Home arrow Visitare arrow Itinerari Siracusa arrow Itinerario dettagliato - A nord (2a parte)
Itinerario dettagliato - A nord (2a parte) PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 0
ScarsoOttimo 



MELILLI
Anche in questa zona, la presenza umana è testimoniata, sin dalla prima età del bronzo, da alcune necropoli ubicate a varia distanza intorno all'attuale abitato. Su di un'antica Hybla che qui sarebbe sorta nel VIII sec. a.C. - divenendo tanto rinomata a motivo del suo miele da vedere trasformato il suo nome in quello attuale del borgo - gli storici ancora si interrogano. Così come non è certo che abbia preso consistenza sin dal periodo bizantino quell'agglomerato di case agricole, poi indicato come casale di Melilli nei documenti trecenteschi. Il casale fu comunque incamerato nella contea di Augusta sin dalla nascita e ne seguì le sorti fino al 1567, allorchè la restituzione di Augusta al Regio Demanio non comprese i dieci feudi di quella che, frattanto, era diventata la baronia di Melilli e che tale rimase fino al 1811, anno di soppressione dei diritti feudali.
Centro prevalentemente agricolo, solo nel 1950 Melilli avrebbe subito vistose trasformazioni in seguito all'industrializzazione della zona. Ciò è facilmente avvertibile nell'impianto urbanistico cittadino, che vede i nuovi quartieri nella parte più bassa del sito ben distinti dal centro storico, ove la rete viaria, irregolare in tracciato e pendenza, per adeguarsi alla morfologia del sedime, denuncia l'impianto medievale con le sovrapposizioni barocche della ricostruzione settecentesca.
Questa disposizione rappresenta una motivazione valida per visitare il centro storico a piedi, dopo aver raggiunto la piazza (o Piano) S. Sebastiano ed avervi agevolmente parcheggiato. Subito a destra, dal giardino pubblico, si offre alla vista il panorama, delle industrie frammiste al verde delle campagne. La propaggine del Tauro di Augusta, il suo porto con Magnisi in lontananza e, ancora più sfumati, il golfo di Catania e il mare di Siracusa.
Volgendo le spalle al panorama, si vede il loggiato che dal 1801 offre riparo ai rivenditori della fiera annuale e, a mezza costa, la fabbrica che dal 1820 fa da sipario ai fuochi d'artificio in onore di S. Sebastiano. Le due costruzioni costituiscono gli attributi profani dell'omaggio al patrono, laddove il Santuario che domina sulla piazza è invece l'elemento sacro della sua devozione. Il culto del santo patrono è vecchio ormai di sei secoli, risalendo ad un episodio del 1414 quando sulla spiaggia presso Magnisi venne rinvenuta in una cassa, avanzo di un naufragio, la statua del martire romano modellata in cartapesta fusa con cotone, bambagia tritata e colla. Portata in paese il primo maggio dello stesso anno e deposta in una grotta che ben presto divenne una chiesa (non distante dall'attuale), fu subito venerata e ancora maggiore fu la devozione da quando essa uscì indenne dalle macerie del terremoto del 1693. Dieci anni dopo, S. Sebastiano prendeva a Melilli il posto di S. Nicola, che lo teneva dal 1200. Nel contempo si provvide a edificare il tempio attuale (1695-1763), poi elevato a dignità di basilica nel 1839 e divenuto da allora uno dei santuari più noti della Sicilia, a motivo delle virtù taumaturgiche attribuite al Santo dal popolo, come è dimostrato dalle copiose offerte e dagli innumerevoli ex voto che vengono lasciati in chiesa ogni anno dai suoi numerosi fedeli.
Ad una facciata in arenaria di disegno sobrio, impreziosita nei portali e nelle volute secondo la migliore tradizione della maestranza siracusana, fa riscontro un interno a tre navate con un soffitto ligneo posto a supporto della tela - affrescata da Olivio Sozzi (1758) raffigurante la gloria di S. Sebastiano - ed il pavimento a disegno marmoreo eseguito nel 1775. Del Sozzi sono le figure allegoriche nelle cupolette delle navate laterali. La pala del 1701 che decora la cappella del S.S. Rosario, nel braccio sinistro del transetto, dovuta ad Antonio Madonia, costituisce il dipinto di data più antica nella chiesa. In quanto al simulacro del Patrono, sostenuto da una colonna argentea (1691), esso è stato ricomposto e restaurato nel 1947, dopo un attentato dinamitardo.
Lasciato il santuario ed attraversata la piazza, ci si immette nel centro storico della centrale via Iblea che, con andamento sinuoso, taglia a metà il centro da un capo all'altro. Superato il Municipio, si giunge in piazza Salvatore Rizzo, cuore dell'abitato, già luogo dell'abbeveratoio pubblico (come denota il vecchio nome di Piazza Fonte) e s'imbocca, a destra, via Collegio che porta alla Chiesa Madre, dedicata a S. Nicolò; ricostruita tra il 1715 e il 1735 sulle rovine della preesistente chiesa, risalente forse al 1200 e distrutta dal terremoto 1693, vanta anch'essa l'opera del Sozzi che nel 1760, anno in cui vi si aggiunse il campanile, affrescò il soffitto e la grande pala sull'altare maggiore in onore dell'ex patrono.
Usciti dalla Matrice e prendendo a sinistra la via omonima, si lascia quest'ultima all'altezza dello slargo e, sempre sulla sinistra, si torna in via Iblea fino ad incontrare poco dopo via Vittorio Emanuele (già S. Antonio). Percorrendola in salito fino a via Larga, s'incontra sulla destra la chiesa di S. Antonio, antecedente al 1542, due volte distrutta e ricostruita ad unica navata e soffitto in legno; l'altare marmoreo e due antichissimi ovali su tela vi provengono dal monastero delle Benedettine. Poco distante, è la chiesa dello Spirito Santo o del Sacramento (e di S. Lucia), ricostruita dopo il terremoto ed ultimata nel 1762. Tornando nella vicina piazza Rizzo, il giro può dirsi concluso, anche se scalinate, ronchi, viuzze possono indurre ad altre escursioni.
Da alcuni anni, durante la settimana santa, nel centro storico, ha luogo una Via Crucis vivente che snoda tra i suoi vicoli. Manifestazione che, insieme all'Estate Melillese (eventi sportivi, musica, folclore) anch'essa di recente istituzione, si affianca alla ben più antica e rinomata Festa di S. Sebastiano, che raggiunge l'apice il 3 ed il 4 maggio. In essa, religiosità, folclore e tradizione si fondono e danno vita ad un avvenimento popolare che coinvolge non solo i melillesi ma anche migliaia di devoti da entro e fuori provincia, molti pellegrini giungono per voto a piedi nella notte del 4. Tra i fedeli si riconoscono i nuri (nudi) che scalzi, vestiti di bianco (in origine indossavano solo un perizoma) e con una fascia rossa a tracolla, concludono la loro corsa nel santuario, inneggiando al martire e lanciando i loro mazzi di fiori sul simulacro che verrà portato in processione al sorgere del sole. A questa antichissima tradizione s'affianca la fiera, riconosciuta ufficialmente già nel 1588 ma ormai mutata nella sua essenza, per il tramonto della civiltà contadina. Civiltà la cui traccia affiora ancora in due specialità gastronomiche del luogo, acquistabili solo nei panifici del paese: la pizza melillese, cioè una sfoglia di pasta ripiegata da tagliare a fette, condita con aglio, molto prezzemolo, peperone piccante e pomodori secchi e la pagnoccata, piccoli dolci fatti con farina e miele.
Prima di lasciare Melilli, si consiglia una breve escursione sulle alture alle spalle dell'abitato, raggiunto il sito dell'antico Castello, da cui trae il nome. Per arrivarci, si percorra per intero via Vittorio Emanuele (già S. Antonio) per immettersi nella provinciale per Sortino. Superati il convento dei Cappuccini ed un paio di tornanti, si raggiunge quota 400 m., da cui possono ammirarsi tanto il panorama verso il mare, quanto l'altopiano dei Monti Climiti, ove la natura si presenta ancora pressochè intatta.

Il ritorno in pianura è possibile per due vie: la più agevole segue a ritroso il percorso d'andata, sino al bivio con la statua di S. Sebastiano; l'altra si diparte dalla propaggine nord dell'abitato, impegna la Strada delle Scale e, con vari tornanti stretti ed in forte pendenza, smaltisce 150 m di dislivello concludendosi presso il cimitero di Melilli in corrispondenza del bivio per Priolo. Questo, e l'altro già descritto, sono collegati da un rettifilo dalla cui metà si dirama la S.P. 63 che porta alla S.S. 114 ed alla costa, con destinazione Megara Hyblaea.

MEGARA HYBLAEA
Seguendo le apposite indicazioni, superando in cavalcavia la statale ed imboccando la discesa dominata da una grossa ciminiera, si prende a sinistra la S.P. 62; una nuova segnalazione dopo un paio di chilometri indica il percorso da compiere per raggiungere infine la zona archeologica, il cui accesso è preceduto da uno spazio di parcheggio (prima di un ponticello a schiena d'asino che supera la ferrovia).
Come già per Thapsos, anche per Megara Hyblaea è lecito parlare di un sito archeologico d'eccezione, quasi unico nel consentire di far luce sulle problematiche connesse alla nascita ed allo sviluppo di una polis ellenica del VIII sec. a.C.
Erano stati infatti gruppi di emigrati della Megara greca capitanati da Lamis ad approdare a nord del sito nel 729 a.C. e poi, a fondare, più a meridione, la città, avuto l'assenso del re siculo Iblone (da cui l'attributo al nome di Megara). Prima di visitare il sito, è opportuno accedere al piccolo Antiquarium limitrofo all'ingresso, ove il quadro storico ed i dati topografici generali sono riassunti da pannelli e planimetrie; vi si trovano anche alcuni reperti. Si ricorda però che il prezioso materiale rinvenuto finora nella zona è, per la maggior parte, conservato nel Museo Archeologico di Siracusa.
La zona archeologica compresa tra il torrente Cantera, le mura arcaiche ed il litorale (escludendo le necropoli che la circondano) è estesa circa 10 ettari, di cui solo 1/4 a tutt'oggi escavati; ciò è tuttavia sufficiente per conoscere l'impianto urbanistico del sito, in quanto ne sono stati portati alla luce innumerevoli e significativi elementi: abitazioni di varia epoca e consistenza, botteghe, l'agorà (ossia il cuore religioso e civile dell'insediamento), un tempio, le terme, un santuario. Dato però che tutte le opere murarie s'arrestano al piano di campagna e che inoltre sono molte le sovrapposizioni d'età ellenistica sui resti più arcaici, per un'agevole lettura di questi ultimi elementi è consigliabile munirsi della Guida redatta dall'Ecole Francaise de Rome, impegnata nelle campagne di scavo sin dal 1948. Seppure limitata ad una sola parte del pianoro nord, cioè essenzialmente alla zona dell'agorà, la guida non manca di esaurienti riferimenti agli altri settori, per altro segnalati in loco da indicazioni dettagliate. Al termine della visita non ci si può sottrarre al contrasto - qui fortissimo - tra il silenzio che regna sul sito archeologico ed il pulsare delle industrie che lo hanno cinto così da vicino da sovrapporsi, talora, alle necropoli i cui resti sono in parte visibili, sulla sinistra, ripercorrendo la strada di collegamento con la provinciale.

Qui giunti, si seguano le indicazioni per Catania finchè, dopo circa 4 km ed oltrepassato (sulla destra) il Motel Megara, si imbocca lo svincolo tra la S.S. 114 e la S.S. 193 che, dopo 6 km, porta ad Augusta.



Fonte:
A nord di Siracusa: Giardini e siti archeologici
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004
 
< Prec.   Pros. >

Partner

Rodante Bricolegno

Rodante Bricolegno

Chi e' online



Siracusaweb Chat

Nessun utente in chat

Siracusaweb Forum

Abbiamo 18 visitatori nel forum

Bacheca saluti

    Ultime dal Forum