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Itinerario dettagliato - Ortigia (1a parte) PDF Stampa E-mail
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Superata piazza Pancali, sulla sinistra vi è l’antico Tempio di Apollo, costruito dai greci nei primi decenni del VI sec. a.C. E’ il più antico dei templi siracusani: esastilo, periptero, con 17 colonne sui lati lunghi; di quella costruzione restano oggi l’alto basamento, due colonne intere delle quali si apprezza l’imponente struttura monolitica e un tratto del muro sud.
Su uno scalino è ancora incisa l’epigrafe “Kleomone, figlio di Cnidieda, ne fu l’artefice”. Epikles fece le colonne, ammirevole opera.
Il tempio fu chiesa paleocristiana, poi moschea, ancora chiesa in età normanna e caserma all’epoca di Carlo V.
Dal tempio si imbocca corso Matteotti (già via del Littorio) moderna arteria dovuta ad uno sventramento del centro storico – comune anche ad altre città italiane – operato negli anni ’30.
Il corso, fiancheggiato da edifici costruiti in stile littorio, ha conservato, al n. 29, il medioevale Palazzo Greco (attuale sede dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico) che, pur rimaneggiato, mantiene strutture trecentesche, visibili nella bifora, nel loggiato e nello scalone d’ingresso.
In fondo al corso è l’ampia piazza Archimede, di fascino ottocentesco. Vi si ammira al centro una bella fontana col tiaso di Artemide, ninfe e mostri marini. Sulla piazza prospettano alcuni palazzi di epoche diverse: palazzo Bucceri-Lanza, palazzo Pupillo del XVIII sec., un palazzo dei primi del Novecento che ospita gli sportelli della Banca di Sicilia, e quello, recente ma con elementi ancora littori, sede di un’altra banca.
Ai due lati di corso Matteotti, meritano attenzione le strade che fiancheggiano l’arteria e che costituivano le due vie di accesso alla piazza prima che avvenisse lo sventramento del quartiere. Percorrendole si notano la dignità dell’edificato (in parte barocco e in parte ottocentesco, interrotto da qualche portale del XV sec.) e le molte botteghe al piano terra.
Negli assi delle due strade è stata riconosciuta la persistenza di arterie urbane dell’antico impianto greco: la via Dione soprattutto, congiungendo il tempio di Atena e quello di Apollo, svolgeva la funzione di via sacra. La via Cavour, antica via dei Bottai, era invece il cuore delle attività commerciali legate al porto.


Tornati a piazza Archimede, si imbocca ad est via delle Maestranze con le sue ininterrotte quinte di palazzi settecenteschi, la cui architettura ardita e originale segna uno dei vertici del barocco isolano: vi si affacciano, sul fronte nord, palazzo Dumontier, l’imponente palazzo Impellizzeri (n. 17), palazzo Spagna (n. 55), palazzo Reale Rustica (n. 93), palazzo Bucceri (n. 97), palazzo Impellizzeri (n. 99) ricco di decorazioni tardo barocche con cornici a protome; sul fronte sud, palazzo Zappata-Gargallo (n. 50), palazzo Regina, palazzo Ronco Bufardia (n. 72), palazzo Ardizzone (n. 92), palazzo Rizza (n. 110).
Nel lato sud, si inseriscono nell’insieme architettonico della strada il palazzo della Prefettura (giù convento di S. Maria) e il palazzo Interlandi-Pizzuti, caratterizzato quest’ultimo da interessanti interventi dell’inizio del secolo.
Le quinte architettoniche dell’architettura civile sono interrotte, nel lato nord, dal ronco Capobianco dove sono il Convento di S. Teresa e la chiesa del Salvatore, sul lato sud, nella piazzetta omonima, la chiesa di S. Francesco all’Immacolata le cui forme barocche racchiudono resti notevoli di una precedente struttura.
In fondo alla strada, in direzione del mare, svoltando a destra, si è su via Alagona. In questa strada si trova un sorprendente Museo del Cinema. Vi si trovano macchine da ripresa di ogni epoca e formato, ottiche, pellicole, film rari, banchi di montaggio, proiettori, manifesti e svariato altro materiale. Il museo, frutto della magnifica ossessione di un privato (il dott. Romeo, un medico grande appassionato di cinema) è inoltre attrezzato con una sala di proiezioni e dotato di una ricca biblioteca.
Tornando a via delle Maestranze, in direzione nord, si può imboccare via dei Santi Coronati che immette in un quartiere di sapore orientale, un tempo abitato dai tintori e tradizionalmente conosciuto come La spirduta.
Nel cuore di questo quartiere si trova palazzo Mergulese Montalto: un vero gioiello dell’architettura aragonese-catalana a Siracusa. L’edificio è riconoscibile dal bel portale ad arco sormontato da un’edicola, per il paramento murario con cornice marcapiano e per una bifora e una trifora, riccamente intagliate, nel primo ordine.
Dallo slargo prossimo al palazzo, percorrendo le vie Gargallo e Mirabella, si raggiungono il palazzo Dongiovanni, di stile tardo barocco, e piazza del Carmine sulla quale prospettano la chiesa omonima e l’annesso convento. L’interno della chiesa conserva pregiati stucchi settecenteschi e un’edicola del XIV sec.
Sempre in prossimità della piazza, si trovano la settecentesca chiesa del Ritiro e uno dei più antichi edifici religiosi cristiani della città: S. Pietro Intra Moenia, risalente al IV sec., in parte modificato in età successive ed oggi adibito ad auditorium.
Su via Mirabella sono il quattrocentesco palazzo Abela-Danieli e la chiesa di S. Tommaso, di età normanna.


Tornando indietro verso il mare si imbocca la via Gargallo dove si osserva sulla sinistra, l’Oratorio di S. Filippo Neri, opera del primo Settecento di Luciano Alì caratterizzata da un ampio portico e da un suggestivo cortile. Sempre su via Gargallo, il palazzo omonimo è un esempio di architettura catalana. Ha un largo loggiato ed un cortile interno con un pozzo al centro.
Superate la piazzetta dei Cavalieri di Malta con la chiesa di S. Leonardo e piazza S. Francesco, attraversata via delle Maestranze, si può imboccare, a nord, via della Giudecca raggiungendo così l’antico quartiere ebraico di Siracusa.
La fiorente vita delle comunità che abitavano questi vicoli e le tradizioni dell’ebraismo, come è noto, cessarono drammaticamente – a Siracusa e nel resto della Sicilia – alla fine del Quattrocento. Rimangono tuttavia, a testimonianza del passato e della vivacità del quartiere, molte botteghe e alcune presenze architettoniche tra le quali i bagni delle donne e la Sinagoga, oggi coperta dalla settecentesca chiesa di S. Filippo Apostolo.
In fondo a via della Giudecca s’incontrano la piazza Giovanni Battista e la chiesa omonima che conserva elementi trecenteschi nel portale e nel rosone. Nella contigua via Logoteta si trovano il convento e la chiesa di S. Francesco di Paola, edificati nel Settecento con sobrio prospetto e ricca ornamentazione a stucco all’interno. Poco oltre, lasciata la Giudecca, ci si immette in una larga piazza di elegante effetto barocco: piazza S. Giuseppe. All’angolo sud-est vi è il Complesso di S. Domenico: convento e chiesa sono sorti nel 1200 e poi riedificati nel ‘700. Elementi quattrocenteschi sono presenti nel chiostro del convento. Sul lato meridionale della piazza, la chiesa e il convento Aracoeli, del XVI secolo, successivamente rimaneggiati. Al centro, la chiesa di S. Giuseppe, situata su un alto podio, presenta, in tutti i suoi prospetti, raffinate forme barocche. All’interno dell’edificio, una sobria decorazione a stucco in stile rococò ed una tela, copia del Seppellimento di S. Lucia del Caravaggio.
Nel lato sud della piazza, si trova la chiesa di S. Anna (1727). Da via S. Anna, attigua alla chiesa, si raggiunge via Roma, un importante asse viario di Ortigia sul quale si affacciano monumentali palazzi nobiliari, scanditi dal movimento delle ringhiere panciute e dai portali a bugnato caratteristici della tradizione dei Vermexio.
Notevoli, su via Roma, sono i palazzi Arezzo, Ronco, Burlò, Alagona e l’attuale sede della Prefettura (già Convento di S. Maria delle Monache) con i resti di uno splendido portale e l’attigua chiesa d’origine normanna. Sempre su via Roma si trova il Teatro Comunale, del tardo Ottocento.

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Alla sua estremità, via Roma sbocca a destra in via Capodieci dove si affacciano il palazzo Bellomo ed il convento e la chiesa di S. Benedetto.
Il palazzo Bellomo (che prende il nome dalla famiglia nobiliare che ne fu proprietaria dalla metà del ‘300 all’inizio del ‘700) è un esempio importante d’architettura civile federiciana. Del periodo svevo conserva il primo ordine del fronte esterno e le volte a crociera, sostenute da esili pilastri, nelle sale corrispondenti.
Una successiva fase quattrocentesca interessa soprattutto il piano superiore e la bella scala interna. Settecentesco è invece il cosiddetto “Cortile delle Palme”.
Dal 1958 l’edificio ospita la Galleria d’Arte Medievale e Moderna – oggi Museo Regionale – che raccoglie preziosi reperti, provenienti da Siracusa e dal suo territorio, tra i quali l’Annunciazione di Antonello da Messina, la Madonna col Cardillo del Gagini, il Seppellimento di S. Lucia del Caravaggio, una ricca Collezione di Stemmi Siracusani ed una di antiche ceramiche siciliane ed arabe oltre a gioielli, abiti del ‘700 e pregiati presepi in ceramica. Il monastero di San Benedetto è oggi parte integrante del Museo di palazzo Bellomo. La chiesa attigua risale al XVII sec. ma è stata riprogettata nel secolo successivo da Andrea Vermexio.
Sul fronte opposto del complesso si trova la chiesa di Gesù e Maria; in via Capodieci, al n. 45, il palazzo Avolio si riconosce per un dignitoso stile liberty.
Da via Capodieci si sbocca in via S. Martino dove è la chiesa omonima. La costruzione risale al periodo bizantino ma la sua origine è resa di difficile lettura dai rimaneggiamenti successivi: del XIV sec. è sicuramente il bel portale aragonesi della facciata. All’interno vi sono un polittico del ‘400 e un crocifisso ligneo del secolo successivo.




Fonte:
Siracusa e il suo entroterra
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004
 
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