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Lapide in memoria del ''Conte Rosso'' PDF Stampa E-mail
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La memoria della città, una lapide per ricordare il siluramento della nave nel ’41: il "Conte Rosso" fu affondato dal sommergibile Upholder la sera del 24 maggio 1941 mentre stazionava al largo di Capo Murro di Porco. Domenica la manifestazione per ricordare l’evento in cui persero la vita 1.297 persone.

La tragedia del "Conte Rosso" e i caduti in mare saranno ricordati con una manifestazione, domenica alle 18 al monumento dei Caduti in Africa di piazza dei Cappuccini: un’iniziativa dell’associazione culturale «Lamba Doria» nell’ambito del programma «Siracusaricorda».
La tragedia risale alla sera del 24 maggio del 1941 quando due siluri lanciati da un sommergibile inglese colpirono la nave diretta a Tripoli che in quel momento si trovava al largo di Capo Murro di Porco: affondò in soli otto minuti con buona parte del suo carico umano. L’ex transatlantico si trova ancora in fondo al mare a circa 2 chilometri e mezzo di profondità ricordando a distanza di 66 anni uno dei più struggenti momenti della Seconda guerra mondiale che ha coinvolto le coste del Siracusano.
E non può esserci luogo migliore come il monumento ai Caduti d’Africa per commemorare i tanti morti del «Conte Rosso». Monumento che ancora attende interventi di restauro e di valorizzazione.

Conte Rosso
Il "Conte Rosso"

La partecipazione alla manifestazione sarà corale. In primo luogo saranno presenti due parenti di altrettanti dispersi dopo l’affondamento della nave e la signora Margherita Fazio, vedova del superstite Pietro Gigli di Augusta, alla quale è stata affidata la scopertura della lapide dedicata ai caduti del «Conte Rosso». Presenzieranno le massime autorità militari e civili e interverranno: Pino Corso (rappresentante Lamba Doria), Michele Favaccio (già vice commissario alle onoranze ai caduti in Roma), Vincenzo Di Falco (Società siracusana Storia Patria), Marco Montagnani (giornalista nipote del disperso del «Conte Rosso» Marino Motta), Corrado Piccione (testimone dei fatti, studiosio e scrittore), Giambattista Bufardeci (sindaco) e Alberto Moscuzza (presidente di «Lamba Doria»).
I lavori saranno coordinati al microfono dal giornalista Giorgio Italia. Presenzierà, infine, un picchetto armato della Marina Militare e una rappresentanza della più datata società di soccorso ai naviganti; parteciperà la banda municipale e sarà esposto un modello in scala del «Conte Rosso» realizzato da Carmelo Minimo, oltre a reperti militari delle truppe italiane in Africa.

«…Ad un tratto - si legge nella nota della testimonianza del superstite Angelo Padello - si sentì la voce del capitano che gridò "Si salvi chi può". Io non volevo morire dato che mio fratello era già morto nella guerra del ’15-’18. Ma non sapevo nuotare e nel gettarmi in acqua cominciai a bere fino all’aiuto di un ufficiale che mi disse: "Calma ragazzo".

Locandina Lloyd Sabauda
Una locandina della Lloyd Sabauda che pubblicizzava i viaggi oltre oceano prima di essere requisito

Una sintesi della storia del «Conte Rosso» la racconta il consulente storico per la manifestazione, Cesare Samà: «Il transatlantico, 180 metri di lunghezza, 22 di larghezza e 17 mila tonnellate di stazza lorda, fu varato nel 1921 insieme al gemello "Conte Verde". Dopo un utilizzo civile, i due transatlantici furono requisiti, come molte altri navi passeggeri, dalla Regia Marina per il trasporto delle truppe. Il "Conte Rosso", requisito il 3 dicembre del 1940, era utilizzato lungo la rotta Napoli-Tripoli.
All’alba del 24 maggio 1941 il "Conte Rosso", insieme alle navi "Victoria", "Marco Polo" ed "Esperia", salpò dal porto di Napoli. Nel pomeriggio, passato lo Stretto di Messina, si unirono al convoglio come scorta gli incrociatori "Bolzano" e "Trieste". La tragedia si consumò alle 20.41 dello stesso giorno ad opera del sommergibile inglese "Upholder" che utilizzò gli ultimi due siluri rimasti».
Sul "Conte Rosso viaggiavano 2.729 uomini dei quali 1.432 si salvarono e 1.297 morirono o risultarono allora dispersi.

«I caduti del "Conte Rosso" - commenta Alberto Moscuzza - rappresentano l’ennesima incuria nei confronti della memoria storica della città. La Sicilia e Siracusa non possono essere considerate solamente luoghi incantevoli, ricchi di sole, mare e bellezze paesaggistiche, archeologiche e architettoniche. Sono state teatro di episodi anche drammatici che devono essere considerati parte integrante della nostra storia patria. In ricordo di quei caduti non posso che ringraziare con il cuore tutti coloro che hanno reso possibile la manifestazione».



Foto e articolo di L.S.
tratto dal quotidiano La Sicilia
(inserto Siracusa e Provincia)
Edizione di Mercoledì 23 Maggio 2007

 
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