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Siracusa di ieri e di oggi: qual'è quella migliore? PDF Stampa E-mail
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Appassionante libretto dell'associazione culturale Demareta dedicato a Giuseppe Logoteta. Occorre finalmente una Scuola che ritrovi corale sensibilità e competenza professionale dei docenti evitando gli indottrinamenti ideologici nichilisti.

"La Storia è un quadro che ci presenta le vicende dell'uomo, unisce i secoli, e li confronta, scorre gl'Imperi, riflette all'innalzamento e loro decadenza, e penetra nello spirito delle Leggi e de' costumi: essa è la depositaria delle verità, l'occhio della politica, il catechismo di morale".
Giuseppe Logoteta
Giuseppe Logoteta
Così Giuseppe Logoteta nel 1778 apriva il suo "Compendio ragionato dell'istoria civile di Siracusa antica", dedicato al "Chiarissimo Signore D. Francesco M. Gaetani, benemerito cantore del Sacro Ordine G. Cavaliere, d'animo sempre grande di virtù sociali e cristiane, ornatissimo delle lettere e de' letterati protettore insigne". L'Associazione culturale Demareta, in un prezioso volumetto, riproduce in copia anastatica queste "Antiche Siracuse" del parroco D. Giuseppe Logoteta, che parte da "Siracusa ne' tempi favolosi, ed oscuri", sin da Archia, per passare poi a Gelone, Jerone, Trasibolo, alla guerra cogli Ateniesi, alle leggi di Diocle, alla città sotto i Dionisi, a Timoleonte, ad Agatocle, a Pirro, a Geronimo, alla guerra coi Romani, ai Vandali, ai Goti, all'impero di Costantinopoli, per addentrarsi quindi in "Osservazioni" sul tempio di Minerva, su quelli di Diana e di Giove Olimpico, sull'Antico Teatro, sulla regina Filistide, l'Anfiteatro, una lapide antica rinvenuta nel Foro di Akradina, le Latomie, le antiche mura della città...
Meritoria l'iniziativa dell'Associazione culturale Demareta che rende un servigio a quanti amano leggere e conservare documenti cosi preziosi. La lettura di questo libretto, inoltre, ci induce alla riflessione: a meditare e analizzare la fatale differenza tra l'antica Siracusa e la nuova. Nel tempo che trascorre nulla può rimanere immutato, l'inesorabile evolversi e il decadere delle civiltà appartiene a quel ciclo di rigenerazione imposto dalle leggi della natura che regolano anche le cose umane. E nel senso della storia sta proprio questo nostro chiederci del tracollo di una città che ebbe momenti di grande splendore, autentica e ammirata capitale del Mediterraneo, e per quale condanna non è più stata capace di risollevare il capo e ridarsi nuovo prestigio.
Gli storici additano il "sic transit" nel miscuglio di sangue apportato da gente qui accorsa da tante latitudini, una sorta di inquinamento babelico che ottunde e isterilisce cuore e carattere. E c'è da chiedersi se i siracusani dei millenni trascorsi siano stati tanto migliori di quelli di oggi. O non siano stati anch'essi "gregge" da manovrare da parte di forti individualità, di dispotici poteri, di barbariche invasioni?
Così, sommariamente, il siracusano di oggi può anche essere né migliore né peggiore dei propri predecessori. Le valutazioni sociologiche si fermano però davanti ad un dato certo: in questo millennio deve trovare collocazione una Scuola che, attraverso una finalmente corale ritrovata sensibilità e competenza professionale dei docenti, più in alto di indottrinamenti ideologici tutto sommato nichilisti, possa spiegare come "senza passato non c'è futuro".
Evitando anche le trappole qualunquistiche dei giochi di parole che conducono alla atarassìa. E l'assopimento sulla nemesi per cui di quella Siracusa debba restare la frigidità di nebulosi ricordi sempre più sbiaditi.



Articolo di ALDO FORMOSA
tratto dal quotidiano La Sicilia
(inserto Siracusa e Provincia)
Edizione di Sabato 7 Aprile 2007

 
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