| La vera storia del castello dell'isola di Capo Passero |
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La vera storia del castello-fortezza dell’isola di Capo Passero raccontata in un libro di recentissima pubblicazione, "Il Forte di Capo Passero", edito dall’Associazione studi storici e culturali di Pachino con il patrocinio della provincia di Siracusa. L’autore è il geologo Antonello Capodicasa, appassionato di ricerca storica, che chiarisce alcuni aspetti a partire dal periodo di costruzione del forte, sfatando subito il "falso storico" che attribuisce all’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V, la paternità della realizzazione del castello. La "vulgata" recita che l’opera sia stata edificata a partire dall’anno 1526, dopo la distruzione del forte in seguito ad un’incursione del pirata Dragùt. Ma i documenti storici direbbero ben altro: l’anno è il 1562 e il busillis nasce da un errore di trascrizione in un manoscritto del 1780 (inversione delle ultime due cifre) del sacerdote Antonino Maria Tedeschi, riportato dal parroco Simone Sultano nel libro "Pachino e i suoi dintorni" (1939). Il Tedeschi a sua volta rimanda al "De rebus Netinis" di Vincenzo Littara, vissuto nella seconda metà del ’500.
Capodicasa scandisce i passaggi storici salienti: la decisione di fortificare Capo Passero fu presa, nel 1584, dalla deputazione del Regno, organo politico-amministrativo alle dipendenze del viceré di Sicilia. Progettista dell’opera fu l’ingegnere Giovan Antonio Nobile. La città di Noto contribuì con una donazione di 21.000 scudi, deliberata nel luglio del 1600. I lavori di costruzione ebbero inizio, probabilmente, nel 1606, sotto il regno di Filippo III al quale appartiene lo stemma che si trova all’ingresso della fortezza di Capo Passero. Incerta è la data di ultimazione dei lavori. Nel 1611 il forte dell’isola è già completo e la conferma è data da un disegno di Erasmo Magno da Velletri. Una parte della pubblicazione di Capodicasa è dedicata a coloro che vissero nel castello: spaccati di vita riguardanti bambini morti neonati, alfieri ivi sepolti (Lope de Medrano), soldati spagnoli e tedeschi in servizio nella fortezza. Nel 1826 l’ufficiale britannico William H. Smyth, a Capo Passero per un’indagine conoscitiva sulle difese costiere siciliane, confermò che il forte era un posto d’esilio dei peggiori criminali ma dove il comandante, il cavaliere Don Orazio Mottola, preferisce "essere importante in un luogo simile piuttosto che vivere in insignificante oscurità in una città". Il bel libro di Capodicasa, che si legge tutto d’un fiato, è arricchito da un’appendice fotografica e dal rilievo architettonico del forte, eseguito nel 2005 dall’architetto pachinese Rosario Ardilio.
Articolo di SERGIO TACCONE
tratto dal quotidiano La Sicilia Edizione di Domenica 12 Agosto 2007 |
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