| L'insidia cartaginese |
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Sfruttando la situazione precaria in cui si trovava Siracusa – dissanguata dalla guerra – e la condizione di debolezza in cui finiva inevitabilmente per cadere tutto il mondo greco con la sconfitta di Atene, i Cartaginesi ripresero i loro tentativi di occupazione della Sicilia, con un poderoso esercito distruggendo e devastando città. I Cartaginesi si rivelarono un pericolo grave anche per Siracusa dove, nel frattempo, veniva ucciso Ermocrate – artefice della vittoria su Atene – dai suoi avversari politici. Di questa morte approfittò Dionigi, un suo partigiano, che liquidò gli avversari, si nominò tiranno (407 a.C.) e concluse una tregua con Cartagine. In tal modo guadagnò il tempo necessario per approntare la difesa di Siracusa attraverso la costruzione di imponenti mura lungo i ciglioni dell’Epipoli (“ città che sta sopra”); al sommo dell’altura fu innalzato il grandioso castello Eurialo mentre gli abitanti di Ortigia venivano espulsi e l’isola trasformata in fortezza.
Sebbene non li trattasse con particolare rispetto, il tiranno si circondò di poeti e uomini di cultura. Platone che era stato alla corte di Dionigi, finì con l’annoiare il tiranno che cercò di venderlo come schiavo; e l’avrebbe fatto se il grande filosofo non fosse stato salvato dai suoi amici. A Dionigi il vecchio, successe suo figlio che, unitamente allo zio Dione, tentò di dar vita ad una organizzazione politica corrispondente alle idee di Platone. Zio e nipote, mediocri e incerti entrambi, diedero origine a un periodo di guerre e scontri interni che indebolirono gravemente la posizione della città , in poco più di un ventennio. Siracusa, rimasta senza guida (Dionisio finì in esilio e Dione assassinato), all’approssimarsi del pericolo cartaginese dovette ricorrere all’aiuto di Timoleonte da Corinto (343) e questi, in una memorabile battaglia sul fiume Krimisos, a oriente di Segesta, sconfisse l’esercito cartaginese. Nel trattato che seguì si conveniva che i cartaginesi sarebbero rimasti nella Sicilia occidentale ma senza inviare aiuti militari agli altri tiranni.
Dopo la morte di Agatocle molte guerre locali tormentarono la vita di Siracusa finchè , nel 279, la minaccia cartaginese tornò a farsi pressante. Si ricorse allora all’aiuto di Pirro, re dell’Epiro e genero di Agartocle, che stava già combattendo in Italia contro i Romani. Per due anni - dal 278 al 276 – Pirro combattè contro i Cartaginesi con un ingentissimo esercito di cui facaveno parte anche gli elefanti indiani e con una flotta come non s’era mai vista prima nel Mediterraneo. Spaventate, le navi di Cartagine lasciarono il Porto Grande senza combattere; le città puniche della Sicilia vennero debellate una per una, tranne la fortezza di Lilibeo e la città di Messina. Sembrava che i Cartaginesi avrebbero lasciato l’isola definitivamente libera ma, prima che Lilibeo cadesse, Pirro fu richiamato sulla penisola dalla guerra con i Romani. Ciò consentì ai Cartaginesi di riconquistare molto di ciò che avevano perduto, senza però intaccare il potere dei Siracusani che elessero a loro capo uno degli ufficiali di Pirro che si erano messi più in luce: Ierone. Ierone II, siracusano, diede inizio al periodo di maggior espansione e ricchezza della città; ma fu anche il suo ultimo splendore. Fonte:
Siracusa e la sua provincia PRO.GRA.MS S.r.l. Usmate (Mi) STORIA DI SIRACUSA
Introduzione - La preistoria - L'espansione greca - L'insidia cartaginese - Il dominio romano - Il medioevo arabo - Il periodo normanno-svevo - Dagli spagnoli ad oggi |
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