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L'insidia cartaginese PDF Stampa E-mail
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Sfruttando la situazione precaria in cui si trovava Siracusa – dissanguata dalla guerra – e la condizione di debolezza in cui finiva inevitabilmente per cadere tutto il mondo greco con la sconfitta di Atene, i Cartaginesi ripresero i loro tentativi di occupazione della Sicilia, con un poderoso esercito distruggendo e devastando città.
I Cartaginesi si rivelarono un pericolo grave anche per Siracusa dove, nel frattempo, veniva ucciso Ermocrate – artefice della vittoria su Atene – dai suoi avversari politici. Di questa morte approfittò Dionigi, un suo partigiano, che liquidò gli avversari, si nominò tiranno (407 a.C.) e concluse una tregua con Cartagine. In tal modo guadagnò il tempo necessario per approntare la difesa di Siracusa attraverso la costruzione di imponenti mura lungo i ciglioni dell’Epipoli (“ città che sta sopra”); al sommo dell’altura fu innalzato il grandioso castello Eurialo mentre gli abitanti di Ortigia venivano espulsi e l’isola trasformata in fortezza.
Castello Eurialio
Castello Eurialio
Contro i Cartaginesi Dionigi mosse ben quattro guerre senza però riuscire a cacciarli definitivamente. Siracusa era, comunque, una città perfettamente protetta tanto che inutilmente contro le sue mura si scagliarono gli attacchi di Imilcone, nel 397. Anche se non profondamente compianto alla sua morte, Dionigi aveva dato origine al secondo periodo aureo di Siracusa. Sotto la sua guida la città era giunta a una tale potenza da divenire una delle più importanti del mondo occidentale. Nessuno come lui, prima di Alessandro il Grande, aveva imperato su possedimenti così vasti. Forte, ricca, popolosa (almeno 200.000 abitanti), sotto Dionigi Siracusa aveva fondato basi navali nel Tirreno, in Magna Grecia, lungo l’Adriatico ( Spalato, Ancona, Traù) fino a divenire, dopo la sconfitta di Atene, il maggior centro del Mediterraneo.
Sebbene non li trattasse con particolare rispetto, il tiranno si circondò di poeti e uomini di cultura. Platone che era stato alla corte di Dionigi, finì con l’annoiare il tiranno che cercò di venderlo come schiavo; e l’avrebbe fatto se il grande filosofo non fosse stato salvato dai suoi amici.
A Dionigi il vecchio, successe suo figlio che, unitamente allo zio Dione, tentò di dar vita ad una organizzazione politica corrispondente alle idee di Platone. Zio e nipote, mediocri e incerti entrambi, diedero origine a un periodo di guerre e scontri interni che indebolirono gravemente la posizione della città , in poco più di un ventennio.
Siracusa, rimasta senza guida (Dionisio finì in esilio e Dione assassinato), all’approssimarsi del pericolo cartaginese dovette ricorrere all’aiuto di Timoleonte da Corinto (343) e questi, in una memorabile battaglia sul fiume Krimisos, a oriente di Segesta, sconfisse l’esercito cartaginese. Nel trattato che seguì si conveniva che i cartaginesi sarebbero rimasti nella Sicilia occidentale ma senza inviare aiuti militari agli altri tiranni.
Nave da guerra cartaginese
Nave da guerra cartaginese
Timoleonte dedicò gli anni che gli rimanevano alla pacificazione interna e alla creazione di stabili rapporti tra le città sicule. Durante la sua vita Siracusa conobbe un periodo di saggia democrazia che gli meritò una profonda venerazione da parte del popolo. Alla sua morte , nel 337, ebbe splendida sepoltura in un monumento circondato da un ginnasio a colonne, ormai scomparso. Ma la pace e la prosperità erano destinate a non durare a lungo; seguirono infatti anni di incertezza politica finchè , nel 317, non acquistò la supremazia un nuovo tiranno: Agatocle. Costui, brillante condottiero, anche se spietato e ambizioso, combattè con alterne vicende contro i Cartaginesi: prima forzò il blocco posto dai Cartaginesi a Siracusa, poi spostò addirittura la guerra in Africa settentrionale (310-306 a.C.), infine riuscì a controllare Amilcare giunto ad attaccare l’altipiano dell’Epipoli. La sua carriera proseguì con scorrerie e conquiste in Magna Grecia e nell’Italia Meridionale; era ormai vecchio e progettava ancora campagne contro gli africani.
Dopo la morte di Agatocle molte guerre locali tormentarono la vita di Siracusa finchè , nel 279, la minaccia cartaginese tornò a farsi pressante. Si ricorse allora all’aiuto di Pirro, re dell’Epiro e genero di Agartocle, che stava già combattendo in Italia contro i Romani. Per due anni - dal 278 al 276 – Pirro combattè contro i Cartaginesi con un ingentissimo esercito di cui facaveno parte anche gli elefanti indiani e con una flotta come non s’era mai vista prima nel Mediterraneo. Spaventate, le navi di Cartagine lasciarono il Porto Grande senza combattere; le città puniche della Sicilia vennero debellate una per una, tranne la fortezza di Lilibeo e la città di Messina.
Sembrava che i Cartaginesi avrebbero lasciato l’isola definitivamente libera ma, prima che Lilibeo cadesse, Pirro fu richiamato sulla penisola dalla guerra con i Romani. Ciò consentì ai Cartaginesi di riconquistare molto di ciò che avevano perduto, senza però intaccare il potere dei Siracusani che elessero a loro capo uno degli ufficiali di Pirro che si erano messi più in luce: Ierone. Ierone II, siracusano, diede inizio al periodo di maggior espansione e ricchezza della città; ma fu anche il suo ultimo splendore.
Fonte:
 Siracusa e la sua provincia
 PRO.GRA.MS S.r.l.
 Usmate (Mi)




 
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