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Nelle profondità del mare le radici e la storia della città PDF Stampa E-mail
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Siracusa non finisce mai di suggerire spunti della sua storia millenaria. Vi si sono cimentati il geometra Vincenzo Bongiovanni e il geologo Andrea Giunta. Molto noti e stimati per le loro ricerche, hanno dato alle stampe, per i tipi dell’Associazione "Trireme" un libro sulla topografia di Siracusa antica.

Il prof. Sebastiano Amato, nella sua prefazione, ha posto l’accento sul perenne interesse che l’archeologia subacquea esercita non solo sugli studiosi ma anche sui neofiti. Gli autori hanno diviso il libro in due settori: il primo, di Bongiovanni, fa riferimento alla nuova pianta planobatimetrica e altimetrica, grazie al contributo fornito dalla Capitaneria di Porto, che gli ha permesso di configurare la mappa del porto grande, del porto piccolo e dell’antico porto lakkios.
Le prime ricerche sui fondali effettuate dai sommozzatori della Marina Italiana sotto la supervisione scientifica dei coniugi Warden e Baker negli anni dal 1954 al 1956, ebbero luogo sulla base del resoconto dell’assedio ateniese narrato da Tucidide. La planimetria del porto piccolo e del lakkios, siti fra Ortigia e Akradina, sono state studiate da Pier Nicola Gargallo in collaborazione con Lione Casson, poi da Gerhard Kapitan e dal prof. Luigi Polacco e Roberto Mirisola. Sulla base delle sue immersioni, Bongiovanni ha potuto stabilire che quel tratto di costa fosse stato utilizzato per scopi commerciali. Vi è inoltre l’ipotesi, avvalorata dai pozzetti cilindrici che questi potessero essere utilizzati come deposito di sali minerali per la concia delle pelli o come fornaci per la pece necessaria per impermeabilizzare le chiglie delle imbarcazioni.
Negli anni sessanta, la Soprintendenza Archeologica commissionò uno scavo subacqueo in un tratto del porto piccolo dove un dragaggio aveva fatto affiorare centinaia di blocchi squadrati di una sommersa struttura portuale. L’esplorazione effettuata dalla cooperativa Acquarius sotto le direttive del soprintendente Voza e dell’archeologa Alice Freschi, permise di rilevare i resti di un’antica struttura. Nella seconda parte, del geologo Andrea Giunta, l’autore ricorda che la storia dei primi insediamenti in Ortigia risale all’età del bronzo e solo dopo furono i greci a lasciare il segno della loro civiltà.
Geologicamente, i due principali elementi strutturali dell’area, delineatisi dopo la collisione tra la placca africana e quella euroasiatica, sono rappresentati dalla catena Appennino-Maghrebide
e dall’area definita Blocco Pelagiano che indica un settore corrispondente alla parte più settentrionale della placca africana, la cui porzione emersa in Sicilia costituisce l’avamposto degli Iblei. La genesi di Ortigia è da ricondursi all’assetto tettonico: è costituita da un "altostrutturale" formatosi nel suo basamento roccioso da un’alternanza di terreni calcareo-marmosi depositati in ambiente marino in periodo posteriore al Miocene e in seguito emersi formando un horst calcareo. Si può ritenere che fra Ortigia e la terraferma non dovesse esistere un vero e proprio istmo.
Gli studi di Bongiovanni e Giunta hanno fatto luce su un lungo tratto dell’affascinante storia di Origia.



Articolo di TERESA CALLARI
tratto dal quotidiano La Sicilia
(inserto Siracusa e Provincia)
Edizione di Martedì 23 Gennaio 2007


 
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