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Itinerario sintetico PDF Stampa E-mail
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L’itinerario inizia dal parco archeologico della Neapolis, la zona più rappresentativa dell’antica città, con il Teatro Greco; la grandiosa costruzione, risalente al V secolo a.C., è ricavata quasi esclusivamente nella roccia del colle Temenite. La cavea consta di nove cunei; degli originari 67 ordini di gradini ne restano solo 46. Oltrepassato il viale Paradiso raggiungiamo l’ara di Gerone, il più grande altare di età greca giunto fino a noi; fu eretto da Gerone II nel III secolo a.C. Dal viale Paradiso si accede anche all’anfiteatro romano, risalente al II-III secolo a.C., anch’esso ricavato quasi del tutto nella roccia; di dimensioni ragguardevoli, di poco inferiori a quello di Verona, era rifornito d’acqua (per i combattimenti navali) da una cisterna rettangolare tripartita da pilastri, ancora visibile sotto la piccola e interessante chiesa di S. Nicolò, con abside e portale laterale di età romanica.
Le latomie erano cave per la costruzione del quartiere della Neapolis e risalgono probabilmente al V secolo a.C.; in seguito servirono come prigioni e forse come umili abitazioni. La Latomia del Paradiso, profonda da 20 a 30 metri, è formata dall’Orecchio di Dionisio – così chiamato dal Caravaggio per la sua particolare forma e per l’effetto acustico che permette di amplificare anche il più piccolo suono – e dalla grotta dei Cordari, straordinariamente scenografica grazie agli effetti di luce, alla policromia delle rocce e agli svariati generi di piante che vi crescono. La latomia Intagliatella, caratterizzata da un grosso pilastro centrale a da alberi di agrumi, e quella di S. Venera, suggestiva per la lussureggiante vegetazione di tipo tropicale, completano il complesso. A est di quest’ultima latomia si trova la necropoli grotticelli, con tombe databili dal periodo ellenistico a quello bizantino; la cosiddetta tomba di Archimede era originariamente un colombario funebre di epoca romana (I secolo d.C.).
Lungo via Bruno raggiungiamo la bella chiesa di S. Giovanni Evangelista, nella via omonima: fondata in età bizantina, fu rielaborata in epoca normanna e quindi alla fine del Seicento. La cripta di S. Marciano, alla quale si accede dall’interno della chiesa, presenta pilastri, archi e capitelli con le immagini dei quattro Evangelisti, tutte aggiunte di epoca normanna; sotto l’abside nord è stato scoperto un ipogeo con l’affresco delle Due Alessandre (V secolo). Dalla cripta si accede alla catacomba di S. Giovanni, vasta necropoli sotterranea del IV secolo d.C.
Imboccata via S. Sebastiano deviamo in viale Teocrito dove si trova villa Andolina, il cui giardino ospita la sede del nuovo museo archeologico regionale; merita una visita anche l’adiacente Istituto Siracusano del papiro, dove si possono ammirare le tecniche con cui ottenere la carta dalla pianta.
Il museo archeologico regionale ospita le collezioni archeologiche più importanti e ricche di tutta la Sicilia, con testimonianze delle civiltà preistoriche e protostoriche dell’isola dal paleolitico all’età del ferro, fino alla prima fase della colonizzazione greca e alle successive.
Lungo viale Teocrito raggiungiamo le catacombe di Vigna Cassia, in via Von Platen, che occupano una vasta zona cimiteriale divisa in varie regioni. Percorrendo la via Bassa Acradina si raggiunge la Latomia dei Cappuccini, in largo Latomia, una delle più monumentali e affascinanti strutture del genere. A questo punto imbocchiamo via Pordenone, giriamo a sinistra in via Torino e quindi a destra in via Bignami sbucando in piazza S. Lucia: qui si trova la chiesa di S. Lucia al Sepolcro, eretta in epoca bizantina, rifatta in età normanna e totalmente rielaborata alla fine del Seicento. Per via Enna raggiungiamo piazza della Vittoria, nella quale gli scavi hanno portato alla luce i resti del santuario di Demetra e Kore del V secolo a.C.; dietro la piazza si erge il Santuario della Madonna delle lacrime. Imbocchiamo viale Cadorna che percorreremo fino al porto; voltiamo a sinistra in vicolo dell’Arsenale dove si trova l’arsenale antico: qui gli scavi hanno portato alla luce dei lunghi incassi tagliati nella roccia dove venivano riparate le navi. Nei pressi sono visibili gli interessanti resti di un complesso termale, risalente al periodo bizantino (VI-VII secolo). Tornando sui nostri passi e proseguendo per viale Diaz incontriamo il foro siracusano, nel piazzale omonimo, dove sorgeva l’agorà del quartiere più importante e popolato della città greca, Acradina; a sinistra del moderno monumento ai Caduti sono visibili i resti del porticato. Proseguendo oltre piazzale Marconi per via Elorina incontriamo il ginnasio romano, monumento risalente al I secolo d.C., che si articola in quadriportico, teatro e tempio.


Ortigia

Superato il ponte Nuovo che collega l’isola Ortigia alla terraferma, si raggiunge piazza Pancali e si prende via XX Settembre, dove emergono alcuni tratti delle mure greche del IV secolo a.C. Proseguendo si incontrano la chiesa di S. Maria dei Miracoli, con ricco portale in marmo, e la Porta Marina, nel largo omonimo, unico elemento superstite delle mura medievali del XIV secolo. Percorrendo il passeggio Aretusa e il giardino del foro italico si raggiunge la fontana Aretusa, nel largo omonimo; si tratta di una fonte d’acqua dolce proveniente da una grotta celebrata nell’antichità da Pindaro e Virgilio. A poca distanza si trova l’acquario tropicale.
Proseguendo verso la punta estrema dell’isola, in piazza Federico di Svevia incontriamo in notevole Castello Maniace, della prima metà del XIII secolo, con il portale centrale di raffinate forme gotiche.
Tornando indietro per il lungomare si trova la chiesa trecentesca di S. Martino, nella via omonima; l’interno conserva un notevole polittico del gotico internazionale (VX secolo). Nella vicina via Capodieci sorge il Palazzo Bellomo, tipico edificio siciliano costruito tra il XIII e XIV secolo. All’interno è ordinata la galleria regionale: il pianterreno ospita la produzione scultorea siciliana dall’età paleocristiana fino agli inizi del Cinquecento.
Nella vicina piazza del Duomo prospettano il palazzo senatorio, costruito nel Seicento secondo le tipiche forme del barocco siciliano e oggi sede del municipio; il palazzo Beneventano del Bosco, ristrutturato alla fine del Settecento; il palazzo arcivescovile, ricostruito agli inizi del VII secolo e terminato nel XVIII; la chiesa di S. Lucia alla Badia, la cui elegante facciata ha una balaustrata in ferro battuto progettata da L. Caracciolo tra il Seicento e il Settecento; il duomo, con l’imponente facciata settecentesca di A. Palma. L’edificio è il risultato della sovrapposizione di varie strutture, tra le quali la più antica appartiene al grande tempio di Athena (V secolo a.C.), trasformato nel VII secolo in chiesa paleocristiana; le mura perimetrali della chiesa furono ottenute murando gli intercolumni del tempio greco, le cui colonne sono tuttora visibili.  Tra le opere dell’interno citiamo: fonte battesimale normanno (XIII secolo) nella cappella destra; statua barocca di S. Lucia di P. Rizzo (cappella successiva); Madonna della Neve (abside della navata sinistra) e S. Lucia (navata sinistra), scultura di Antonello Gagini.
Nella non lontana via del Collegio si trova la bella chiesa del Collegio, prezioso esempio di architettura barocca e di decorazione settecentesca. Da qui si raggiunge piazza Archimede, dove prospettano il palazzo della Banca d’Italia e il quattrocentesco palazzo Lanza: al centro è la fontana di Artemide, che rappresenta la metamorfosi della ninfa Aretusa in sorgente. Palazzo Montalto, nella via omonima, fu eretto alla fine del Trecento: girando a destra ci si inoltra nel pittoresco rione medievale che si immette in via della Maestranza, lungo la quale è notevole la chiesa di S. Francesco, nel cui interno si conservano interessanti strutture gotiche.
La strada raggiunge il belvedere S. Giacomo; sulla sinistra si estende la via Vittorio Veneto dove incontriamo la chiesa sei-settecentesca di S. Filippo Neri e il quattrocentesco palazzo Interlandi. Prendiamo a sinistra la via Mirabella dove prospettano il seicentesco palazzo Dongiovanni, la chiesa del Carmine del XVII secolo, il palazzo Abela, con strutture interne del XV secolo, e la piccola chiesa di S. Tommaso della fine del XII secolo. In una rientranza sulla destra si trova l’ex chiesa di S. Pietro, rielaborata nel Quattrocento con l’aggiunta del portale. Nel vicino largo XXV Luglio si trova il tempio di Apollo, risalente al VI secolo a.C.: ne restano due colonne trabeate, vari tronconi delle altre (lato sud) e un tratto del muro della cella. Nell’edificio sono visibili le tracce delle ricostruzioni bizantina, araba e infine normanna.


Nei dintorni

Castello Eurialo (10 km), la più originale e poderosa opera di architettura militare di tutto il mondo greco, venne costruito nel IV secolo a.C. La grande genialità del complesso consisteva del rendere possibile il rapido spostamento interno delle truppe attraverso l’intricato sistema di gallerie e passaggi sotterranei che mettevano in comunicazione tutte le varie parti.
Fonte Ciane (7 km). Il corso d’acqua, fiancheggiato da una residua siepe di papiri, scorre in un ambiente suggestivo e pittoresco. Andando in barca, prima di raggiungere la fonte sono visibili, su un’altura a destra, i resti del Tempio di Giove Olimpico (VI secolo a.C.).

Tratto da:
GUIDA D'ITALIA
ISTITUTO GEOGRAFICO DEGOSTINI
Edizione per ESSO ITALIANA (1994)


 
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