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Come nasce l'infiorata PDF Stampa E-mail
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Ogni anno, dal 1980, la terza settimana di maggio, Noto, “Giardino di Pietra”, secondo la memorabile definizione di Cesare Brandi, ormai adottata nel mondo intero per indicare la capitale del barocco, accoglie, nel cuore del centro storico, nella suggestiva via Nicolaci, un giardino di fiori. Lo sposalizio è momentaneo nella durata, da tre a quattro giorni, ma l’effetto scenografico è intenso, accattivante.
Il venerdì, nel pomeriggio, quando i dardi del sole calante cominciano a perdere aggressività e la luce dell’incipiente tramonto potenzia le tonalità ocra della pietra dei monumenti barocchi, ciascuno degli artisti vincitori del concorso per l’ideazione dei bozzetti ispirati a temi che variano, di anno in anno, dalla mitologia all’arte sacra, al folklore locale, ecc., prende possesso del riquadro assegnatogli tra i sedici a disposizione sui lastroni di lava che pavimentano la via Nicolaci.
Inizia allora la prima fase della tessitura artistica con autori e infioratori intenti a tracciare con appositi gessetti le sagome dei disegni, primo abbozzo dell’equilibrio armonico di forme e colori che si prefiggono di realizzare.
Ma la traslazione esecutiva, dal bozzetto su cartoncino di dimensioni minime (cm 50 per cm 70) all’opera floreale sul riquadro assegnato per uno spazio interno utile di circa m 6,00 per m 4,00, inizia a partire dal primo pomeriggio del sabato e si sviluppa fino al completamento, il più delle volte fino al primo mattino della domenica.

Infiorata di Noto

Il fervore esecutivo si avvale dello stupore di una folla di curiosi che segue con trepidazione il lavoro compositivo degli artisti che, a conclusione della fatica, si allontanano barcollanti, sorretti da amici e collaboratori.
All’alba della domenica, quando il sole si leva ad oriente con misurata maestosità, l’opera meticolosa e competente di gruppi di fotografi, cineoperatori e videoamatori inizia la procedura per consegnare ai posteri il ricordo del fuggevole respiro dell’Infiorata. Contemporaneamente, gli occhi dei primi mattinieri visitatori si spalancano dinanzi al tripudio floreale, mentre le chimere e i mostri che sorreggono i “più bei balconi del mondo”, quelli del palazzo Villadorata, tracciano un misterioso sorriso simpaticamente estorto dalla luminosità solare.
Comincia allora il concorso popolare che andrà intensificandosi oltre ogni immaginazione fino a tarda sera: una interminabile processione che mai mette a dura prova, tuttavia, la pazienza dei partecipanti. E’ talmente bello sostare ai piedi dell’Infiorata in attesa del proprio turno nell’ascesa del pendio, indugiare in ripetuti sguardi d’insieme dal basso, dal corso Vittorio Emanuele, per soffermarsi sugli effetti cromatici delle composizioni floreali e gioire del felice pur se fugace connubio tra gli elementi floreali e la sontuosa architettura barocca.
Nel cuore della notte, poi, impenitenti innamorati della bellezza risalgono in silenziosa contemplazione dei riquadri infiorati. Continua quindi in via Cavour, lungo il corso Vittorio Emanuele, dinanzi al bel S. Domenico, a S. Chiara, a S. Francesco all’Immacolata ed oltre, il loro muto, fervoroso dialogo con gli elementi architettonici degli edifici barocchi, lieti di narrare la mirabile storia del loro sorgere, dopo il devastante terremoto del 9 –11 gennaio 1693 che indusse i netini ad abbandonare il monte Alveria per scrivere una nuova splendida pagina della storia dell’arte.
Continua, quindi, l’affluenza di turisti, in particolare studenti in visita con i loro docenti, per tutta la giornata di lunedì, finché a sera non si procede all’asportazione dei fiori ormai prossimi all’appassimento.
Resteranno, per molto tempo ancora, i disegni dei bozzetti, silenziosi testimoni di un’avventura di breve durata che, però, conoscerà una rinnovata edizione l’anno successivo. Secondo le ultime stime si parla di centinaia di migliaia di turisti che ogni anno affollano la città barocca. L’Infiorata netina alimenta una corrente turistica rilevante destinata a crescere in modo esponenziale nei prossimi anni.

ANNOTAZIONI TECNICHE SULL’INFIORATA

L’Infiorata di Noto, giunta nel 2003 alla sua XXIVª edizione, deve il suo successo anzitutto alla scenografica via Nicolaci in cui viene realizzata. Il pendio lungo m 122 e largo m 7, le conferisce risalto e spettacolarità, e valorizza al massimo grado il lavoro degli artisti.

Infiorata, Noto

Mentre in lunghezza i riquadri infiorati coprono interamente i 122 metri disponibili, in larghezza gli infioratori dispongono di 6 metri. Lo spazio libero di m 0,50, ai due lati del marciapiede, impedisce possibili involontari sconfinamenti della folla di visitatori all’interno della superficie infiorata.
Gli artisti partecipanti, i cui bozzetti vengono selezionati da una Commissione nominata dall’Amministrazione Comunale, s’impegnano con competenza tecnica e creatività ricoprendo con petali di fiori e materiale vegetale il riquadro loro assegnato, le cui dimensioni sono le seguenti: metri 6,00 per 4,00. Rimane un interspazio di m 1,50 per 4,00 che i maestri locali ricoprono con motivi decorativi, materiale vegetale multicolore.
Il tappeto floreale ricopre dunque un’area complessiva di mq 700, in cui sono distribuiti sedici bozzetti, la cui visione complessiva, guardando dal corso Vittorio Emanuele, è assicurata dal pronunciato e regolare pendio della via Nicolaci.
E’ consolidata tradizione che la realizzazione del bozzetto raffigurante lo stemma della città, che apre l’Infiorata con il primo riquadro, venga affidata, fuori concorso, all’Istituto d’arte di Noto.
Per infiorare il tappeto di mq 700, occorrono circa 400.000 fiori, in prevalenza margherite, garofani, gerbere, rose, ma anche fiori di campo delle più varie dimensioni e colori, ampiamente disponibili, nel mese di maggio, in tutto il territorio collinare di Noto.
Per la copertura di cornici e parti esterne, nonché per la realizzazione delle necessarie sfumature, gli artisti fanno ampio uso delle essenze vegetali tipiche della macchia mediterranea come foglie di mirto, finocchietto, lentisco, oltre a foglie e steli di garofani, crusca, carrube macinate, semi di carrube, tufo nero di caffè ecc.
La particolare natura dell’infioratura di via Nicolaci esige da parte degli artisti che partecipano al concorso annuale per l’ideazione e la realizzazione dei bozzetti una peculiare conoscenza degli strumenti espressivi ed una specifica competenza. Non tutti i bozzetti, pur se di valenza artistica, sono eseguibili sui lastroni di pietra lavica. La sensibilità artistica degli infioratori deve infatti rispondere ad esigenze di leggibilità, per cui la perizia tecnica deve essere impregnata di geometrica grazia, per assicurare alle immagini linearità e fruibilità.
Si comprende dunque la delicatezza del compito della Commissione incaricata della scelta delle opere da eseguire, alla quale, peraltro, spetta il diritto – dovere di sovrintendere alla realizzazione tecnica dell’Infiorata.


 
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