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La chiesa di S. Andrea PDF Stampa E-mail
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L'antico complesso religioso è un luogo suggestivo ma abbandonato.
Il monumento, chiaro esempio di architettura gotica, risale all'epoca sveva.

Nelle vicinanze di Buccheri, tra valli di ulivi e cave rocciose, un luogo che merita attenzione e che forse pochi conoscono è la chiesa rurale di S. Andrea Apostolo fuori le mura.
La chiesa di S. Andrea
E' un'interessante costruzione risalente all'epoca sveva, a pianta rettangolare con abside semicircolare sporgente sul lato orientale. In un documento del 1856 si legge: "E' la chiesa più importante del territorio nobilitata da agiati proprietari".
Si vuole che l'antico complesso religioso sia stato costruito dopo il 1120 dai monaci benedettini dell'ordine cistercense e dipendesse dall'antica abazia di S. Maria di Roccadia. E' certo invece che quei monaci curavano la chiesa di S. Andrea assicurando l'esercizio delle sacre funzioni e dei divini offici.
Don Pietro Manrinche, abate di S. Maria di Roccadia in Lentini, nel 1576, "per commodo di questa popolazione", domandò di erigere in abazia il convento di Buccheri, con l'assistenza dei monaci. Ma solo venti anni dopo, nel 1596, il convento di S. Andrea, abbandonato, andò in rovina e subì l'onta della demolizione. Nel 1856 la chiesa risultò del tutto abbandonata, mentre il Capitolo siracusano continuava a riscuotere regolarmente la rendite.
La chiesa di S. Andrea
Il parroco di Buccheri, don Francesco Petruzzello, scrivendo al vescovo di Noto, osservò come "di fronte alla doviziosa rendita stava la meschinità della chiesa di S. Andrea che presentava muri screpolati, pavimenti consunti, tetto logoro e sfondato che lasciava entrare nel tempio l'acqua piovana".
Il vescovo mons. Mirone incaricò il vescovo di Siracusa di provvedere al restauro della chiesa e alla ripresa della celebrazione della messa. I lavori di restauro ebbero luogo nel 1857 e furono completati il 4 novembre dello stesso anno: la chiesa riapparve "tinta di bianco al par della neve in tutto gaia e bella".
Oggi rimangono solo alcune rovine, dal cui studio l'opera è classificata come preziosa testimonianza dell'età sveva in Sicilia, chiesa inedita dell'età sveva, chiaro esempio di architettura gotica.


Articolo di Adriana Cataldo, Emily Nicastro, Valeria Buccheri, Mara De Gobbi, Chiara Salerno
tratto dal quotidiano La Sicilia
(inserto Il Giornale del "Grazie Deledda" di Buccheri - Buscemi)
Edizione di Venerdì 24 Marzo 2006

 
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