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Il periodo normanno-svevo PDF Stampa E-mail
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Furono i Normanni a cacciare gli arabi dall'isola; Siracusa fu espugnata nel 1105 dal conte Ruggero e da suo figlio Giordano. Nel 1127, Ruggero II regnava su una Sicilia unificata e normanna, con un'amministrazione di tipo feudale, con principi, conti, ecc. che ricevevano le terre dal re in cambio dell'obbligo di fornire soldati. Con Enrico VI, il crudele, intorno al 1194 pisani e genovesi tentarono, di capovolgere la situazione; ma l'ancor giovane Federico II controllò la posizione svevo-normanna.
Castello Maniace
Castello Maniace
Questo periodo, conclusosi nel 1268, fu una fase di espansione economica, di sicurezza politica e di arricchimento culturale straordinari; attraverso la corte di Palermo la cultura greca e quella araba raggiunsero l'Europa occidentale. Morto Federico II, del trono siciliano si impadronirono gli angioini (1268-1302); tutta l'isola si oppose, però, ai soprusi dei francesi, li scacciò con la guerra dei «Vespri Siciliani», appoggiandosi alla casa d'Aragona (spagnola) che regnò, in seguito, sino al '700.
Istituito con la pace di Caltabellotta (1302) il governo dei re aragonesi, dopo un felice periodo iniziale, fu minacciato dalle lotte intestine tra feudatari (tra la fazione latina e quella catalana).
A Siracusa prevaleva il partito catalano; con la dominazione degli Aragona venne instaurata nel quattordicesimo secolo — e durò fino al 1536 la Camera Reginale: Siracusa ed altri 8 comuni costituivano un'organizzazione politica a parte che veniva data in dote alla regina di Spagna e affidata ad un Governatore.
La città ne trasse vantaggi economici soprattutto grazie ai traffici commerciali con tutta l'Europa che lasciarono il loro segno nel grande sviluppo architettonico della città.
Ma la prosperità non poteva essere stabile. Nel 1348 la popolazione subì la decimazione della peste. Le lotte feudali, d'altra parte, si susseguirono finché la Sicilia non passò direttamente sotto il dominio spagnolo che esercitava il potere attraverso i viceré (dal 1415 al 1712). E gli spagnoli acutizzarono le disuguaglianze sociali e i contrasti. Siracusa moriva stremata dalle carestie nel '400 e sconvolta dal terremoto nel 1542; verso la fine del secolo non la abitavano che 14.000 persone. Epidemie e carestie punteggiarono la storia della città anche per tutto il '600; a tutto questo si accompagnavano sempre più violenti i moti contro lo strapotere spagnolo (1649).
 Prima della fine di questo secolo infausto, Siracusa subì anche la rovina del più catastrofico dei terremoti, il gennaio del 1693.

Sotto Carlo V, Ortigia subì radicali trasformazioni di carattere militare. Viene interamente cinta da mura a strapiombo sul mare e difesa verso la terraferma da tutto un sistema di forti e canali.
Purtroppo queste  fortificazioni  furono realizzate operando in massima parte la distruzione dei grandi monumenti greci che il tempo aveva risparmiato e che vennero utilizzati come cave di pietra. Venne completamente distrutta la ancora intatta scena del teatro greco; non si trattava più dell'antica scena greca ma di quella ricostruita in periodo romano; sempre nel teatro greco gli ordini superiori delle gradinate, realizzati in muratura, vennero demoliti. Uguale sorte toccò alle parti realizzate in blocchi di calcare dell'anfiteatro romano, che altrimenti, data la possenza della sua struttura, ci sarebbe arrivato del tutto integro. L'ara di Ierone venne smantellata, e ne fu lasciato il solo basamento. In pratica si lasciarono intatte solo quelle parti dei monumenti greco-romani scolpite nella roccia; il resto lo si asportò. In più, nel corso delle opere di fortificazione, venne distrutto quasi tutto il tempio di Apollo: ogni blocco di pietra venne asportato e messo in opera nelle nuove mura di Ortigia.

 
Fonte:
  Siracusa e la sua provincia
  PRO.GRA.MS S.r.l.
  Usmate (Mi)
 
 
   
 
 
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