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Itinerario dettagliato - L'altopiano ibleo (1a parte) PDF Stampa E-mail
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Area di notevole bellezza naturale dove la continuità tra il presente e un passato antichissimo connota sia il territorio che la vita delle comunità in esso insediate, l'altopiano ibleo siracusano consente escursioni di grande interesse sotto l'aspetto naturalistico, monumentale, archeologico ed etno-antropologico.
La zona è raggiungibile da Catania attraverso la S.S. 194 (Catania-Ragusa) deviando a Vizzini per Buccheri; dalla S.S. 114 (Catania-Siracusa) con ingresso Sortino; da Siracusa attraverso la S.P. 14 (Maremonti) che s'immette sull'ultimo tratto della S.S. 287 e S.S. 124 o, direttamente da quest'ultima, passando per Floridia e Solarino; da Noto, seguendo la S.S. 287 (Noto-Palazzolo Acreide).
Un'itinerario attraverso l'altopiano ibleo siracusano può avere inizio da Palazzolo Acreide e - avendo previsto alcune escursioni irrinunciabili alla zona di Monte Lauro, alla necropoli di Pantalica e alla valle dell'Anapo - svilupparsi attraverso i centri di Buscemi, Buccheri, Ferla, Cassaro e Sortino.

PALAZZOLO ACREIDE
Palazzolo Acreide (m. 690 s.l.m.) mostra diversi profili d'interesse: quello archeologico e paesaggistico, offerto dal sito dell'antica Akrai greca e dalle zone circostanti; quello monumentale della città odierna impreziosita da alcune chiese e palazzi, vivaci espressioni del particolare barocco locale; quello folclorico, etno-antropologico e culturale, dato da innumerevoli feste religiose estive, da un carnevale di antica tradizione, dalla vita nella quotidianità, dalla presenza di un interessante museo etnologico, dalla gastronomia e, in estate, da una stagione densa di eventi (teatro, musica, danza). Non trascurabile inoltre, è l'aspetto climatico del luogo: a quasi 700 metri sul livello del mare, Palazzolo, come gli altri paesi dell'altopiano, mantiene un clima piacevole non solo in primavera ma anche nel pieno della torrida estate siciliana.
La zona archeologica di Akrai si raggiunge entrando in paese da via Nazionale e percorrendo poi, da piazza Pretura, le vie Gaetano Italia, Duca d'Aosta, Carlo Alberto ed Acre. Prossima alla città e servita da una strada panoramica, in una posizione naturale di grande suggestione, Akrai mostra i resti dell'insediamento greco, romano e bizantino, venuti alla luce nel corso degli anni e dopo svariate campagne di scavi.
Il Teatro Greco, scoperto agli inizi del secolo scorso da un erudito del luogo, il barone Gabriele Judica, viene considerato il monumento più importante della città antica. Risalente al periodo ellenistico (III secolo a.C.) fu rimaneggiato in età romana con l'edificazione di un "pulpitum" e di un'edicola; in epoca bizantina l'installazione di un mulino ne modificò in parte la struttura, senza peraltro alterarne il fascino. Nella cavea si apre un cunicolo scavato nel calcare che immette nel Bouleuterion: un piccolo anfiteatro costituito da tre ordini di gradinate, divise da due scalette in tre cunei, che si è ritenuto servisse, nella vita politica della città antica, ad ospitare le riunioni del consiglio dei rappresentanti del popolo. Intorno al teatro si trovano altri reperti non meno interessanti: alla sommità del colle sono i resti del Tempio di Afrodite le cui opere murarie, durante il medioevo, vennero smantellate per essere riutilizzate altrove.
Sul lato sud-est si aprono le Latomie dell'Intagliata e dell'Intagliatella: cave di pietra che servirono per costruire la città greca divenendo contestualmente necropoli e, in epoche successive, sepolcri romani e paleocristiani, ipogei ed abitazioni bizantine. Sulla parete calcarea dell'Intagliata è visibile un bassorilievo, testimonianza di un antico culto tributato ai morti, raffigurante un Banchetto degli Eroi. A ovest del teatro, sono venuti di recente alla luce una costruzione a pianta circolare (forse un impianto termale romano successivamente trasformato in battistero bizantino) e altri reperti che consentono di ricostruire l'evoluzione urbanistica di Akrai dal VII secolo a.C. (periodo della sua fondazione come colonia siracusana) all'epoca imperiale romana. E' visibile un tratto di strada, lungo 250 m. e largo 4, lastricato con pietra lavica e molto ben conservato, che costituiva l'asse principale (il Decumano) della città e ne collegava le due porte (Selinuntina a occidente e Siracusana ad oriente). In direzione ovest la strada sbocca in una piazza pavimentata. Ai margini del Decumano, si possono individuare i resti delle antiche abitazioni e le strade secondarie, dal tracciato irregolare e probabilmente arcaiche, che si immettono nell'arteria principale.
In direzione dell'attuale strada per Noto, a est del colle di Akrai, si trovano altre latomie, dette Templi Ferali. Si notano delle nicchie rettangolari - memoria anche questa di riti connessi al culto dei morti, onorati, in età greca ed ellenistica, come eroi - il cui interno, probabilmente dipinto, conteneva delle formelle votive in ceramica.
Poco distante, in contrada Santicello, si trovano i cosiddetti Santoni. Si tratta in effetti di alcuni bassorilievi del III secolo a.C., rara testimonianza, giunta fino a noi dall'età ellenistica, del culto orientale di Cibele, la Magna Mater, dea benevola della fertilità ma anche divinità dagli aspetti terribili che esige cruenti riti iniziatici e sacrifici altrettanto violenti. Cibele vi appare insieme ai simboli (che ne ricordano i differenti aspetti) del timpano, della patera (una sorta di coltello sacrificale di forma rotonda), dei leoni e del modio. Nei pressi dei Santoni si trova una necropoli, sempre di periodo ellenistico. Non lontano da quest'ultima, nella zona della torre Judica, la Necropoli Greca si riconosce per le tombe rettangolari scavate nel calcare. Resti di età preistorica sono la Grotta di S. Corrado e la Necropoli della Pineta. Nella prima sono stati rinvenuti materiali che hanno fatto pensare ad un'industria litica preistorica. La grotta, che risale al paleolitico superiore, per alcuni secoli è stata anche luogo di culto cristiano legato alla credenza secondo la quale San Corrado Confalonieri vi avrebbe trascorso un periodo di eremitaggio.
La necropoli della Pineta, visibile anche dalla strada panoramica che costeggia il parco archeologico, si estende su uno sperone roccioso dove sono visibili circa cinquanta tombe a grotticella artificiale che, nella tipologia, richiamano il primo periodo della civiltà di Pantalica.
La città attuale si presenta gradevole, aggraziata ed arricchita di bei monumenti dovuti alla ricostruzione settecentesca che, dopo il terremoto, riunì in un agglomerato unico i due distinti quartieri d'origine medievale oggi coincidenti rispettivamente con le aree intorno alle chiese di S. Paolo e S. Sebastiano. Successivi interventi hanno dato alla cittadina, oltre ad elementi ottocenteschi, un diffuso liberty minore.
Provenendo dalla zona archeologica, imboccato il corso Vittorio Emanuele, si incontra la chiesa dell'Immacolata, dalla facciata concava che si sviluppa su due ordini. La chiesa custodisce una pregevole Madonna col Bambino, opera rinascimentale dello scultore Francesco Laurana. Percorrendo il corso, sempre animato da un'intensa vita sociale, si notano alcuni bei palazzi (particolare attenzione meritano palazzo Pizzo e palazzo Judica). Proseguendo si raggiunge Piazza del Popolo. Sulla piazza, bella e di forma irregolare, si trovano la chiesa di S. Sebastiano e il palazzo Municipale. La chiesa di S. Sebastiano, alla sommità di un'ampia scalinata, presenta una sorprendente facciata in pietra calcarea, riccamente scolpita e composta da tre ordini decrescenti che culminano in un campanile. L'edificio originariamente (sec. XV) a navata unica, è stato rimaneggiato nel XVII sec. e ampliato nel XVIII. L'interno, a tre navate, decorato con stucchi della seconda metà del Settecento, conserva un gruppo statuario del Quattrocento dedicato a Maria SS. Odigitria e una pregevole tela di Vito D'Anna raffigurante Santa Margherita da Cortona. La chiesa, nei giorni dall'otto al dieci di agosto, viene animata dai festeggiamenti in onore del Santo cui è dedicata.
Il Municipio è una solida costruzione su due piani dei primi del Novecento che mostra ancora chiare influenze architettoniche dello secolo precedente.
La vita della piazza, particolarmente d'estate, è molto vivace e gradevole: sedere ad uno dei tavoli dei caffè che vi si affacciano, ammirare così la facciata della chiesa avendo intorno lo svolgersi della vita quotidiana del paese, può essere un'esperienza piacevole e rilassante. Lasciata piazza del Popolo, a lato della chiesa, si scende da via S. Sebastiano, proseguendo si raggiunge piazza della Pretura. Poco distanti, vi sono gli ampi e ben curati Giardini Comunali. Da piazza Pretura, imboccata la via Garibaldi, s'incontrano la chiesa di S. Antonio, dalla facciata che si rifà al romanico, il seicentesco Palazzo Ferla (n. 115), Palazzo Judica-Caruso (n. 127), Palazzo Messina e Palazzo Zocco, quest'ultimo riconoscibile per la sorprendente, lunga balconata dalle fantasiose mensole decorate con figure grottesche. La strada sbocca in piazza Aldo Moro sulla quale si trova la Chiesa Madre. L'edificio risalente all'inizio del XIII secolo - benchè rimaneggiato dopo il terremoto del 1693 e nei primi dell'Ottocento con la costruzione di una nuova facciata - rimane uno degli esempi più interessanti di architettura sacra medievale della provincia di Siracusa. L'interno, a tre navate, custodisce un Martirio di S. Ippolito attribuito a Pietro Novelli (o a un artista della sua scuola) e una croce dipinta su legno del XV secolo. Poco distante è la chiesa di S. Paolo. Teatrale espressione del barocco locale dalla facciata ricca di statue e fregi che si sviluppa in tre ordini: in basso, sono quattro arcate e un portico centrale. Nel secondo ordine, un'altro portico accoglie scenograficamente un gruppo scultoreo che rappresenta il Cristo nell'atto di benedire. Nel terzo ordine si trovano il campanile ed alcune statue.
Dalla vicina piazza Umberto I per via dell'Annunziata si raggiunge la chiesa omonima. La chiesa dell'Annunziata (1400, rifatta nel VXVIII secolo), pur mantenendo la raccolta austerità che doveva possedere il fabbricato originario, si propone come una delle più deliziose, spontanee e solari espressioni del fiorito barocco della Sicilia orientale.
Dovuta al gusto dell'architetto locale Matteo Trainisi, è caratterizzata da un festoso portale intagliato in una pietra che la il colore del grano maturo. Il portale è arricchito da due coppie di colonne tortili e decorato con fregi che riproducono i frutti che maturano d'estate. L'interno dell'edificio, a tre navate, conserva ancora un prezioso altare seicentesco di marmo policromo ispirato ai motivi della primavera, mentre l'Annunciazione di Antonello da Messina, che la chiesa ha ospitato fino agli inizi del Novecento, si trova adesso esposta alla Galleria Regionale di Siracusa. Imboccando via Roma e svoltando a sinistra, tra i vicoli dell'antico quartiere dell'Orologio, si trova (l'accesso è segnalato da via Carlo Alberto) la casa museo di Antonio Uccello: frutto del lavoro appassionato dell'etnologo siciliano, conserva importanti testimonianze della civiltà materiale e del folclore ibleo isolano.
La casa (oggi museo regionale) mantiene intatti gli ambienti propri delle locali abitazioni padronali: al piano terra sono situati il frantoio, la stalla, il granaio e il magazzino; ad un piano più rialzato, vi è l'abitazione vera e propria. Ogni ambiente contiene gli arredi, le suppellettili, gli attrezzi, i vestiti ed ogni altra cosa appartenente a quel mondo che questo straordinario monumento alla civiltà materiale iblea ha saputo conservare e far conoscere.
Dai mobili alle ceramiche, dagli attrezzi da lavoro agli ex voto, fino agli elementi scenici del teatro dei pupi; differenti manufatti di epoche diverse comunicano - nella funzione, nelle forme e nei motivi del decoro - quella continuità culturale millenaria, quella "lunga durata", che caratterizza la storia delle comunità di questa e di altre regioni della Sicilia. Lasciata la casa museo, svoltando a destra su via Carlo Alberto, si raggiunge la scenografica chiesa di S. Michele, animata a settembre da una festa religiosa molto sentita.
La vita religiosa e sociale di Palazzolo Acreide è scandita da numerose e spettacolari feste concentrate tutte nel periodo che va da giugno a settembre: il 29 giugno la festa di S. Paolo ha insieme la forza della ricorrenza religiosa e del rito agrario ancestrale. San Sebastiano - la cui diffusa devozione ne fa il culto più popolare della Sicilia sud-orientale - viene festeggiato dall'8 al 10 agosto. Il 15 settembre vi è l'Addolorata. Il 29 dello stesso mese, la festa di S. Michele, animata da fanciulli e ragazzi, ricorda tutti quei riti di passaggio all'età adulta diffusi nelle culture di ogni parte del mondo. Dal rito al teatro: una stagione estiva di prosa, musica e danza si avvale come spazio scenico dell'antico impianto greco dove a maggio, con cadenza biennale, ha luogo un Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani. Durante l'inverno, il carnevale, documentato come di lunga tradizione, vede ogni anno un'ampia partecipazione popolare.
Non si può lasciare Palazzolo Acreide senza averne sperimentato la gastronomia: la ricotta, i legumi, le verdure spontanee, la carne suina sono gli ingredienti principali di una cucina marcatamente iblea e molto apprezzata in tutto il siracusano. Numerose trattorie e ristoranti ne propongono buoni esempi e le pasticcerie del paese confezionano ottimi dolci tradizionali, sia a base di ricotta e creme che di mandorle, miele e frutta secca. Ma è il pane di Palazzolo ad essere eccezionalmente buono, al punto che può divenire fra le cose migliori del mondo se si ha la fortuna di trovarne di quello fatto in casa e appena sfornato. Da condire, ancora caldo, nel modo più semplice: sale, un pò d'olio d'oliva, origano e peperoncino.

A pochi chilometri da Palazzolo Acreide, lungo una vecchia strada che conduce a Noto, merita di essere vista la contrada S. Lucia di Mendola. In mezzo a una bella campagna, tra ulivi, querce e carrubbi secolari, si trovano i ruderi di una basilica ipogeica paleocristiana del II secolo d.C. della quale rimangono l'abside, il battistero, alcune catacombe e, alla profondità di otto metri, una fonte battesimale. Altri resti sono quelli di una abbazia del XII secolo



Fonte:
L'altopiano ibleo siracusano
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004
 
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