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Ierone II (Gerone II/Jerone II) PDF Stampa E-mail
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Ierone II, al quale è dedicata una via nella parte nuova della città, si impadronì di Siracusa nel 276 a.C. e fu sempre alleato dei Romani.
Regnò 54 anni con mitezza e splendore. Restaurò i pubblici edifici e altri ne innalzò dalle fondamenta. Gerone II (Siracusa 306-215 a.C.), re di Siracusa (265-215 a.C.). Di oscure origini, mascherate poi simulando un'illustre discendenza da Gerone I, fu luogotenente di Pirro nelle guerre contro i cartaginesi di Sicilia; assunse successivamente il comando dell'esercito siracusano, impadronendosi di fatto della città. Nemico dei mamertini, i mercenari campani che avevano occupato Messina, nonostante un primo insuccesso li sconfisse a Milazzo nel 265 a.C., dopodiché venne acclamato re di Siracusa. Quando nel 264 a.C. i romani intervennero a Messina in favore dei mamertini (nella prima guerra punica) Jerone si alleò dapprima con i cartaginesi per contrastare l'intervento romano, per poi (263 a.C.) patteggiare con i romani stessi un trattato a durissime condizioni economiche, che vennero condonate solo nel 248 a.C. Da allora fu fedele a Roma, soprattutto in chiave anticartaginese, pur mantenendo buoni rapporti con altri sovrani, in particolare i Tolomei d'Egitto. Sovrano illuminato, favorì le arti e le lettere e instaurò un sistema tributario (lex hieronica) tanto efficiente che i romani stessi lo imitarono. Gli successe il giovane nipote Geronimo.

Il siracusano Pasquale Midolo, in una nota illustrazione della sua pregevole opera "Archimede e il suo tempo" (tip. Tamburo, 1912) ci fa conoscere l'economia della città sotto quel saggio monarca, desumendo le notizie degli storici più accreditati.
Ierone, per rendere florido il suo regno, stabilì dei provvedimenti di pubblica economia, che rendevano lieve il peso dei tributi e sottraevano il cittadino alle angherie, che spesso sono più pesanti delle imposte.
La rendita dello Stato si traeva allora principalmente dalla decima parte di tutti i prodotti della terra: sistema comune a tutti i popoli antichi. In ogni comune un magistrato registrava il numero degli agricoltori: ognuno dei quali era tenuto, sotto pena severa, a dichiarare le quantità di frumento o degli altri cereali che seminava. Queste dichiarazioni, che poi i Romani chiamarono professiones sationum, si iscrivevano anche nei registri, cui Cicerone dà il nome di Literae publicae, e si mandavano a Siracusa. Così il re aveva sempre presenti i dati principali della statistica agraria. Finite le semine, si vendevano all'incanto le decime di ogni territorio.
Così il governo assicurava la sua rendita, alla quale doveva rispondere il solo compratore; il quale si recava nei luoghi e si faceva versare dagli agricoltori la quantità del frumento che doveva. Se non potevano mettersi d'accordo, il magistrato fissava la quantità del tributo.
Questa legge fu detta geronica dal nome del re.

Nel corso del suo lungo governo, Gerone mantenne la pace, potè compiere opere straordinarie e, sempre parco con sè stesso, fare larghi donativi agli altri.
Durante il lungo assedio di Agrigento e di Lilibeo gli eserciti romani ebbero da lui tutto il vitto necessario.
Venuta Roma in guerra coi Galli cisalpini, lo stesso re somministrò alla repubblica gran quantità di frumento per l'esercito, contentandosi di averne pagato il prezzo alla fine della guerra.
Gran copia ne donò al popolo romano, per la celebrazione dei giuochi secolari, l'anno 246 a.C. Dopo la famosa rotta dei romani al Trasimeno, re Jerone mandò a Roma, per condolersi della disgrazia, alcuni ambasciatori, che offrirono al senato una vittoria d'oro di 320 libbre, 320.000 moggia di frumento, 200.000 d'orzo e alcune schiere di arcieri e di frombolieri. Altro vistoso regalo diede a Roma, quando essa fu in guerra con Filippo di Macedonia.
Insomma, quando Roma aveva bisogno di frumento, trovava sempre pieni e aperti i magazzini di Siracusa; tanto che si formò il motto che la Sicilia era il granaio del popolo romano.
Ierone fu largo e generoso anche con altri paesi. Soccorse Cartagine con viveri e denaro, quando quella città trovavasi in penuria per le sollevazioni dei soldati mercenari siciliani.
Colpita Rodi da un terremoto, che fece cadere il famoso Colosso e vari altri edifici, i principi di quel tempo fecero a gara per portare soccorsi alla desolata città.
Tra i primi fu re Gerone, che vi mandò 75 talenti di argento per rifabbricare i ginnasi, vasi di gran pregio, 50 catapulte di tre cubiti; vi fece erigere due statue, che simboleggiano Rodi in atto di coronare Siracusa; e dispose che tutte le barche dei rodioti, che venivano a prendere frumento nel suo regno, fossero esenti da qualunque gravame.

Il re Jerone mantenne buone relazioni con la Cirenaica e specialmente con l'Egitto, che dai popoli del Mediterraneo era considerato quale un faro luminoso. La prosperità grande di Siracusa in quel tempo devesi al commercio, agli scambi, alle industrie e al lavoro. La ricchezza di Siracusa antica era proverbiale.
Prodigiosa era la fertilità dell'Egitto, dovuta principalmente alle acque limacciose del Nilo, ritenuto liquido concime. Vi prosperavano il frumento, l'orzo, i semi oleosi, gli ortaggi, le piante tessili, gli alberi da frutto e i vigneti. Gran conto si faceva del papiro, che cresceva rigoglioso intorno al Nilo.
Florida era l'industria. Gli operai erano soggetti alla direzione della casta sacerdotale. Ognuno era tenuto ad abbracciare la professione del padre, L'ozio era ritenuto un delitto; le istituzioni sociali miravano a rendere le popolazioni laboriose. Avevano eccellenti fabbriche di tessuti resistenti. Numerosa era la classe dei pescatori, i quali esercitavano l'arte di seccare al sole e di salare il pesce, che veniva esportato in gran quantità.
L'industria mineraria era in auge. Nella Nubia esistevano miniere d'oro, d'argento e di rame. Presso le rive del mare Rosso vi erano miniere di smeraldi e fiorivano gli incisori su pietre dure.
Il re Ierone è rimasto celebre nella storia anche per la gran nave, che mandò in dono a Tolomeo, re d'Egitto. Archimede fece il progetto e ne assunse la suprema direzione dei lavori. Moschione, uno degli ingegneri, che attesero alla fabbrica di essa, ce ne ha lasciata una accurata descrizione, che riassumiamo in breve. Il legname fu fornito dalle campagne dell'Etna. La sola chiglia ne assorbì quanto poteva bastare per la costruzione di sessanta galere. Nello spazio di sei mesi fu compiuta una metà della grandiosa nave, che fu portata in mare per ordine di Gerone e con gli ingegnosi strumenti di Archimede. Nello spazio di altri sei mesi fu compiuta l'altra metà della nave, unita tutta insieme con chiodi di bronzo.
La nave fu chiamata Siracusa; ma, quando fu destinata per l'Egitto, prese il nome di Alessandria.


Testo tratto da:
Profili di Siracusani Illustri
Mons. Giuseppe Cannarella



 
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