| Ricostruzione Cattedrale di Noto: il cantiere del miracolo |
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Dal crollo alla festa. Il 13 marzo il tempio barocco si sbriciola. Il restauro: sette anni di lavori, tra l'impegno di tecnici e operai e i veleni giudiziari. Investiti 40 milioni di euro con 50 operai al giorno. Tecniche ad altissima sicurezza, rispettando limpianto originario. La maestosa regina del "Giardino di pietra" è lì. Imponente e aristocratica. Irradiata da un sole meraviglioso, che la fa sembrare ancora più immensa. Più barocca, più lontana. Eppure è lì, al centro di una grande festa. Dedicata soltanto a lei. La cattedrale di Noto rinasce. «Un miracolo di San Nicolò», abbozza qualcuno. «La dimostrazione che anche in Sicilia sappiamo fare le cose per bene», rispondono - appena usciti dalle auto blu - i rappresentanti istituzionali. Una «ferita» che sembrava insanabile. Eppure erano in molti a non crederci. Gli orologi di un incubo che divenne realtà erano fermi alle 23:13 di quel maledetto 13 marzo 1996. A quell'ora l'edificio era chiuso e non ci furono vittime. Il cedimento, causato dall"esplosione" di uno dei pilastri della navata di destra, riempito da pietre di fiume, provocò ampi squarci alle volte delle tre navate. Un "effetto domino" che coinvolse gli altri pilastri delledificio, facendo sbriciolare gran parte della struttura. I sette anni del "cantiere del miracolo". Il restauro, iniziato nel gennaio del 2000, ha impegnato 50 operai al giorno, per un costo complessivo di circa 40 milioni di euro. Gli interventi di ripristino hanno riguardato un'area di circa mille metri quadrati, per un volume ricostituito di circa 19.500 metri cubi. La prima fase è stata lo sgombero delle macerie e dal consolidamento delle strutture "superstiti", per poi proseguire con la realizzazione delle fondamenta con archi rovesci in muratura. Quindi sono rinati lintera navata destra, i pilastri e il pilone, gli archi trasversali e longitudinali, con il solaio di copertura, i cupolini con i lanternini e i contrafforti. Sono stati poi sostituiti i pilastri e il pilone della navata sinistra, che avevano gli stessi difetti di costruzione di quelli crollati sul lato destro. Gli operai hanno poi inserito un nuovo elemento (che non era presente nella struttura precedente) per consentire la realizzazione del pesante solaio in cemento armato. Il restauro è stato eseguito da un raggruppamento di imprese guidato dalla Donati Spa di Roma. Ma i veri protagonisti dellintervento sono stati gli artigiani locali, circa 50 operai provenienti da Noto e da altre città della provincia.
Articolo di MARIO BARRESI
tratto dal quotidiano La Sicilia Edizione di Martedì 19 Giugno 2007 |
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