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Itinerario dettagliato - A sud (5a parte) PDF Stampa E-mail
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Da Pachino è raggiungibile in pochi minuti, Portopalo di Capo Passero, il comune più a sud d'Italia, che sorge su quello che anticamente era conosciuto come promontorio Pachinum, al quale era allora congiunta l'attuale isola di Capo Passero. Chi arriva in questa cittadina è attratto dallo spettacolo unico di vari elementi naturali qui concentrati: mare, sabbia, roccia, ricca vegetazione, particolarmente di fico d'india, saline, scogliere e il panorama dell'isola, proprio il paesaggio che nel 1777 fu riprodotto da Jean Houel in uno dei suoi lavori pubblicati poi nel già citato Vojage. A ciò si aggiungono le opere dell'uomo, costituite dal Faro di Cozzo Spadaro, dalla Tonnara, dal Castello Tafuri, costruito in stile liberty, e dalla Fortezza, che troneggia sull'isola, con accanto la statua della Madonna posta in cima ad un'alta stele nel 1959.
Il centro abitato gravita, con le sue case linde e curate, sul corso Vittorio Emanuele, che unisce la zona del porto peschereccio e del mercato ittico con quella di Scalo Mandria. In questa via è ubicata la chiesa del paese, dedicata ai Santi Gaetano e Francesco di Paola, protettori dei pescatori.
La zona di Portopalo è ricca di reperti archeologici e di testimonianze storiche. Le scoperte più importanti sono state fatte nella zona di Scalo Mandria, dove sono venute alla luce varie testimonianze relative alle attività marinare praticate sin dai tempi più antichi nella zona: giare, anfore, monete e resti di attrezzi propri delle attività relative alla pesca del tonno. E' venuta allo scoperto anche una necropoli paleocristiana, che conta circa quaranta loculi scavati all'interno di una catacomba ricavata sotto uno sperone roccioso risalente al IV secolo. Sul mare sono i resti della tonnara di Portopalo, con la balata, la loggia, lo stabilimento con la fornace, i magazzini, la casa padronale della famiglia Bruno di Belmonte e la cappella gentilizia, costruita nel Seicento. Sull'isola, all'interno di un fatiscente magazzino, sono ancora conservati alcuni scieri, cioè i barconi che venivano adoperati nelle operazioni della tonnara, e innumerevoli ancore. L'isola di Capo Passero, riserva naturale, è un ampio tavolato di calcare fossilifero, riconosciuto come biotipo di notevole interesse botanico. Vi cresce abbondantemente, fra le altre piante, un vero e proprio bosco di palma nana.
Ma la costruzione più imponente e storicamente importante è la Fortezza svevo-aragonese, che si taglia sul punto più alto dell'isola. Fu costruita, arricchita e rafforzata in varie epoche, con un intervento particolarmente accurato nell'età di Carlo V. La sua funzione era quella di difendere la zona dalle frequenti e violenti incursioni piratesche dei secoli andati. Il forte, che è tra i più importanti di tutta la Sicilia sud-orientale, ha pianta quadrata e sorge su un pianoro a 22 metri sul livello del mare. Al tempo della sua costruzione le autorità, allo scopo di dotarlo di una maggiore efficienza difensiva, pensarono di sopraelevarlo dal piano di campagna mediante una base massiccia, sulla quale poi furono impostati i piani superiori, destinati agli alloggiamenti dei soldati. La cortina muraria, che poggia su una scarpata di circa sette metri di altezza, presenta pochissime finestre, tagliate peraltro senza alcun criterio di simmetria. Una variazione notevole è data, nell'angolo nord-ovest, da un ampio ballatoio, sorretto da sette mensoloni. L'ingresso è a oriente, e si accede per mezzo di una lunga scalinata a due rampe, disposte a forma di lettera L, di costruzione successiva.
Il portale d'ingresso è sormontato da un grande stemma in pietra calcarea con l'immagine dell'aquila imperiale. Tutt'intorno al cortile interno sono disposte delle modeste camerette squadrate con volte a botte. Al piano superiore sono delle camere che forse costituivano gli alloggi per gli ufficiali del presidio. Un locale del piano basso fu adattato a chiesa parrocchiale, dedicata all'Annunziata, nella quale furono seppelliti alcuni defunti nel corso del Seicento, come documentato dalle lapidi sepolcrali rimaste sul posto.
Intorno a Portopalo il paesaggio naturale conserva la sua bellezza luminosa e la limpidezza delle acque marine lungo tutta la costa, caratteristiche, queste, che incantarono lo scrittore francese Dominique Fernandez, il quale a Portopalo acquistò casa e abitò per circa vent'anni. Peculiare è la fisionomia della conformazione naturalistica del paesaggio sabbioso che si stende verso sud-ovest fino all'isola delle correnti e oltre, verso contrada Marza. Agavi, cannucce, palma nana, giunchi, salicornie caratterizzano le dune sabbiose, i cosiddetti maccùna, della zona. Un vasto ginepreto è nella spiaggia detta della Cufara. Non a caso l'intero comprensorio è da anni inserito nel circuito dell'agriturismo estivo, con richieste provenienti da tutta Europa.
L'economia e le tradizioni culturali di Portopalo di Capo Passero sono strettamente legate alle attività marinare e, per i tempi recenti, in parte anche alla serricoltura. Pregiati sono i pomodori coltivati nella campagna di Portopalo, conosciuti col nome di pomodori di Pachino. Sono, infatti, ricercati per la loro ottima qualità, dovuta non solo alle condizioni climatiche del luogo ma anche alla composizione chimica del terreno, ricco di elementi ferrosi.
In estate, il 7 agosto, si festeggiano solennemente San Gaetano e San Francesco di Paola. Fino a qualche anno fa le statue dei due santi venivano portate in barca nella processione a mare. Il venerdì santo, nella processione del Cristo Morto, viene ancora oggi eseguito il cosiddetto lamientu, ad opera di un coro esclusivamente maschile. Il canto, privo di accompagnamento musicale, è molto suggestivo, perchè caratterizzato da melismi antichi di chiara ascendenza orientale. E' tradizione, inoltre, per la Festa dell'Immacolata, offrire delle grandi cudduri, ciambelle votive di pane, riccamente guarnite con semi di sesamo, confetti, giulebbe, frutta candita, le quali vengono poi vendute all'asta durante la tradizionale cena.
Moltissime sono a Portopalo le varietà gastronomiche a base di pesce, tradizionalmente preparate con ingredienti da cucina povera. Si ricordano, tra gli altri, l'antichissimo piatto della ghiotta alla marinara, fatta col tombarello, la pasta col nero di seppia, le frattaglie essiccate secondo antichi procedimenti e rituali domestici i cui segreti vengono gelosamente custoditi e tramandati di padre in figlio. Degni di menzione sono poi ovviamente tutti i piatti a base di tonno: ghiotta, cuzzidda, firticciu, cori, ventri, etc... Sono prelibatezze che si cucinano nelle famiglie di Portopalo ma che, dietro specifica richiesta, è possibile gustare anche nei migliori ristoranti della cittadina e dell'intero comprensorio. Tra le peculiarità gastronomico-dolciarie di Portopalo di Capo Passero, da segnalare, infine, una vera e propria rarità: i fichi d'India essiccati al sole estivo di Sicilia.



Fonte:
A sud di Siracusa: Barocco, Riserve naturali e Mare
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004
 
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