallele e rigidamente verticali. Esso si estese orizzontalmente per circa 37 metri dalla fronte della balza creando l'area piana nella quale trovano posto l'edificio scenico e l'orchestra e proseguì a conchiglia verso l'alto per creare la concavità del koilon. In corrispondenza dei nove cunei era presente un iscrizione dedicatoria ad una divinità o ad uno dei membri della famiglia reale. Alcune di queste iscrizioni sono conservate, altre irrimediabilmente perdute. Esse indicano che il cuneo mediano e i quattro orientali erano dedicati alle divinità i quattro occidentali alla famiglia reale. Queste iscrizioni indicano gli anni fra il matrimonio di Gelone II con Nereide (238 a.C.) e la morte di Ierone II (215 a.C.). E' a questo periodo che deve essere attribuita la costruzione del teatro. Molte volte si è ipotizzato che tali iscrizioni potevano risalire ad un periodo antecedente, ma il, suddetto, Bulle ha giustamente osservato che i profili delle cornici di questo diazoma e la modanatura inferiore piatta e fortemente espansa escludono categoricamente un periodo antecedente il III secolo a.C. E si accordano perfettamente con le iscrizioni.
I singoli ordini di sedili hanno un' altezza costante di 33 cm ed una larghezza di 80 cm divisi in una parte anteriore larga 35 cm e alta 2 cm per la seduta e la parte posteriore in cui poggiavano i piedi gli spettatori dell'ordine superiore. La fronte di questi sedili è verticale e non obliqua o rientrante a sguscio verso il basso, per dare maggior spazio alla pedana. I sedili sono tagliati nella viva roccia, ma non manca qualche falla che abbia suggerito di inserire dei blocchi di riporto. L'orchestra era in una prima fase delimitata all'intorno da un canale che, oltre a drenare e raccogliere le acque defluenti dal koilon, rappresentava il limite di essa e la divideva dallo spazio destinato al pubblico. Essa misura 16 metri di diametro e doveva essere destinata al culto di Dioniso . All'esterno, allo stesso livello dell'orchestra, una fascia libera larga 2,95 m che permetteva l'accesso ai posti a sedere. Sulla scena erano state avanzate moltissime ipotesi di grandiosità e maestosità, ma in realtà questa era molto meno architettonica di quanto ipotizzato. Ancora oggi vengono messe in scena rappresentazioni teatrali dalle caratteristiche classiche originarie dal lirismo corale. Gran perte delle tragedie dell'epoca si accentravano, come la vita dei cittadini, intorno alla figura di Bacco per questo sia queste che le feste venivano denominate Dionisiache. Una trasformazione radicale del teatro si ebbe intorno al II secolo a.C. ad opera dei romani. Questi infatti modificarono la scena ampliandola, trasformarono l'orchestra in platea per alti personaggi e crearono una tribuna imperiale nella parte inferiore della cavea, in oltre avrebbero realizzato il rivestimento in marmo della pavimentazione e del complesso teatrale. Articolo di Francesca Fransoni
Tratto da: STUDI SUL TEATRO GRECO DI SIRACUSA Luigi Bernabò Brea - De Luca Editore Roma 1967 INTERPRETAZIONE DI SIRACUSA Michele Minniti Edizioni Aretusa Siracusa |
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