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Itinerario dettagliato - A sud (2a parte) PDF Stampa E-mail
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A sei chilometri di Avola, lungo la statale 115, è Noto la città capovallo ricostruita con criteri scenografici sul colle Meti, nei pressi del fiume Asinaro, dopo la distruzione della città antica posta sul monte Alveria.
Noto accoglie il visitatore con tutto lo splendore delle sue architetture barocche, disposte armonicamente nel tessuto urbano disegnato ortogonalmente come uno scenario aperto, che però, ha osservato Bruno Zevi, non scade mai nella teatralità: un complesso di architetture che indussero Cesare Brandi a definire Noto "giardino di pietra".
Passaggio obbligato, dopo il verde della villa comunale, la Porta Reale, costruita in occasione della visita a Noto di Ferdinando II di Borbone, effettuata nel 1838. Il monumento è  della stessa pietra calcarea con la quale sono costruiti tutti i monumenti di Noto: una pietra che col passare del tempo assume progressivamente un colore dorato, che i raggi del sole, specialmente al tramonto, contribuiscono a far risaltare con effetti di straordinaria luminosità. Percorrendo il corso Vittorio Emanuele, si incontra la chiesa di San Francesco all'Immacolata con l'annesso convento e, a sinistra, il lato orientale del monastero del SS. Salvatore con il magnifico belvedere in cima alla torre campanaria. Più avanti la chiesa di Santa Chiara, opera di Rosario Gagliardi, con l'annesso monastero, dirimpetto a quello citato del Salvatore, quest'ultimo caratterizzato dalle tipiche finestre con grate panciute in ferro battuto.
La chiesa di Santa Chiara, a pianta ovoidale, è ricca, al suo interno, di stucchi pregevoli e conserva una Madonna col bambino in marmo, proveniente dalla città antica e attribuita ad Antonello Gagini. La basilica del SS. Salvatore, opera probabilmente dell'architetto e pittore netino Antonio Mazza, conserva alcune pitture del palermitano Giuseppe Velasquez e dello stesso Mazza, nonchè un organo di Donato del Piano. La facciata della basilica, costruita negli ultimi anni del Settecento, risente dell'influenza dello stile neoclassico, al quale invece si rifà direttamente la facciata del vicino Palazzo vescovile. Al centro della città, in cima ad una scenografica scalinata a tre rampe che parte dal corso Vittorio Emanuele, si erge maestosa la Cattedrale, dedicata a San Nicolò di Mira. L'interno, a tre navate, è stato manipolato e ridipinto nel corso degli anni cinquanta di questo secolo. Il recente (1996) crollo della cupola ha notevolmente danneggiato l'interno dell'edificio, dove si custodisce la cinquecentesca arca argentea che contiene il corpo di San Corrado.
Di fronte alla Cattedrale è il Palazzo Ducezio, sede del municipio. L'edificio, opera dell'architetto Paolo Labisi, è in stile neoclassico e ha un salone di rappresentanza ricco di stucchi e ori, con sulla volta un affresco di Antonio Mazza raffigurante re Ducezio che segna il sito di Noto Antica. Anche palazzo Ducezio ha subito rimaneggiamenti con l'aggiunta, nel Novecento, di un secondo ordine. Alla sinistra della cattedrale si ammira il Palazzo Landolina di Sant'Alfano.
Proseguendo per il corso Vittorio Emanuele, sulla sinistra si incontra la chiesa di San Carlo Borromeo con l'annesso collegio dei Gesuiti. La chiesa, opera di Rosario Gagliardi, fu costruita nei primi decenni del Settecento e presenta una facciata concava con tre ordini diversi di colonne sovrapposte. Più avanti, in piazza XVI maggio, la chiesa di San Domenico, costruita su progetto del Gagliardi, con una facciata convessa, che, nel contesto della piazza, produce effetti scenografici di rilevante portata. La chiesa di San Domenico costituisce il più elegante e compiuto monumento del barocco netino. Di fronte alla suddetta chiesa si trova il Teatro Comunale; in fondo a via Ducezio sorge la chiesa del Carmine, costruita su progetto del Gagliardi nella prima metà del Settecento. Ha facciata concava e l'interno a croce greca.
Lungo la via Cavour, che corre parallela al corso Vittorio Emanuele e alla spalle della Cattedrale, è possibile ammirare una serie di magnifici monumenti barocchi, costituiti soprattutto da palazzi nobiliari. Vi sono, infatti, il palazzo di Lorenzo di Castelluccio, l'ex convento dei Crociferi, la chiesa di Montevergini, palazzo Astuto, palazzo Trigona di Canicarao. In via Nicolaci l'omonimo palazzo dei principi di Villadorata, il più famoso di Noto per i fantasiosi fregi dei mensoloni antropomorfi e zoomorfi dei sei balconi della facciata.
L'insieme architettonico e urbanistico di Noto è un unicum artistico di altissimo pregio, che, per il suo valore culturale, è stato recentemente dichiarato patrimonio europeo e non a caso è stato utilizzato negli ultimi quarant'anni dei più grandi registi del cinema italiano. Nella zona alta della città è la chiesa del Crocifisso, progettata dal Gagliardi. All'interno vi si conservano due leoni romanici provenienti da Noto Antica, nonchè la Madonna della neve, in marmo bianco, datata 1471, opera di Francesco Laurana, anch'essa recuperata intatta dalle macerie dell'antica città.
A Noto è di un certo pregio anche l'insieme delle testimonianze dello stile liberty, elegantemente rappresentato in alcuni edifici di via Principe Umberto, di via S. La Rosa n.15, nell'ex cinema Benso, in piazza Municipio n.8, al vico Carrozzieri n.9, in via G. L. Barbieri n.72, in via Nicotera n.16, in corso Vittorio Emanuele n.158.

Fuori dal centro abitato Noto conserva un ricco patrimonio naturalistico, archeologico e storico di straordinaria importanza. Tappa obbligata per il visitatore, oltre alle importanti zone di Finocchito e Castelluccio, dove sono gli avanzi delle omonime stazioni preistoriche, è il monte Alveria con le rovine di Noto Antica che alcuni studiosi hanno definito una Pompei medievale. Il monte Alveria, infatti, è un prezioso scrigno di testimonianze storico-archeologiche di tutte le epoche, tanto che l'archeologo Vincenzo La Rosa, a proposito di Noto Antica, ha usato l'espressione "archeologia sicula e barocca". Vi coesistono necropoli sicule, resti ellenistici, protocristiani, ebraici, bizantini, arabi, normanni, rinascimentali ed anche barocchi. Di notevole interesse è anche la Valle dei Miracoli, con la cava dei Pizzoni resa celebre dalla presenza eremitica di alcuni Santi tra i quali San Corrado Confalonieri e San Guglielmo di Scicli. Lungo la costa meritano una visita i resti della città greca di Eloro, con gli avanzi della cinta muraria, il Teatro Greco, il Tempio di Demetra, i depositi alimentari sotterranei, e ancora la Colonna Pizzuta, distante pochi chilometri dalla città. Insieme con i resti del tempio della Pitturata in contrada Falconara, essa venne ritratta da Jean Houel e pubblicata nel suo Voyage pittoresque des iles de Sicile, de Malte et de Lipari.

Proseguendo lungo la costa, si giunge alla riserva naturale di Vendicari. La varietà di ambienti diversi in questa zona umida costiera, con la presenza di roccia, mare, sabbia, dune, acque dolci e salate, insieme con le testimonianze lasciate dall'azione dell'uomo (la torre sveva, la tonnara, la salina, la chiesetta bizantina della Trigona) rende tipologicamente unica la riserva di Vendicari. La vegetazione è varia, come testimonia la presenza ricca di mirto, lentisco, timo, aglio selvatico, statice sinuata, pimpinella spinosa, ginepro coccolone, giunco, cannuccia, etc...
Vendicari è un punto di sosta per l'avifauna di passo: spatola, fenicottero, gru, airone, cicogna nera, pellicano, gabbiano corso. Vi sono, fra gli altri rettili, anche il colubro leopardino, il dicoglosso dipinto, la tartaruga palustre, il ramarro. Recente la scoperta fatta a Vendicari di un coleottero di una specie nuova per la scienza, lo Stenus angelinii. Tale scoperta ha notevolmente accresciuto l'interesse scientifico degli specialisti attorno alla riserva.

Fuori dal centro abitato di Noto va ricordata la zona residenziale di San Corrado Fuori le Mura, sviluppatasi attorno all'eremo omonimo, nei cui locali adibiti a museo si conserva, fra gli altri oggetti, un prezioso presepe in cera eseguito da frà Ignazio Macca e datato 1800.
D'interesse, e non privo di suggestione, è anche il vicino santuario di Santa Maria della Scala del Paradiso.
Un certo sviluppo, anche nelle strutture alberghiere, ha avuto negli ultimo anni la zona marina con Calabernardo, Noto Marina, e contrada Falconara, nella quale sono distribuite alcune delle ville settecentesche e ottocentesche che le famiglie patrizie netine si fecero costruire per le vacanze estive. Tra queste ville è degna di menzione quella conosciuta come villa Eleonora, tradizionalmente attribuita al Gagliardi. Una nota va anche riservata alla villa Romana di Caddeddi (detta del Tellaro), ubicata sulla sponda destra del fiume Tellaro, nella quale sono stati rinvenuti splendidi mosaici d'età imperiale.

Noto è famosa, oltre che per le sue bellezze naturali e artistiche, anche per la sua storia e le sue tradizioni culturali, sempre vive e rinnovate nel tempo, ma accentratesi negli ultimi secoli attorno alla figura e al culto di San Corrado Confalonieri, al quale si dedicano due feste nel corso dell'anno, una in febbraio, l'altra in agosto, con due solenni processioni che vedono sfilare le confraternite di origine medioevale, il capitolo diocesiano e due lunghe teorie di cilii, enormi ceri riccamente dipinti e ornati a colori vivaci, portati dai fedeli. Quella dei cilii è una tradizione antichissima, che si perpetua fedelmente, ed è caratterizzata dalla corsa che viene fatta all'interno della cattedrale nel momento di rientro dell'arca argentea a conclusione della processione. E' una specie di danza accesa e scomposta, che esprime in forme parossistiche il sentimento gioioso della festa. Di antica data è anche la Processione della Santa Spina, che si svolge la sera del venerdì santo. Tipico anche l'incontro di Gesù Risorto e della Madonna il giorno di Pasqua nella piazza del Municipio.
Da non perdere l'Infiorata di via Nicolaci nell'ambito della Primavera Barocca. Per l'occasione il pavimento di via Nicolaci viene infiorato in tutta la sua lunghezza di 122 metri con riquadri artistici eseguiti su bozzetti di vari pittori. Viene usato un quantitativo considerevole di fiori e di altri elementi vegetali offerti dalla natura: petali di garofani e di gerani, fiori di campo, mirto, finocchietto selvatico, carrubbe macinate, semi di carrubbe, etc... Il risultato è un colpo d'occhio di notevole bellezza, esaltata dal sapiente taglio di luce dato da riflettori appositamente disposti.

Conosciute sono le tradizioni gastronomiche e dolciarie di Noto. Basti ricordare la famosa cotognata d'autunno, citata da vari etnologi e scrittori giù nell'Ottocento, tra i quali il Pitrè, oppure le squisite fragoline di bosco. Vere specialità dolciarie è possibile trovare tuttora presso alcuni caffè della città, dove si possono gustare dolci di mandorla confezionati con grande sapienza artigiana, granite e gelati nei gusti del gelso, della rosa e di altre delizie della natura, come, ad esempio, il gelsomino, lo stesso che orna e rende profumate le case e i vicoli dei quartieri popolari di Noto, Agliastrello, Mannarazzi, la cui struttura urbanistica e architettonica, con gli archi, i cortiletti, i giardini interni, richiama alla mente quella influenza araba rimasta in alcuni paesi del Mediterraneo. La cucina netina risente anch'essa dell'influenza che l'atmosfera barocca in città esercita su tutto. Vanno segnalate le paste al forno, i ravioli di ricotta casarecci, lo spezzatino alla siciliana, il coniglio all'agrodolce, i ntuppateddi (qualità di lumache particolarmente pregiate); il tutto accompagnato dai buoni vini della zona, tra i quali è il celebre DOC Moscato di Noto.



Fonte:
A sud di Siracusa: Barocco, Riserve naturali e Mare
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004
 
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