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Itinerario dettagliato - Parco archeologico Neapolis PDF Stampa E-mail
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Lasciate le catacombe, percorso tutto il viale Teocrito fino all’incrocio con viale Teracati, si imbocca viale Augusto raggiungendo così il parco costruito negli anni ’50 per riunire in un’unica area i Monumenti della Neapolis: il Teatro Greco, il Santuario di Apollo Termenite, l’Ara di Ierone II, l’Anfiteatro, le Latomie del Paradiso, dell’Intagliatella  e di S. Venera.
All’ingresso del parco, sulla destra è la chiesetta di S. Nicolò dei Cordari (sec. XI). Entrando nel parco, sulla sinistra si trova l’Anfiteatro Romano (I sec. d.C.). Opera di una certa imponenza riportata alla luce nel 1839. In parte scavata nella viva roccia, misura m. 140 x 110, l’anfiteatro era dotato di due ingressi, aveva al centro un ampio vano coperto ed era munito di impianti sotterranei funzionali alla realizzazione degli spettacoli.
A ovest dell’anfiteatro si può vedere il basamento, ricavato nella roccia, dell’Ara di Ierone II: un monumento, a giudicare di ciò che resta (il basamento misura m. 198 x 22,08), di notevoli proporzioni.
Il Teatro Greco, tra i più grandi e celebri che la civiltà del mondo classico conosca, ha la straordinaria caratteristica di essere completamente scavato nel calcare, sul fianco del colle Temenite, sfruttando un’ansa naturale della stessa balza del pianoro siracusano che si affaccia sul mare. Splendido è il paessaggio che si apre sul porto, Ortigia, la zona del Plemmirio ed abbraccia ampi tratti di campagna: come in pochi altri luoghi dell’antichità, si avverte qui l’intimo rapporto tra arte e natura che permea tutta la civiltà greca.
Celebre nella stessa antichità, il teatro ha fama di aver visto rappresentate le Etnee da Eschilo nel 476 a.C.
Le forme originarie della costruzione sono state obliterate nel tempo da un primo intervento architettonico del II sec. a.C. e, successivamente, da modifiche intervenute in età romana.
L’impianto stimolò la sensibilità preromantica di alcuni viaggiatori europei e indusse ai primi scavi gli archeologi siracusani dell’Ottocento, ma fu solo a partire dal 1923, grazie a Paolo Orsi, che il monumento divenne oggetto di indagini scientifiche, indagini poi proseguite, negli anni ’50, da Luigi Bernabò Brea.
La grande cavea del teatro misura 138,60 m. di diametro ed ha 67 ordini di gradini; è divisa in nove cunei in ciascuno dei quali, lungo i corridoi di recinzione si leggono in lettere greche, i nomi di re e divinità cui i diversi settori del teatro erano dedicati: Zeus Olimpo, Herakles, Demetra, Ierone II, Flistide, Neride… Queste epigrafi datano il teatro – nella sistemazione oggi visibile – intorno al 218-215 a.C.
L’area destinata alla scena è tormentata da tagli e cunicoli scavati nella roccia. Ciò di seguito alle numerose vicende di adattamento dell’impianto alle mutate esigenze scenografiche intervenute nelle varie epoche. Di grande interesse sono, a questo proposito, le Scale Carontee che consentivano, durante gli spettacoli dell’epoca greca, l’improvvisa apparizione di personaggi dell’oltretomba.
Sul lato meridionale sono ancora visibili le tracce che sostenevano l’impianto delle scene mobili usate durante le Rappresentazioni Fliaciche: un genere di rozze farse popolari fiorite tra greci dell’Italia meridionale.
Alla scena romana appartengono invece i due grandi piloni quadrangolari ricavati nel banco roccioso. Alla sommità della cavea, al centro della parete rocciosa, è una grotta con un ninfeo nella quale sboccano ancora le acque di un ramo dell’acquedotto greco. Sulla parete, incavi per rilievi di defunti erotizzati, di età ellenistica.


Superato l’angolo nord-ovest della terrazza ci si immette nella Via dei Sepolcri, strada lunga 150 m., incassata nella roccia, lungo le cui pareti sono altri incavi dedicati al culto dei defunti erotizzati e ipogei bizantini. La strada conduce alla sommità del Colle Temenite. Un’area sulla cui funzione urbanistica nell’antichità, sono oggi in corso ricerche. A sud ovest della cavea del teatro, negli anni ’50, fu individuata un’Area Sacra identificata, allora, col santuario di Apollo Temenite. L’area è attraversata da una poderosa struttura muraria sostenente una terrazza; poco distante, una gradinata rettilinea di difficile interpretazione, accanto, nicchie dedicate al culto dei morti erotizzati.
Proseguendo si raggiunge una balza rocciosa prospiciente il Nuovo Cimitero: un vero palinsesto di tombe preistoriche, piccoli ipogei di età classica e incavi votivi tra i quali un rilievo rappresentante Cibale (la Magna Mater) tra due leoni.
La visita al parco della neapolis non può ignorare la Latomia del Paradiso, la più grande delle cave di pietra che fornirono i materiali per costruire la città greca.
Luogo di grande suggestione (Tucitide ricorda come migliaia di ateniesi vi vennero lasciati morire dopo essere stati fatti prigionieri dai siracusani, loro vincitori, nel 413 a.C.) la latomia è uno dei luoghi più visitati della Sicilia. La severa bellezza naturale del posto, addolcita dai giardini di aranci, ha attratto viaggiatori e narratori famosi ed è divenuta una immagine tipica della grecità di Siracusa.
In un angolo della Latomia del Paradiso si trova l’Orecchio di Dionisio, grotta lunga 65 metri, larga da 5 a 11, ed alta 23. L’eccezionale risonanza acustica della grotta è creata dal particolare disegno delle pareti rocciose dell’antro.
Sullo stesso lato è la Grotta dei Cordari, utilizzata fino a un passato recente dai fabbricanti di corde in virtù del suo fondo coperto d’acqua.
Una galleria recentemente riaperta conduce dalla Latomia del Paradiso a quella dell’Intagliatella.
All’estremità orientale del parco si trova infine la Latomia di Santa Venera dove le centinaia di incavi votivi, nella parete settentrionale, attestano l’antico uso culturale del luogo. Alla sommità della latomia, si trova la Necropoli Grotticelle con sepolture che vanno dall’età classica a quella romana tardo imperiale.
La cosiddetta Tomba di Archimede , riconoscibile per il timpano che la decora, è in realtà uno dei sepolcri di quest’ultimo periodo.



Fonte:
Siracusa e il suo entroterra
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004
 
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