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Itinerario dettagliato - L'altopiano ibleo (2a parte) PDF Stampa E-mail
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BUSCEMI
Lasciata Palazzolo, imboccata la S.S. 124 in direzione Buccheri, dopo circa 5 chilometri, si svolta sulla destra per Buscemi. Il paese, arroccato su un colle, si presenta subito interessante. In prossimità del centro abitato è infatti già visibile l'agglomerato di un insediamento trogloditico che ricorda le lontane origini del borgo. Buscemi, esempio assai raro di paese-museo, consente di seguire un itinerario che è, allo stesso tempo, d'interesse monumentale, paesaggistico ed etno-antropologico.
Entrati in paese si raggiunge piazza Roma, la piazza centrale sulla quale si affaccia la chiesa di S. Sebastiano. Non lontano dalla piazza, cuore della vita culturale di Buscemi e riferimento sicuro per dare inizio a una visita completa e consapevole, è la Biblioteca Comunale (via Armando Diaz, 32). La visita ai luoghi autentici del lavoro contadino ha inizio dalla casa ro massaru, la tipica abitazione del piccolo possidente della zona, espressione del ceto medio nel mondo contadino della Sicilia orientale. L'interno della casa comprende quattro vani: l'ingresso, dove si trovano un canniccio (u cannizzu), alcuni attrezzi da lavoro e una collezione di collari per il bestiame; la cucina, che conserva una tannura (il focolare in pietra) e un piano in muratura sul quale si trovano ancora poggiati i vecchi utensili da cucina; la stanza della tessitura (stanza ro tilaru) dove è possibile vedere - partendo dalle materie prime per arrivare al prodotto finito - quale fosse il ciclo di lavorazione nelle tessitura popolare; la camera da letto, con il grande letto matrimoniale, la naca (una particolarissima culla molto diffusa nelle abitazioni contadine della Sicilia orientale, simile ad una amaca sospesa sul letto matromoniale), gli abiti e il corredo portato in dote dalla sposa.
Uscendo dalla casa ro massaru, si è di fronte alla chiesa di S. Antonio di Padova. La chiesa, del XVII secolo - considerata un esempio inconsueto di barocco siciliano - viene da taluni attribuita all'architetto siracusano Giovanni Vermexio.
Non lontano dalla chiesa, si trova il palmento (u parmientu): il luogo della pigiatura dell'uva. La struttura risale ai primi dell'Ottocento e conserva un raro torchio la cui tipologia viene addirittura fatta risalire al I secolo a.C.
L'itinerario prosegue con una visita alla bottega del fabbro (putia ro firraru). Una grotta artificiale dove ancora l'anziano titolare della putia continua il suo lavoro artigiano servendosi degli attrezzi tradizionali. Raggiunto corso Vittorio Emanuele, oltre alla ricordata chiesa di S. Sebastiano, s'incontra la chiesa di S. Giacomo, dalla facciata tardo-barocca. La chiesa, chiusa al culto, è oggi adibita ad usi culturali. Sul corso prospetta anche la Chiesa Madre, il cui interno, a tre navate, conserva una bella statua lignea del XVIII secolo attribuita a Filippo Quattrocchi e il corpo imbalsamato di S. Pio, proveniente dalle catacombe di S. Callisto a Roma e donato a Buscemi da Papa Benedetto XIV.
Dalla Chiesa Madre si scende verso il quartiere più caratteristico di Buscemi, fatto di vicoli, cortili e abitazioni che, spesso, non vanno oltre il monolocale. Di queste case contadine tradizionali, si può visitare la casa ro iurnataru (casa del bracciante) che offre una spaccato fedele ed eloquente delle condizioni di vita dei salariati siciliani fino agli anni sessanta del nostro secolo. Il quartiere, chiuso e come stretto in se stesso, si apre improvvisamente a guardare un panorama amplissimo che abbraccia la valle dell'Anapo, gli Iblei ragusani, monte Casale, monte Lauro e, in una prospettiva più ravvicinata, i ruderi di un fortilizio arabo con accanto, più evidenti, i resti di un altro edificio che forse fu prima un convento e, nel XVII secolo, un castello della famiglia Requenses. La visita di questi ruderi è interessante anche per il bel panorama sull'antica Akrai, Cassaro e Ferla, che si gode dal sito.
Ritornando verso il centro abitato si arriva all'antico frantoio (u trappitu). Una struttura ricavata nel Settecento dalla modifica di una preesistente chiesa rupestre bizantina. Il frantoio mantiene ancora un antico torchio di legno, una macina e gli attrezzi usati dai contadini nel ciclo annuale del loro lavoro.
Le ultime tappe del percorso attraverso i luoghi autentici del lavoro nel mondo contadino ibleo comprendono la bottega del calzolaio (a putia ro scarparu) e quella del conciabrocche (appuntapiatti).
Rientrando verso piazza Roma, a via del Carmine, si trova la chiesa omonima. Annessa a un monastero custodisce un gruppo marmoreo (un'Annunciazione di scuola gaginesca del XVI secolo)e un antico crocifisso rivestito d'argento.
I principali appuntamenti col folclore e le feste religiose locali sono: l'ultima domenica di agosto, la Festa di Maria SS. del Bosco; la prima domenica di maggio, la festa del Crocifisso. Una sagra della ricotta ha luogo l'ultima domenica di aprile e quella delle pizze e focacce ('mpanati e pizzi), la terza di agosto.
Nei dintorni il Santuario della Madonna del Bosco (sec. XVI) custodisce un dipinto su intonaco, coevo del santuario, che ritrae la Madonna patrona di Buscemi. Dal cimitero del paese, proseguendo a piedi per quattro chilometri, si raggiunge la chiesa rupestre di S. Pietro. Scavata in un dosso roccioso, sul versante nord della cava di S. Rosalia, la chiesa, risalente al V secolo, è un esempio significativo di architettura rupestre bizantina. E' composta da un invaso rettangolare tripartito da due coppie di pilastri che sorreggono gli archi. L'abside e la cattedra sono ricavati nella roccia.

BUCCHERI
Lasciata Buscemi, la S.S. 124, dopo otto chilometri, conduce a Buccheri che, a 820 m.s.l.m., è il comune più alto della regione iblea. Percorrendo l'ultimo tratto di strada prima di entrare in paese, il paesaggio si mostra forte, brullo e talvolta inquietante: le rocce sono laviche, le zone alberate (fitte pinete d'impianto recente) si fanno tristi e un pò cupe, le costruzioni si riducono a pochi, isolati rifugi di pastori; l'atmosfera è, in effetti, quella lunare della sommità di un vulcano.

Entrando in Buccheri, raccolta e riparata da un avvallamento tra il monte Costerotte, il monte Lauro e il monte Contessa, ci si sente subito protetti dalla violenza della natura precedente e si torna a respirare un'atmosfera più "iblea", che il restante, bellissimo paesaggio contribuisce a restituire in pieno.
Il centro storico, d'origine medievale, si sviluppa intorno al pendio del versante sud del colle Tereo, alla cui sommità si trovano i ruderi di un castello del XIII secolo. Percorrendo via Umberto I (l'asse principale del paese), raggiunta piazza Matrice, s'incontra la Chiesa Madre. L'edificio, la cui facciata è rimasta incompleta, conserva un bel crocifisso ligneo del XVII secolo e una tela dello stesso secolo, che rappresenta S. Michele.
La via Umberto I sbocca nella piazza centrale di Buccheri, piazza Roma, il principale luogo d'incontro degli abitanti del paese, dove si trovano i caffè e i circoli ricreativi. Nella piazza vi è anche una fontana (conosciuta come Fontana dei quattro canali) della fine del Cinquecento, realizzata in pietra lavica (l'intaglio di questa pietra è una delle tradizionali attività artigianali di Buccheri) e arricchita da quattro mascheroni scolpiti.
Sempre restando nella piazza, spostandosi verso l'imbocco di via Umberto I, guardando alla collina di fronte, si può vedere una ben conservata neviera. Un tipo di costruzione (in genere a forma di cupola e realizzata a secco) una volta assai comune in questa zona, che serviva a conservare la neve perchè questa potesse essere utilizzata (e venduta nel resto della provincia) durante la stagione calda. Le neviere sono state in uso fino ai primi del novecento e hanno rappresentato un aspetto particolare dell'economia locale, almeno fino alla nascita delle prime fabbriche di ghiaccio del siracusano che le soppiantarono, rendendole obsolete in poco tempo.
Imboccato corso Vittorio Emanuele, sul lato destro si vede affacciarsi la settecentesca chiesa di S. Maria Maddalena, la cui facciata, nel primo ordine, è opera dell'architetto locale Michelangelo di Giacomo. La chiesa custodisce all'interno una Maddalena del 1508, scolpita in marmo da Antonello Gagini.
Proseguendo il corso, si arriva in Piazza Toselli da dove inizia una lunga scalinata alla cui sommità si trova la chiesa di S. Antonio Abate. L'interno della chiesa, a tre navate, ricco di stucchi, custodisce due tele settecentesche di Guglielmo Borremans.
Lasciando il centro abitato in direzione di Catania, imboccata la S.P. 5 (Buccheri-Ponte S. Giovanni), ci si trova di fronte ad uno dei più bei paesaggi di tutta la regione iblea. Lungo i declivi, tra vasti e ben curati uliveti, vi sono antiche masserie, case padronali, terrazze di muri a secco: un paesaggio rurale così ben conservato da avere pochi equivalenti in Italia. Percorsi esattamente 7,4 chilometri dall'imbocco della provinciale, una stradina poderale, in discesa sulla destra, conduce alla chiesa di S. Andrea. La costruzione, del 1225 (che vista da lontano può essere scambiata per una delle vicine masserie abbandonate) è un raro esempio, minuto ma significativo, di architettura religiosa federiciana e sicuramente merita una visita, anche per il particolare contesto nel quale si trova inserita. Accanto alla chiesa sono i resti di un monastero.
Tornando verso Buccheri, sempre attraverso la provinciale n. 5, a circa tre chilometri dal centro abitato (e perciò a quattro dalla chiesa di S. Andrea) svoltando a destra e proseguendo a piedi si trova la stritta (in assenza di indicazioni converrà informarsi con contadini o pastori presenti nella zona). Si tratta di un canyon, scavato dall'erosione del torrente S. Leonardo, ripido, ricco di grotte e cunicoli naturali, molto suggestivo e ancora in gran parte inesplorato.
Tutto il territorio di Buccheri si presta ad essere percorso a piedi: non mancano aree boschive (il bosco di S. Maria è un'area attrezzata) che si alternano a zone più brulle, tradizionalmente adibite a pascolo, dove ancora si possono incontrare delle costruzioni in muratura a secco che costituivano gli antichi rifugi dei pastori e i resti delle neviere. Sul monte Casale, già in territorio di Buscemi, si trova il sito archeologico di Casmene, una colonia greca fondata dai siracusani nel 643 a.C. e distrutta dai romani con l'occupazione di Siracusa. Il sito si raggiunge da Buccheri seguendo le indicazioni per Giarratana, percorsi circa 8 chilometri in quella direzione.

Itinerario dettagliato
Prima parte (Palazzolo Acreide) - Seconda parte (Buscemi, Buccheri)
Terza parte (Cassaro, Ferla) - Quarta parte (Pantalica, Sortino)


Fonte:
L'altopiano ibleo siracusano
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004
 
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