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Pirrera di S. Antonio: la cava delle meraviglie PDF Stampa E-mail
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A Melilli la «Pirrera di S. Antonio», una città sotteranea trasformata in contenitore di eventi culturali e spettacoli.

Melilli è storia, arte, cultura, natura. Ricca di cave come la Pirrera di S. Antonio che da un po’ di anni la Cooperativa "Argema", in collaborazione con il Comune di Melilli, ha reso fruibile al grande pubblico mediante visite guidate, realizzazione di mostre, seminari, convegni e spettacoli a tema.
Una città sotterranea, dalla straordinaria bellezza artificiosa, magica, insolita, suggestiva per il gioco delle proporzioni, di grande interesse culturale, ubicata in contrada Pianazzo sulla vecchia strada Melilli-Villasmundo, facilmente raggiungibile da Siracusa e da Catania, percorrendo la Statale 114.
La Pirrera, scavata nei calcari della Formazione dei Monti Climiti, sui cui si erge il centro abitato di Melilli, sin dal 1400 è stata sede di numerose estrazioni di pietra bianca, particolarmente docile allo scalpello, adatta per la statuaria e l’architettura, minerale scientificamente classificato «pietra da taglio bianca calcare del Miocene medio degli Iblei, compatto, omogeneo, uniforme e relativamente forte.
Questa pietra staccata dalle gigantesche pareti a colpi di piccone e cunei di legno dai "pirriatori" o "cavatori", veniva raccolta in blocchi che squadrati a taglio nelle sei facciate da "intagliatori", raggiungevano per mezzo di "carramatti" trainati da potenti cavalli, la stazione ferroviaria Melilli-Priolo per essere esportati a
Messina e forse anche oltre lo stretto.
Dopo la seconda guerra mondiale, gli "intagli" sbozzati in cava nelle dimensioni richieste dai committenti, arrivavano a Melilli su muli che disposti l’uno dietro l’altro e guidati dal "caporetina" ascendevano la scoscesa trazzera, detta delle Scale, che dalla Pirrera portava nei vari cantieri di lavoro del paese, ove artigiani "scalpellini", veri e propri artisti locali, scolpivano pezzi di colonna, cornici, cagnoli, capitelli e archi per la costruzione di palazzi, monumenti, chiese e fortificazioni: castello e torre, i cui ruderi, presumibilmente, furono utilizzati per ricostruire le case distrutte dal terremoto del 1693.
Le dimensioni della Pirrera sono mastodontiche, la volta raggiunge i 26 metri di altezza, i corridoi sono molto spaziosi e profondi. Sulle imponenti pareti rocciose che cadono a strapiombo sul suolo, sono ancora incise le scritte dei "pirriatori", tra questi ricordiamo il Sig. Antonino Annino scomparso il 4 dicembre 2006 ed ancora tra i tanti maestri "scalpellini", gli Annino, gli Aresco, i Catalano, i Messina e i Romano. A questi uomini che hanno fatto la storia della Pirrera, che hanno varcato i confini territoriali e che hanno saputo tramandare alle nuove generazioni il loro mestiere "onore" e "gloria".
Far conoscere e valorizzare il territorio di Melilli è un modo per scrollarci di dosso l’immagine di una cittadina industrializzata che punta solo sulla chimica, quella chimica "non sostenibile", che per anni ha depauperato il nostro territorio, illudendo i "nostri padri" che quello sarebbe stato il nostro futuro, poiché intorno ci sarebbe stata solo terra bruciata.
Ma oggi la "pirrera" può ridare lustro ai melillesi e grande interesse per visitatori, turisti e amanti degli spettacoli e degli eventi culturali.

Un gioiello unico
«E’ qualcosa di unico questo gioiello del patrimonio ipogeo melillese». Non lo dicono coloro che l’hanno riscoperto e valorizzato, ma anche chi l’ha visitato. E sono in tanti, oltre ai cittadini di Melilli naturalemente.
Il presidente della cooperativa "Argema", Angelo Misenti, che assieme ai soci gestisce il sito e l’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giuseppe
Sorbello, che si è fattivamente impegnata alla fruizione, sono sempre alla ricerca di programmi e progetti di valorizzazione e di ritorno d’immagine per la città promuovendo a tutto campo la "Pirrera". Ormai sono pochi i melillesi che ricordano questa gigantesca cava abbandonata e ciò lo si deve soprattutto al direttore, il geologo Sebastiano Marchese, il quale sulla base di una vasta bibliografia, documentata dallo storico Michele Rizzo, ha pubblicato un’opera dettagliata che fa luce sulla "Pirrera".
Possiamo dire che tutti hanno remato a favore di questa positiva realizzazione che fa onore alla città, ai suoi abitanti, alla sua cultura: dal consigliere comunale Giuseppe Marchese, ai presidenti dei circoli privati e alle varie associazioni sociali ed economiche di Melilli.
La "Pirrera" è conosciuta ormai in tutto il mondo: europei, americani, australiani, docenti universitari e studenti, come quelli Facoltà di Architettura di Siracusa e Catania. Un capitolo a parte merita il mondo scolastico che ha potuto usufruire di visite guidate, mostre, seminari, convegni e spettacoli vari. Nel 2006 è stata visitata da oltre 5.000 studenti delle varie scuole della provincia e in particolare, da docenti e alunni dell’Istituto Ipsia "Calapso" di Siracusa. La "Pirrera", quindi, servirà da volano per incrementare la conoscenza del territorio che i progetti della cooperativa "Argema" stanno attuando al solo scopo di tutelare il bene e riconsegnarlo efficiente ai cittadini del Terzo millennio.



Articoli di GIUSEPPE ALOISIO e MARA NICOTRA
tratti dal quotidiano La Sicilia
(inserto speciale Siracusa Oggi)
Edizione di Giovedì 1 Febbraio 2007


 
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