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Itinerario dettagliato - Ortigia (2a parte) PDF Stampa E-mail
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Un secondo itinerario lungo le strade ed i vicoli di Ortigia, può avere inizio, superata piazza Pancali, da via XX Settembre, arteria realizzata nel periodo post-unitario con l’abbattimento delle fortificazioni spagnole.
A metà di essa scavi recenti hanno messo in luce delle possenti strutture murarie greche di età dionigiana. All’estremità della via, prospiciente il porto, è l’edificio della Camera di Commercio, alla sinistra del piazzale antistante, ciò che rimane delle vecchie mura spagnole è il complesso quattrocentesco della Porta Marina, accesso alla zona portuale della città attraverso il quartiere dei Bottai e dell’Amalfitania. Il passeggio sottostante, il Foro Italico, è del 1836 e fu voluto da Ferdinando I di Borbone.
Superata Porta Marina, sulla sinistra è il quartiere dei Cordari dove si trova la chiesa di S. Maria dei Miracoli. La chiesa, in origine del XV sec., attesta la gratitudine della città per la cessazione della peste nel 1501. Sulla lunetta è scolpita una Madonna tra i Santi Rocco e Sebastiano di scuola gaginesca.
Risalendo per via Ruggero VII, s’imbocca sulla sinistra la via dell’Amalfitania, così chiamata per la presenza di una loggia di mercanti amalfitani. Lo spiazzo antistante consente di godere un magnifico panorama del porto con lo sfondo del territorio siracusano.
La via dell’Amalfitania (al n. 66 vi è ancora l’edificio dell’albergo dove nel 1835 morì il poeta romantico Augusto Von Platen) che si prolungava un tempo nella via delle Maestranze, è adiacente all’attuale via Cavour, un tempo cuore del quartiere dei Bottai, i cui vicoli hanno fatto pensare ad un tratto urbanistico originario. Al n. 30 di via Cavour si trova il palazzo Abela, del XIV sec., modificato nel Seicento.


Via Cavour prosegue su via Landolina sulla quale s’affaccia la chiesa dei Gesuiti il cui prospetto e la cui pianta si rifanno abbondantemente all’architettura romana della controriforma. Al n. 30 di via Lanolina, palazzo Scandurra Impellizzeri ha un nucleo interno medievale con antiche scale e cisterne. Al n. 8 palazzo Chiaramente del XIV sec.; di fronte, palazzo Francicanava, quattrocentesco, con un bel portale ad ogiva ed elegante paramento murario non alternato dalla ristrutturazione tardo settecentesca del piano superiore.
Da via Lanolina ci si immette su via del Collegio Regionale. Al n. 36 vi è una casa dal bel portale quattrocentesco e bifora e al n. 13 l’antica Sede del Consiglio Reginale, organo di governo del dotario della regina, creato da Costanza d’Aragona nel 1361. L’edificio si riconosce per un portale catalano con figura di S. Michele Arcangelo posta nel calcio della chiave di volta.
Tornati su via Lanolina si raggiunge piazza Duomo, cuore, nel corso dei secoli, della vita civile e religiosa di Ortigia: villaggio preistorico, area sacra in età classica, spazio per fiere durante il medioevo, teatro di scenografiche feste barocche e sede degli edifici del potere civile e religioso nel XVII e XVIII sec., la piazza ha raggiunto nel tempo una sistemazione architettonica e monumentale che non ha mai mortificato il sito né tradito il suo genius loci.
Sulla piazza prospetta il Palazzo del senato. Opera di Giovanni Vermexio risale al XVII sec., si caratterizza per un grande portale a bugnato e per l’ampia balconata barocca del secondo ordine. Il terzo ordine è invece della fine dell’Ottocento. Nel seminterrato, scavi recenti hanno rimesso in luce le fondazioni di un grande tempio in stile ionico, probabilmente un Artemision.


L’entità architettonica che domina l’insieme della piazza è però il Duomo. Il prospetto barocco della chiesa, cui le colonne, le statue, i portali, danno grande profondità ed effetti scenografici di chiaroscuro, è dovuto all’architetto palermitano Andrea Palma.
La chiesa è nel suo insieme una sintesi esemplare dell’intreccio, tutto siciliano, di cultura cristiana e pagana: nel Tempio di Atena, sorto nel 480 a.C. secondo i canoni del tempio dorico di età classica, il vescovo Zosimo, in età bizantina, volle trasferire la cattedrale.
Successivamente vennero chiuse le colonne del perimetro – ancora ben visibili – e si tagliarono otto archi nei muri maggiori della cella ottenendo così una chiesa a tre navate con coronamento absidale. Dopo l’età araba, in periodo normanno, si provvide all’elevazione dei muri della navata centrale, all’apertura di finestre nelle pareti bizantine e all’abbellimento con mosaici della cattedrale e del coro.
La costruzione attuale è dunque il risultato di svariati interventi che si sono succeduti nel tempo: il pavimento, insieme alla porta che si apre sulla navata di sinistra (con l’abside in fondo bizantina), risale al XV sec.; il soffitto ligneo è del XVI sec., la Cappella del Sacramento del Seicento, quella di S. Lucia del 1711 e il fonte battesimale, del XII sec., è stato ottenuto riutilizzando un vaso marmoreo di età ellenistica.
La chiesa contiene la cassa ed il Simulacro argenteo di S. Lucia oltre ad una Madonna della Neve del Gagini, altre statue della sua scuola e vari dipinti. Dalla Cappella del Crocifisso si accede alla Nuova Sagrestia e alla sale del Tesoro del Duomo che comprendono dipinti, oreficerie e tessuti preziosi.
La fiancata sud del Duomo si addossa al Palazzo Arcivescovile, complesso monumentale che si articola in due cortili con una galleria di raccordo fiancheggiata da antiche colonne. Il complesso conserva al suo interno un precedente nucleo architettonico, risalente all’età federiciana, del quale è rimasto un portico. L’edificio attuale risale al XVII sec. ed è opera di Andrea Vermexio. Comprende la foresteria e un giardino pensile. Un terzo ordine fu aggiunto nel 1762 sotto la guida dell’architetto militare Dumontier che unì al complesso, nel secondo cortile, una Casa degli Esercizi. Di fronte a quest’ultima costruzione si può ammirare un corpo di fabbriche con strutture trecentesche arricchite di eleganti bifore. Subito dopo, sono i locali della Biblioteca Alagoniana. Inaugurata nel 1783, conserva preziosi manoscritti miniati e un antico Corano.


Sul fronte opposto della piazza – in una disposizione che in parte asseconda l’andamento naturale del sito e in parte accoglie le esigenze espressive della cultura barocca – si susseguono le facciate di illustri palazzi privati e pubblici: partendo da nord si incontra il Palazzo Beneventano del Bosco opera di Luciano Alì che, alla fine del Settecento, riadattò delle strutture preesistenti del XIV e XV sec., adeguando la costruzione al gusto rococò.
Nella parte centrale della piazza si trova il Palazzo Arezzo della Targia, anch’esso opera di Luciano Alì. All’angolo sud-ovest vi è il Palazzo del vecchio museo archeologico dove si custodisce ancora un Medagliere che è tra le maggiori collezioni numismatiche del mondo.
Chiude la piazza, sul fronte sud, la chiesa di S. Lucia alla Badia. Ricostruita subito dopo il terremoto del 1693 con ricche decorazioni da intaglio, raggiunge, con il campanile, un’altezza di venticinque metri. L’interno, decorato con stucchi e dorature, contiene un Martirio di S. Lucia del XVI sec., dipinto da D. Giunaccia e, all’altare maggiore, un prezioso paliotto in argento.
A sinistra della chiesa, oltrepassata la via delle Vergini, s’incontrano la chiesa e il Monastero di Montevergine. Opera di Andrea Vermexio la chiesa, del 1622, sovrastata da un grande timpano, ha forme ancora rinascimentali.


Tornati in piazza Duomo, si discende per la via Picherale: sulla destra sono l’elegante Palazzo Borgia, tardo barocco, e più oltre la casa Migliaccio (XV sec.). In fondo alla discesa un belvedere domina il porto e si affaccia su uno dei luoghi più suggestivi della città: la Fonte Aretusa. Il bacino della fonte, un tempo a diretto contatto col mare, ha ricevuto l’attuale sistemazione alla metà del secolo scorso. Il mito di Aretusa, che dà il nome alla fontana, testimonia l’arcaicità del culto di Artemide (nome eponimo di Aretusa) portato dal Peloponneso a Siracusa dai primi coloni greci. Una particolarità del luogo è data dalla presenza del papiro che vi cresce rigoglioso.
Dalla fonte, percorrendo via Castello Maniace, c’incontrano il Palazzo Fortezza (n. 32) e il seicentesco Palazzo Blanco (n. 56) riconoscibile per l’ampio portale a bugnato di Andrea Vermexio e la balconata a grandi mensole figurate.
In fondo alla via, con accesso sbarrato da una serie di costruzioni militari, è l’edificio medievale più importante della città: il Castello Maniace. Costruzione federiciana tra le più rilevanti, conserva nel nome, legato al generale bizantino Maniakes, il ricordo di eventi e strutture fortificate di epoche precedenti. Il castello è a pianta quadrata con torri circolari ai quattro angoli. Lo splendido portale d’ingresso, a forma ogivale, è rivestito di marmi policromi e mostra, ai due lati, le nicchie che ospitavano due arieti bronzei di età ellenistica (l’unico superstite è oggi al museo archeologico di Palermo).
All’interno lo spazio era organizzato in una grande sala coperta da venticinque campate a crociera sostenute da sottili colonne: la campata centrale era un grande cortile a cielo aperto al cui centro si trovava una vasca. Le finestre monofore si aprono in corrispondenza di questa partitura interna mentre quattro monumentali camini segnavano gli angoli della sala.


Lasciato il Castello Maniace, da piazza Federico di Svevia si prosegue per il lungomare di levante sul quale si affaccia il bel prospetto della settecentesca chiesa dello Spirito Santo il cui interno è movimentato da colonne, da pregevoli opere a stucco e dagli affreschi del soffitto. In corrispondenza di via Nizza si nota l’edificio del Convento degli Agostiniani: superato il forte S. Giacomo, allo sbocco di via delle Maestranze, ci si immette in una delle strade più suggestive della città settecentesca: via Vittorio Veneto, un tempo via Mastrarua. Era la principale via di accesso al centro e un percorso obbligato per il passaggio delle carrozze cittadine. Non meraviglia pertanto la presenza di edifici civili e religiosi di un certo rilievo oltre ad una importante costruzione quattrocentesca, Palazzo Interlandi (n. 89), che oggi ospita le suore Orsoline.
Lungo la via si succedono: Palazzo Vitale (n. 4), attribuito ad Andrea Vermexio; Palazzo Russo (nn. 26-28); Palazzo Blanco (n. 41); Casa Mezio (n. 47); l’Oratorio di S. Filippo Neri (attuale sede del Liceo Classico Gargallo), opera di Luciano Alì, e l’attigua chiesa progettata da Giovanni Vermexio. Notevole l’interno di quest’ultima: a pianta ellittica, con due cappelle alle estremità laterali e un’armoniosa distribuzione delle aperture.
All’incontro con via Mirabella si trova Palazzo Dongiovanni. Al n. 111 il Palazzo Romano ed al 138 la casa natale di Elio Vittoriani. Superato il forte di S. Giovannello, di fronte al carcere borbonico, è possibile vedere ampi tratti delle fortificazioni cinquecentesche dell’isola, venuti di recente alla luce nel corso dell’esecuzione di lavori di sbancamento. Il bianco palazzo eclettico sulla riva della Posta è la sede degli uffici postali.



Fonte:
Siracusa e il suo entroterra
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004
 
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