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Museo Archeologico Regionale ''Paolo Orsi'' PDF Stampa E-mail
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Aperto nel 1988, il museo, che ha sede nella moderna struttura realizzata a partire del 1967 nel parco di Villa Landolina, ha sostituito l'antico Museo Archeologico Nazionale di piazza Duomo, divenuto insufficiente per ospitare l'eccezionale numero di reperti provenienti dagli scavi dell'isola.
Si articolo in tre corpi disposti intorno a un'area circolare centrale dotata nel seminterrato di un auditorium e al piano di un salone che presenta la storia del museo.

Sul lato nord di Viale Teocrito è la Villa Landolina, residenza estiva settecentesca del nobile mecenate Mario Landolina e luogo di sepoltura del poeta romantico Augusto Von Platen. I giardini della villa accolgono, in un'area di 12.000 mq., i moderni padiglioni del Museo Archeologico Regionale "Paolo Orsi". Si tratta di uno dei più importanti musei archeologici d'Europa, con oltre 18.000 pezzi sistemati nell'edificio appositamente costruito nei giardini di Villa Landolina, su progetto di Franco Minissi.
Il corpo centrale dell'edificio, costituito da un ambiente circolare, è occupato da bacheche contenenti schede, sinossi e grafici che illustrano la disposizione del museo e i materiali in esso contenuti, nonchè la storia stessa del museo dalla sua prima sede nel palazzo arcivescovile a quella attuale. Qui ha trovato provvisoria collocazione il Sarcofago di Adelfia, proveniente dalle catacombe di San Giovanni. La elegante e preziosa opera marmorea, risalente al 340 d.C., ha la fronte adorna di un medaglione con le effigi di Adelfia e Valerio fra due ordini di bassorilievi che riproducono episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Il museo si sviluppa su tre piani, uno dei quali riservato alle visite. I criteri espositivi adottati in quest'ultimo spazio consentono di soddisfare in pieno le esigenze scientifiche e didattiche dei visitatori del museo.       

Il Settore A, dedicato alla preistoria ed alla protostoria, raccoglie una documentazione tra le più ricche al mondo sulla materia. E' dedicato alla storia geologica del bacino del Mediterraneo e, in particolare, della Sicilia. In esso sono esposti fossili e rocce delle varie fasi, nonchè documentazioni paleontologiche di straordinario interesse, quali la coppia di elenfanti nani (Elephas falconeri) e innumerevoli reperti faunistici e strumenti preistorici e protostorici delle Sicilia centro-orientale, dal neolitico all'età del ferro, provenienti per la maggior parte dalle grotte Giovanna, Calaforno, Palombara, Conzo, Genovese, tutte nel siracusano. Dalla Sicilia sud-orientale, ma soprattutto da Pantalica, Caltagirone, Cassabile provengono i molti reperti dell'età del bronzo, specialmente ceramiche dipinte e corredi funerari. Molto interessanti i materiali rinvenuti nella necropoli di Thapsos, in particolare i pithoi a piastra bifida (vasi di terracotta dentro ai quali venivano adagiate le salme).
Si inizia con una sezione geologica con fossili ed indicazioni sulla fauna del quaternario nella Sicilia orientale: si notano in particolare gli scheletri di due Elefanti Nani rinvenuti nella grotta di Spinagallo. Nelle vetrine sono esposti resti di fauna pleistocenica oltre a Manufatti del Paleolitico Superiore e del Mesolitico.
Di fondamentale interesse è la documentazione del Neolitico con le Ceramiche provenienti dalle stazioni di Stentinello, Petraro, Paternò, Matrensa, Megara Hyblea e Calaforno. Molto ricca è anche la documentazione dell'età del rame le cui principali culture furono quelle di Piano Notaro, Grotta Zubia, S. Ippolito, Grotta Genovese, Grotta del Conzo e Chiusazza.
La prima età del bronzo, che ebbe un'ampia diffusione nella Sicilia sud-orientale, ha preso il nome dalla documentatissima stazione di Castelluccio che si trova in territorio di Noto. Tra i reperti di questa civiltà, oltre alla tipica ceramica a bande geometriche brune su fondo rosso o giallastro, notevoli sono gli ossi a globuli (idoletti in osso che testimoniano contatti con le coeve culture della penisola balcanica) e i grandi portelli, scolpiti nella pietra calcarea, provenienti dalla necropoli.
Segue l'esposizione di materiali della media età del bronzo con le affascinanti Ceramiche di Thapsos, tra le quali è comune la presenza di manufatti d'importazione micenea, cipriota e maltese. A riprova degli intensi scambi commerciali tra la Sicilia e il resto del Mediterraneo sin dalla preistoria e protostoria.
Di notevole interesse è anche la documentazione dell'impianto abitativo che fa di Thapsos il primo esempio, nel mondo occidentale, di piano urbanistico regolare.
L'Età del Bronzo recente è documentata dai reperti provenienti da Pantalica, Caltagirone, Desueri, Cassibile, Madonna del Piano. Notevoli sono la ceramica a superficie rossa e la larga diffusione di oggetti metallici (fibule, coltelli, rasoi). Un particolare spazio espositivo è riservato al rinvenimento, in diversi siti, di Ripostigli Bronzei, vere tesaurizzazioni avvenute tra la fine dell'età del bronzo e la prima età del ferro. Ricca e dettagliata l'esposizione dei materiali dell'età del ferro con reperti provenienti dalle necropoli di Finocchito, Calascibetta, Ossini, Lentini, S. Angelo Muxaro, Valle del Marcellino. Tra i rinvenimenti avvenuti in quest'ultima stazione sono già presenti ceramiche greche d'importazione.
La nuova sistemazione museale non si limita soltanto a ordinare e a elencare i materiali, ma si sforza di perseguire anche uno scopo didattico, come quando, al termine di una interminabile esposizione di reperti funerari, vengono presentate in successione, una accanto all'altra, le varie forme di sepoltura in uso nei secoli XII e XI a.C.: in pithos, nella nuda terra, in urna cineraria, in sarcofago.

Il Settore B è dedicato al fenomeno della Colonizzazione Greca e alla documentazione delle colonie calcidesi di Naxos, Mylai, Zankle, Katane, Leontinoi. Sono ordinati i reperti che testimoniano la colonizzazione greca della Sicilia, in gran parte provenienti dall'area orientale, in cui sono stati trovati interessanti e pregevoli manufatti di età arcaica, quali le terrecotte ei corredi funerari di Naxos o lo splendido Kouros (statua votiva raffigurante un giovinetto, emozionante marmo di età tardo arcaica) di Leontinoi. Uno spazio ancora maggiore è riservato alle colonie doriche di Megara Hyblaea e, naturalmente, a Siracusa.
Notevoli, da Megara Hyblaea, sono le eccezionali raccolte di corredi funebri e le sculture di età arcaica e classica; gli eccellenti risultati raggiunti dagli scavi del sito sono illustrati, in modo ricco e preciso, attraverso un'ampia documentazione fotografica e pannelli illustrativi. Un altro bellissimo Kouros (VI sec. a.C.) è quello rinvenuto in una necropoli di Megara Hyblaea, che adornava la tomba di un medico, come risulta dalle parole incise sulla sua gamba destra - Sombrotidas, figlio di Mandrakles, salvatore dei mortali. Fra i reperti più interessanti di questa sezione, si segnala la singolare Dea Madre che allatta i gemelli (VI sec. a.C.). Innumerevoli le statuette votive di Demetra e Kore (le romane Cerere e Persefone) con gli inseparabili attributi delle divinità ctonie, la fiaccola, il papavero, il porcellino. Molte di queste (databili tra la fine del V e i primi decenni del IV sec. a.C.) provengono dal temenos scoperto negli scavi a sud del Santuario della Madonna delle Lacrime.
Queste statuette dovevano essere prodotte in serie, mediante matrici fittili come quelle per la fabbricazione di bamboline (III sec. a.C.) trovate a Naxos o di maschere teatrali trovate a Megara Hyblaea.
Per ciò che riguarda Siracusa, essa gode di un settore organizzato con spazi dedicati all'urbanistica dell'età arcaica ed ellenistica, alla scultura, alla documentazione funeraria, all'architettura templare ed ai luoghi di culto suburbani. Molto ampia, la sezione dedicata a Siracusa, con gli splendidi plastici dell'Apollonion e dell'Athenaion, illustra i vari periodi storici della città dalla fondazione della colonia (VIII secolo a.C.) all'epoca moderna. Vi figurano in particolare reperti (soprattutto ceramiche e sculture), frammenti architettonici (grondaie e teste leonine), rinvenuti nelle aree del tempio di Apollo e dell'Athenaion, del palazzo del Senato, del territorio dell'antica Acradina, in particolare nei recenti scavi di piazza della Vittoria, delle grandi necropoli siracusane e infine dei santuari situati nei dintorni della città, tra cui il tempio di Ciane e quello di Zeus Olimpo.
Tra i reperti siracusani spicca - oltre che per la bellezza, per il suo valore simbolico - la famosa Venere Landolina, così detta dal nome dell'archeologo siracusano Valerio Landolina (1743-1814) che la scoprì il 7 gennaio 1804. Si tratta di un rifacimento romano di un originale ellenistico di Venere anadiomene, uno degli epiteti della dea, in quanto nata dalla spuma del mare (dal greco anadyomène, emersa).

Il Settore C, infine, è dedicato ai centri indigeni ellenizzati sotto l'influenza della civiltà greca. Gran parte del materiale esposto appartiene al periodo compreso fra il VII e il IV sec. a.C. e proviene da luoghi come San Mauro di Caltagirone, Licodia Eubea, Paternò, Adrano, Camarina, Gela, Agrigento. Fra i numerosi reperti si segnalano in particolare i ricchi corredi funebri delle tombe, in cui compaiono busti fittili e terrecotte figurate, armi, strumenti in bronzo e ferro, ceramiche di produzione sia greca sia locale, bronzi, opere di scultura (tra cui la celebre Kore in trono della seconda metà del VI secolo a.C. realizzata in terracotta tornata in luce nell'area degli scavi di Grammichele).
Di Eloro, è possibile vedere, oltre la documentazione relativa alle ricerche sulla sua urbanistica, terrecotte delle divinità ctonie, Demetra e Kore; da Akrai (attuale Palazzolo Acreide) provengono parecchi reperti tra i quali vi è un interessante androgino: una scultura in pietra calcarea che rappresenta, attraverso un personaggio maschile, una divinità femminile; da Kasmenai (presso Buccheri) provengono un alto rilievo che ritrae Kore con una colomba e una stipe di armi in ferro; dalla necropoli di Camarina, ceramica attica ed altro materiale. Dai centri anellenici: bronzi, iscrizioni, terrecotte, sculture votive. Notevole l'Efebo del Mendolito (località presso Adrano): un piccolo capolavoro della scultura siceliota risalente al 460 a.C.
Abbondante la varietà del vasellame soprattutto da Camarina e Agrigento, comprendente esemplari corinzi, ionici, cretesi, nonchè preziose ceramiche attiche a figure nere e a figure rosse. Dalla zona di Agrigento provengono, tra l'altro, i busti fittili di Demetra e Kore (V-IV secolo a.C.) e gli xoana lignei arcaici.
Una curiosa rarità è rappresentata da tre statuine lignee (VII sec. a.C.), provenienti da un santuario di Palma di Montechiaro, insieme a vasetti e terrecotte figurate del sec. VI a.C.
Chiude l'esposizione una sezione dedicata ai reperimenti effettuati da Paolo Orsi - il grande archeologo cui è dedicato il museo - a Gela: gli abbondanti materiali comprendono terrecotte architettoniche arcaiche, vasi di epoche e stili diversi, interi sarcofagi e fregi di edifici sacri.


Fonti:
Siracusa e il suo entroterra
Azienda Autonoma Provinciale per l'Incremento Turistico
Siracusa
Edizione Ottobre 2004

Siracusa e la sua provincia
PRO.GRA.MS S.r.l.
Usmate (Mi)

Siracusa - Città d'arte e storia antica
Edizioni KINA Italia S.p.A.
Milano


Ultimo aggiornamento ( venerdì 03 marzo 2006 )
 
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