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Lungomare Alfeo cambierà volto, via il marciapiede e due scalette per raggiungere la spiaggia. I muraglioni saranno alleggeriti dal peso dei «solettoni» in cemento armato che da cinquant’anni gravano pericolosamente sul sito mettendone a repentaglio la staticità. Lungomare Alfeo come il Lungotevere: darà la possibilità di accedere direttamente all’acqua del mito, il mare di Ortigia. I muraglioni saranno alleggeriti dal peso dei «solettoni» in cemento armato che da cinquant’anni gravano pericolosamente sul sito mettendone a repentaglio la staticità, fatta eccezione secondo quanto previsto nel progetto dell’assessorato comunale alla Ricostruzione, per un paio di punti dove essi dovrebbero essere «ripensati» in maniera da risultare poco invasivi e consentire il transito dei mezzi di soccorso.
Il progetto, in questi giorni, è approdato sul tavolo della commissione urbanistica ed è stato approvato all’unanimità. Un passo propedeutico alla seduta del Consiglio comunale del 31, quando all’odg ci sarà il piano triennale delle opere pubbliche, dove esso è stato inserito in qualità di intervento da appaltare entro l’anno. «E’ un progetto di fondamentale importanza - afferma il presidente della commissione Salvo Sorbello - e per svariati motivi: sicurezza, vivibilità del centro storico e migliore fruizione del posto. La demolizione dei marciapiedi sul Lungomare Alfeo è prevista nel Ppo redatto dal professor Pagnano. In questa zona, infatti, al contrario di altre, come per esempio via Eolo dove esiste il transito sia pedonale che veicolare, essi non hanno motivo di esistere e costituiscono un pericolo per la staticità dei muraglioni. Non avrebbe avuto senso procedere al loro consolidamento e lasciare queste orrende appendici di cemento che nulla hanno a che vedere con questi luoghi». Anche la soprintendente Mariella Muti cita il Ppo ancora vigente: «E’ necessario rimediare - rileva - ai perniciosi interventi risalenti agli anni ’60. Oggi, per fortuna, la filosofia è cambiata e Siracusa deve allinearsi alle altre città d’arte. Il recupero dei muraglioni e le discese al mare permetteranno di apprezzarli in tutta la loro magnificenza già dal porto Grande. Lo scopo è ridare dignità a quello che per secoli è stato un fondamentale ingresso della città via mare».
«I muraglioni in seguito al sisma del ’90 - spiega - hanno subito danni tali da compromettere la loro resistenza e perciò sono stati inseriti negli interventi previsti dalla legge post sisma 433 (spesa prevista circa 2.860.000 euro ndr). I progettisti in seguito alla conferenza dei servizi del maggio scorso, hanno eseguito quanto opportunamente ci era stato prescritto dagli organi competenti. In questo caso l’esigenza sicurezza si coniuga felicemente al recupero di un pezzo di storia siracusana». Passato e presente: quei muraglioni respingevano gli assalitori I muraglioni di Ortigia sono parte essenziale della storia della città. Sin dalle origini, infatti, Siracusa ha avuto la necessità di predisporre apparecchiature difensive che impedissero l’accesso dai porti. Di certo, nei momenti di belligeranza non si pensava tanto alla «vista mare» e le fortificazioni erano altissime. Il monaco Teodasio, cronista dell’assedio subito da Siracusa dagli Arabi, ipotizza l’esistenza a quell’epoca di un sistema composto da almeno due cinte difensive: una a monte dell’istmo a protezione del porto piccolo e della parte più interna del porto grande e l’altra, a valle, comprendente le mura greche di Ortigia, opportunamente restaurate oltre a nuove edificazioni come la Torre e la Cortina, addossate al tempio di Apollo. Facendo un salto in avanti, in epoca medievale, esistevano due porte che difendevano l’accesso alla città tra cui la torre edificata nel 1429 da Guttera De Nava vicino alla porta "dei portatori d’acqua o de ’Saccari" presso la fontana Aretusa. Nel XVI secolo Siracusa ha il ruolo di piazzaforte a difesa dell’impero spagnolo contro gli attacchi dell’armata turca ed è allora che si decide di rinforzare la costa di Levante tra il torrione Casanova e S.Giovannello, l’entrata del porto grande con la cinta del Castello Maniace e la costa a ponente con due baluardi alla fontana Aretusa e Campana. Infine, il periodo della crisi economica e politica, il ventennio che va dal 1880 all’inizio del secolo, coincide con la pesante trasformazione urbana della città che vede la lenta e progressiva distruzione delle fortificazioni e passano come proprietà dallo Stato al Comune. Nel terzo millennio cambia la visione delle priorità e oggi si punta alla riscoperta e alla valorizzazione di questo importante pezzo di storia locale.
Articolo di GRAZIELLA AMBROGIO tratto dal quotidiano La Sicilia (inserto Siracusa e Provincia) Edizione di Giovedì 24 Agosto 2006 |
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