Un pregiato vitigno e il re degli ingredienti dei dolci siciliani, fanno di Avola una città per tutti i gusti
Il nome di Avola è noto ai più soprattutto per
alcune pregiate produzioni alimentari, come il Nero d'Avola,
uno dei migliori vitigni autoctoni siciliani, con cui si producono
rossi corposi e profumati. Sulla statale Avola-Noto, si trova l'azienda
dei fratelli Assennato, l'unica a produrre "Nero d'Avola" DOC, dove si
consiglia di fare tappa per una degustazione.
Altra produzione tipica di Avola sono le mandorle,
protagoniste indiscusse dei straordinari dolci che si producono in
città e in tutta la Sicilia. Il consiglio è
quello di inserire le pasticcerie tra le mete di una visita alla
città, vi si possono assaggiare delizie come il torrone,
in cui le mandorle si sposano a diverse varietà di miele dei
monti iblei (arancia, carrubbo, tiglio, millefiori mediterraneo), i dolcetti
a base di pasta di mandorle, il fior di mandorla
(mandorla, albume e miele, di consistenza morbida e spumosa), il croccante
(mandorle, sesamo, miele e bucce d'arancia), la "facciuna"
(mandorle, zucchero, albume, miele, cannella e cacao), che veniva
tradizionalmente prodotto nei conventi del circondario dalle monache, e
i carrubini (mandorle, arance e farina di carrubi).
A SPASSO PER LA CITTA'
Con il palato ormai soddisfatto, possiamo accingerci a una
visita della città, del suo centro storico barocco, il cui
edificio religioso più importante è la Chiesa
Madre di S. Nicolò, iniziata nel 1693, lo stesso
anno del sisma che ha flagellato l'intera zona, ed è
caratterizzata da una facciata a torre che si apre su una piazza
delimitata da statue barocche. All'interno si segnalano il Crocifisso
ligneo della seconda metà del 1600 posto nell'abside e
attribuito alla scuola di frate Umile da Petralia, le tele del XVIII
secolo con lo Sposalizio della Vergine, attribuita
a Olivio Sozzi, e la Madonna del Rosario,
attribuita a Sebastiano Croce. Tra le altre chiese, tutte
settecentesche, sono degne di nota quella di S. Venera,
in cui si conserva una statua della Patrona, realizzata in legno,
argento e oro, da E. Puglisi Caudullo e Raffaele Abbate. La chiesa
di S. Giovanni, invece, conserva una teca seicentesca in
argento e bronzo con la reliquia di San Corrado. Forme barocche
più evidenti caratterizzano la Badia,
che custodisce all'interno pregiati decori e tele del Carasi. Fuori dal
centro storico, infine, si trova la chiesa del Convento dei
Cappuccini, dove si conserva una pregevole tela dell'Esaltazione
della Santa Croce del pittore fiammingo Francesco da Castello
e una custodia lignea della seconda metà del XVII secolo.
LA CAVA GRANDE DEL CASSIBILE
Per gli amanti del trekking, un bel percorso porta nei pressi
di Avola antica, dove, da un belvedere si può godere dello
splendido scenario offerto da una spettacolare gola naturale. Si tratta
di una profonda incisione, scavata dal fiume Cassibile, lunga circa 10
km, in cui nel corso dei millenni, hanno trovato rifugio, oltre a
numerose specie vegetali e animali, anche varie civiltà.
Come le altre cave iblee, si è formata circa 50-80000 anni
fa per opera dell'acqua che nei millenni ha sciolto il calcare della
pietra. Esplorata dall'uomo solo in alcune parti del suo percorso, la cava
grande del Cassibile è la più profonda
e impenetrabile e si presenta come un canyon della lunghezza di circa 8
chilometri che raggiunge in alcuni punti la profondità di
250 metri. Il fiume che vi scorre, il Cassibile, ha origine nei pressi
di Palazzolo Acreide. Una scalinata ricavata nella roccia, Scala Croce,
immette all'interno della cava e conduce sul greto del fiume Cassibile,
da dove, seguendone il corso, si raggiunge un gruppo di laghetti.
Sul versante Nord della cava è ben visibile un grande antro,
la "Grotta dei Briganti", all'interno del quale si
trovano i resti di un antichissimo villaggio rupestre.
Tratto da
Tutto Siracusa - Scoprirla e viverla
Periodico di informazione Clip n. 357
Editore: Consodata s.p.a
Prodotto da SEAT PAGINE GIALLE S.p.A.
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