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Itinerario dettagliato - L'altopiano ibleo (4a parte) PDF Stampa E-mail
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PANTALICA
Pantalica è importante sito protostorico che testimonia dello sviluppo, delle vicende e della vita di civiltà esistenti in Sicilia prima dei greci ed uno dei luoghi più emozionanti e incontaminati dell'intera isola. Fondata nel XIII secolo a.C. da popolazioni autoctone, che si ritiene siano state spinte ad abbandonare le coste e a rifugiarsi presso le cave dell'entroterra (più sicure e protette) dall'arrivo in Sicilia di nuove popolazioni italiche, divenne un vero e proprio regno al quale fonti storiche e leggende hanno collegato la figura del suo ultimo re, Hyblon, conosciuto perchè concesse ai greci megaresi, nel 728 a.C., una parte del suo territorio lungo la costa, affinchè venisse fondata Megara Hyblaea. Dopo la colonizzazione greca della Sicilia, benchè non più fiorente come nei secoli precedenti, Pantalica continuò quasi certamente ad essere abitata da una parte della popolazione indigena e venne comunque utilizzata dai greci sia per ragioni strategiche di difesa che per l'approvvigionamento idrico di Siracusa con la costruzione di un acquedotto sul Calcinara. Il sito tornò a ripopolarsi in modo consistente (come testimoniano i numerosi reperti) durante il periodo bizantino. Con la conquista araba la storia di Pantalica ebbe definitivamente termine. Rimase la necropoli, riconsegnata dagli uomini alla natura rigogliosa e selvaggia del luogo.
Le 5000 tombe a grotticella artificiale che compongono le necropoli protostoriche sono divise in cinque gruppi da assegnare essenzialmente a due dei quattro periodi nei quali si suole dividere la tarda età del bronzo. Al primo periodo (XIII-X secolo a.C.) appartengono l'imponente necropoli nord e quella nord-ovest. Al terzo periodo (IX-VIII secolo a.C.) le necropoli sud, Filiporto e Cavetta.
La vasta area archeologica interessa i tre comuni di Cassaro, Ferla e Sortino, sicchè l'accesso al sito è possibile da ognuno di questi versanti. Giungendo a Pantalica da Ferla, si percorre la sommità del grande costone roccioso che si trova tra i due versanti principali di Pantalica, segnati rispettivamente del fiume Calcinara a nord e dal fiume Anapo a sud. Prima di inoltrarsi dentro il sito, guardando a sud, fuori dalle porte dell'insediamento, è visibile la Necropoli di Filiporto. Proseguendo a piedi, lungo sentieri abbastanza comodi e seguendo i cartelli (o la cartina allegata), si possono raggiungere i resti di un villaggio bizantino, l'oratorio di S. Micidiario, il fondovalle dove scorre l'Anapo e, risalendo, l'oratorio di S. Nicolicchio, la Necropoli Sud, un secondo villaggio bizantino e l'Anaktoron: il "Castello del principe" (la sola costruzione non rupestre del complesso) la cui tipologia richiama le coeve regge micenee.
Tornando dall'Anaktoron alla strada e percorrendola fino al termine, si arriva ad una transenna. Da qui, per un viottolo, ci si può addentrare fino al versante del Calcinara. Per completare la visita di Pantalica, non volendo e non potendo camminare a lungo, è più comodo arrivare a Sortino (che da Ferla si raggiunge percorrendo la S.P. 29), superare la periferia del paese proseguendo, in base alle indicazioni, per la continuazione della via Pantalica che riconduce alla necropoli. Lungo questa strada, che offre ampi scorci panoramici, ci si può fermare ad ammirare la vasta Necropoli Nord. Al termine della strada, una mulattiera conduce verso il fondovalle dove scorre il Calcinara. L'escursione per l'area delle necropoli, partendo da Sortino, è forse meno agevole. Si è però ripagati dal piacere di trovarsi subito a diretto contatto con una natura rigogliosa, in un luogo di grande fascino che consente di visitare parte delle tombe a grotticella artificiale e alcune grandi grotte naturali. Attraversato il fiume, si può ammirare la Necropoli Nord, poi quella della Cavetta e, se si hanno buone gambe, visitare tutta la restante area dell'altro versante descritta in precedenza.

SORTINO

La lunga e remota storia di Pantalica, per quanto tutto ciò possa sorprendere, s'intreccia, fino ai giorni nostri, con le vicende e il costume dei centri abitati circostanti. Così Sortino deve probabilmente la sua origine, e quella del suo nome, al destino delle popolazioni indigene rimaste a Pantalica anche dopo l'arrivo dei greci, divenuti poi gli sciuti (coloro che sono usciti) quando vennero cacciati dai loro primitivi dai bizantini che occuparono e cristianizzarono Pantalica. Un riverbero di questa vicenda si aveva, a quanto sembra, ancora negli anni sessanta del nostro secolo, nella diffidenza reciproca (quando non era aperta ostilità) che intercorreva tra il gruppo originario dei sortinesi d'origine pre-greca ed il nuovo, di matrice bizantina, anch'esso fuggito successivamente da Pantalica per l'invasione araba della zona e costretto dagli eventi ad unirsi al primo.
Dunque ancora oggi, a Sortino, sarebbe possibile, a rigore, individuare quale parte della popolazione è di origine sicano-sicula e quale bizantina. Anche tenuto conto del permanere di una tradizione in base alla quale, fino a qualche decennio fa, i matrimoni tra gli appartenenti ai due diversi gruppi venivano osteggiati dai rispettivi clan.

Sortino appare oggi come una cittadina dinamica e dall'aspetto decisamente nuovo. Anche questa città, infatti, come altri comuni della Sicilia orientale, venne ricostruita in un nuovo sito (sul colle Cugno del Rizzo) dopo il terremoto del 1693. Lo sviluppo edilizio, alquanto disordinato, degli ultimi anni si è sovrapposto alla città barocca della ricostruzione settecentesca visibile ancora in ben nove chiese di rilievo e in alcuni palazzi: tanta ricchezza monumentale si può spiegare con le dimensioni, per quel tempo, abbastanza ragguardevoli (oltre 6000 abitanti) che aveva raggiunto la città alla fine del Seicento, prima di essere completamente distrutta dal terremoto.
I due assi centrali del paese nuovo (che si sviluppa a maglie ortogonali), corso Umberto I e via Libertà, s'incrociano ai Quattro Canti. Entrando in centro da via Principe di Cassaro, ci si trova nella sua prosecuzione, via Municipio, dove sono la chiesa di S. Antonio Abate e l'annesso Collegio di Maria. La chiesa della metà del '700, a navata unica, è abbellita, nei tre portali d'ingresso, da cancelli in ferro battuto. L'interno ha la volta affrescata da Giuseppe Crestadoro. Sulla piazza centrale, preceduta da un ampio sagrato lastricato con ciottoli che compongono bei motivi ornamentali, la Chiesa Madre mostra una facciata barocca in tre ordini, arricchita da nicchie e statue. L'interno, a tre navate, custodisce tele di Giuseppe Crestadoro e Vito D'Anna, un pulpito in legno riccamente scolpito, un organo di Donato del Piano e una fonte battesimale della metà del Cinquecento.
In via Umberto I (il corso), tra i quattro canti e piazza IV Novembre, si trova S. Sofia. Ricostruita dall'architetto locale Giovanni Iraso sulla preesistente chiesa del XV secolo, mostra una facciata su due ordini culminanti in un campanile con un bel portale affiancato da due colonne tortili scolpite. L'interno, a tre navate, è abbellito da affreschi e da un altare in marmo, settecentesco come il resto dell'edificio. La chiesa conserva una statua lignea del Cristo alla Colonna proveniente da Sortino Vecchio.
Proseguendo il corso, si incontra la chiesa del Purgatorio, a navata unica con facciata che si sviluppa in due ordini. Fu tra le prime nella costruzione della città nuova. Sempre sul corso, raggiunta piazza Maria Josè, si trova la chiesa di S. Sebastiano il cui interno, ad una sola navata, è anch'esso affrescato da Crestadoro. La statua del santo è posta sull'altare maggiore che è in legno.
Proseguendo ancora, si è alla chiesa dell'Annunziata: di prospetto semplice è abbellita da un portale riccamente intagliato. L'interno, a navata unica, affrescato dal Crestadoro, contiene un'Annunciazione della Vergine (di artista siciliano ignoto) del 1551. L'opera, su legno, è posta sull'altare maggiore.
Poco distante, imboccata via S. Benedetto da piazza Maria Josè, si è alla chiesa della Natività di Maria. La chiesa sorge attigua al ricostruito monastero di Montevergine che già vi insisteva nel XVI secolo ed aggiunge ad una ben articolata facciata barocca, che si sviluppa in tre ordini, un interno reso pregevole dalla bella pavimentazione in maiolica, dagli affreschi di Sebastiano Lo Monaco, dall'altare in marmo e da alcune tele settecentesche di buona fattura.
Non mancano a Sortino, alcuni esempi interessanti di architettura civile del XVIII e XIX secolo. Si segnalano in particolare: l'attuale Palazzo Municipale, il Palazzo Rigazzi Mariano (via Municipio, 22), Palazzo Matera-Valguarnera (via S. Sofia, 19), Palazzo Valguarnera e Sortino Serges, in corso Umberto I.
Tappa obbligata per gli amanti della cultura popolare è il Museo dell'Opera dei Pupi siciliani, allestito con materiali provenienti dal "Fondo don Ignazio Puglisi" nei locali dell'ex convento annesso alla chiesa di S. Francesco d'Assisi, che testimonia la presenza di questa antica tradizione nella Sicilia sud-orientale.
Sortino è conosciuta, ancora più che per i suoi monumenti, per essere la città del miele. Qui si produce la maggior parte dello squisito miele (profumatissimo e trasparente quello di timo) degli Iblei. Uno dei migliori prodotti tradizionali che si possono trovare in Sicilia cui ogni anno, la prima domenica di ottobre, viene dedicata in paese una sagra.
Oltre agli appuntamenti religiosi della Settimana Santa, Sortino ospita una classica internazionale di ciclismo: il trofeo Pantalica. Da Sortino, come da Cassaro si può accedere alla Valle dell'Anapo, un'escursione che completa quella a Pantalica. Anche da questo versante, la visita all'area demaniale è possibile avvalendosi del servizio gratuito di trasporto messo a disposizione dal Corpo Forestale Regionale.

Lasciata Sortino, tornando verso la costa per la strada che porta a Solarino, si vedrà improvvisamente mutare il paesaggio in vasti e ben coltivati aranceti.
Un itinerario nell'Altopiano Ibleo siracusano può terminare qui.

Itinerario dettagliato
Prima parte (Palazzolo Acreide) - Seconda parte (Buscemi, Buccheri)
Terza parte (Cassaro, Ferla) - Quarta parte (Pantalica, Sortino)


Fonte:
L'altopiano ibleo siracusano
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004
 
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