| Mostra fotografica: ''Solidarietà: Ritratti dal Congo'' |
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La mostra organizzata dal fotografo netino Salvatore Cataneo e dall’associazione Free.Zone di Siracusa verrà inaugurata giorno 28 Settembre alle ore 17.00 presso i locali di Palazzo Impellizzeri in via Maestranza. "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza." La mostra organizzata dal fotografo netino Salvatore Cataneo e dall’associazione Free.Zone di Siracusa verrà inaugurata giorno 28 Settembre alle ore 17.00 presso i locali di Palazzo Impellizzeri in via Maestranza. Verranno esposti circa 80 pannelli con fotografie scattate dal fotografo durante il suo viaggio a Butembo Beni congiuntamente a dei lavori pittorici realizzati dai ragazzi dell’Accademia di Belle arti “Val di Noto” di Noto, guidati dalla professoressa Carmela Cirinnà. La mostra, già allestita a Noto, a Ragusa e a Modica ha riscosso successo di pubblico e ha avviato importanti gesti di solidarietà. Sarà possibile acquistare, infatti, con un’offerta minima un volume fotografico che raccoglie alcuni degli scatti più belli raffiguranti i piccoli congolesi. Il denaro raccolto fino adesso ha già permesso la costruzione di 5 classi e il pagamento di 5 maestre. Il progetto prevede anche l’acquisto di trattori per contribuire allo sviluppo agricolo della zona.
Visitare questo Paese, conoscerne gli abitanti, scoprirne la realtà di vita e respirarne la cultura è un’emozione continua; un viaggio dove si cambia pelle e soprattutto dove si cambia anima. La disinvoltura, la gioia di vivere, la spensieratezza di questo popolo mettono a proprio agio e passeggiare in strade ove tutto è vita e colori, è una entusiasmante novità. I contatti con le persone sono semplici e soprattutto veri. Ti rendi conto per la prima volta che la tua esistenza è incompleta: come se da qualche parte tu avessi smarrito il vero senso della realtà e della tua appartenenza al mondo, ti pervade anche una sensazione di vuoto. Non è cosa da poco. E’ qualcosa che può rovinarti il sonno e la tranquillità, se ti lasci travolgere. Le emozioni raccolte dopo questo viaggio sono tantissime ,immense... soprattutto sofferenza per l'impotenza assoluta che provi e rabbia. Chi parte per posti simili, spesso cerca se stesso e in fondo è stato così anche per me; ho fatto incetta di sorrisi, di musica, di povertà, di profumi , di colori, di polvere, di visi, di immagini completamente sconosciute, così lontane da quelle che, per anni, mi sono state familiari: bambini visivamente malnutriti, intere famiglie che vivono per strada; il sorriso… di chi porta grandi fascine di legna in testa, di chi non ha mangiato, di chi ha motivi reali di sofferenza. Molti bambini vivono soli, sulla strada; altri, con l'illusione di un pasto garantito, si sono arruolati, e combattono con il nemico di turno. (Ma è un nemico?). C’è chi vuole scappare da questa vita infernale: ragazzi e ragazze in un centro per il “recupero di bambini soldato”. In questo Paese, che potrebbe essere meraviglioso e prospero, si combinano e si mescolano le diverse facce della miseria umana: violenza, paura, la legge del più forte, lo sfruttamento umano di ogni tipo da parte dei potenti, dei ricchi, di noi stessi che ci proclamiamo con orgoglio e senza alcun dubbio di coscienza, popoli “civilizzati”. In Congo la vita quotidiana, in ogni suo aspetto, è deformata dalla violenza e dalla fame: basti pensare che un medico arriva ad avere uno stipendio di 30 dollari, un maestro 20 dollari, mantenere un bambino a scuola costa ben 35 dollari per un anno. Mentre siamo a Butembo ,mercoledì, 25 gennaio 2006 ,durante i combattimenti, 8 caschi blu di origine guatemalteca sono rimasti uccisi e altri 5 feriti, nel sud Kivu , dove l'esercito ruandese occupa la zona, col pretesto della difesa delle frontiere e la caccia ai responsabili del genocidio del '94, sfrutta le ricchezze dell'intera regione. Nei villaggi all'interno, la situazione è ancora instabile. Tutte le milizie si sentono in diritto di appropriarsi di ogni cosa con la violenza: stupri, percosse e soprusi di ogni genere. Questo clima di insicurezza fa sì che la gente dei villaggi scappi verso le città, abbandonando i campi e le abitazioni. Alcuni ragazzini che non si spostano in città, vengono organizzati in bande armate dediti alla violenza e al saccheggio. Tuttavia qualcuno ha ancora il coraggio di credere di poter cambiare le cose: alludo al centro nutrizionale G. Cerruto . Con diversi reparti che si occupano di ginecologia , pediatria, dei bambini malnutriti, uno dei più grandi problemi, ma c’è ancora molto da fare, c’è bisogno di medici. Oggi le elezioni sono una grande sfida. Il Paese è immenso, se accompagneremo il popolo congolese in questo importante passo, maggiori saranno le probabilità di portare a termine le elezioni in modo democratico e trasparente. I giovani sono convinti che le elezioni rappresenteranno per il Congo un primo passo sulla strada della democrazia e della costruzione della pace. E noi siamo convinti? E' difficile per noi inserirci in questa realtà innanzi tutto perché i bianchi sono visti come i ricchi a cui chiedere soldi o qualsiasi altra cosa, in secondo luogo a causa della lingua: i più poveri e i bambini non conoscono il francese, ma soltanto il kiswahili e questo per noi e' un'altro grande problema. Raccontare le mie emozioni per me, come si intuisce, non è facile; raccontare quelle che ho provato durante il viaggio in Congo è ancora più difficile. Tutto ti fa riflettere enormemente. Si è instaurato un legame molto forte con questo popolo che mi ha ospitato in modo così sincero. Questa è una terra che si impara ad amare quando la si conosce e la si comprende anche nella sua ostilità e crudeltà Non riesco, non posso e non voglio dimenticare assolutamente nulla, anzi sento il bisogno di parlarne. Sono tornato con una gran voglia di stringere la mano a tutti, con il desiderio di abbandonare la corazza dell'indifferenza, con un bisogno di fare ed agire. Niente è come l'ho lasciato! Ora è tutto diverso: i miei pensieri, le mie cose e ancora di più la mia macchina fotografica……. che adesso è “capace di vedere”!». (Salvatore Cataneo) |
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