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Folklore e Tradizioni
San Sebastiano, un amore senza limiti | San Sebastiano, un amore senza limiti |
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Festeggiamenti, paese in piazza dalla notte di ieri per gli onori al Patrono. I «nuri» in processione per le strade di Melilli in occasione dei festeggiamenti in onore del Patrono San Sebastiano. È una tradizione che si rinnova nel segno della fede. La leggenda narra che S. Sebastiano era un tribuno di Diocleziano, nato in Francia da padre francese e madre milanese. Fedele servo di Diocleziano, decise di abbracciare la fede cattolica e di convertirsi, andando contro i voleri del suo imperatore che a quell’epoca, siamo nel300 d. c., condannava e martirizzava i cristiani.
Il suo corpo fu sepolto in una catacomba nell’Appia. Un documento posto negli archivi della chiesa narra che S. Sebastiano scelse Melilli come sua dimora per il culto. A fine aprile del 1414, una nave naufragò nella contrada Aulostentino, oggi chiamata "Pozzo di San Sebastiano" nell’isola Tapso. Ogni cosa andò distrutta, tranne una cassa di legno che fu portata a riva. I pescatori non osarono toccare la cassa e chiamarono un magistrato siracusano il quale decifrando le lettere incise in questa cassa capì che si trattava di una reliquia religiosa e venne chiamato il clero di Siracusa. I membri del clero provarono a spostare la cassa per portarla a Siracusa, ma la cassa si fece pesante e non ci riuscirono. Nel frattempo la notizia fece il giro della zona e alcuni membri del clero di Melilli con alcuni fedeli scesero per vedere la cassa il 1° maggio. Improvvisamente, quando i fedeli e il clero melillese furono davanti alla cassa questa si sollevò, segno che il volere del Santo fosse quello di essere venerato dai melillesi.
Caratteristica della festa sono i "nuri", fedeli chiamati così perché anticamente giungevano fino in chiesa con il solo perizoma. In seguito si preferì indossare un abito bianco con fasce rosse attorno alla vita e al busto e la testa coperta da un fazzoletto bianco. I "nuri" provengono da diverse zone della provincia siracusana e la notte del 4 si incamminano fino a giungere nella basilica di S. Sebastiano. Durante il cammino, intonano canti in onore del Santo e giunti in chiesa depongono un mazzo di fiori nel simulacro. I fedeli chiedono al Santo di esaudire i voti, di guarirli dalle loro infermità. Le grazie, miracolosamente concesse vengono ripagate attraverso la composizione di statue di cera fatte in onore al Santo che raffigurano la parte del corpo guarita. Queste statue si possono ammirare nel salone adiacente alla basilica di S. Sebastiano. I resti del Santo sono conservati a Roma, e a Melilli si conserva un piccolo ossicino che fa parte del braccio del Santo. Il bimartire è venerato quindi da oltre 600 anni da tutti i fedeli.
Articolo di Marzia Latina tratto dal quotidiano La Sicilia (inserto Siracusa e Provincia) Edizione di Venerdì 5 Maggio 2006 |
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