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Enormi lastroni di marmo nelle profondità del mare PDF Stampa E-mail
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Il mare siracusano non finisce mai di stupire. Un’altra scoperta sottomarina, localizzata tra Capo Murro di Porco e Portopalo, illumina la passione per la ricerca di un innamorato del mare: il geom. Enzo Bongiovanni, presidente dell’Associazione Trireme di Siracusa.

Questa volta si tratta di marmo. Dai fondali marini, che si trovano lungo un’antica rotta commerciale ad Est della costa orientale siracusana, sono emersi tracce visibili di antichi naufragi venuti alla luce grazie agli studi di Enzo Bongiovanni, coadiuvato dall’archeologo subacqueo Filippo La Fauce.
La scoperta non è quindi casuale. Parte da un’azione di ricerca sottomarina mirata al fatto che questa antica tratta commerciale (Sicilia-Grecia-Egitto e Siracusa-Malta) è stata da sempre esposta sia ai marosi di grecale che a quelli di scirocco; inoltre il vasto fondale è disseminato di secche, molte affioranti, e pertanto la probabilità di individuare antichi naufragi è alta.
- Qual è l’origine di questo ritrovamento di marmo?
"Le imbarcazioni - spiega Enzo Bongiovanni - che venivano sorprese da un fortunale non avevano praticamente scampo: o naufragavano sulle secche o si arenavano lungo il tratto Sud orientale della Sicilia che è prevalentemente sabbioso. Spesso le mareggiate rimuovono la sabba dei fondali ed ecco che affiora ciò che rimane delle strutture lignee o del carico della barca naufragata".
- Cosa è apparso ai vostri occhi?
"Dei particolari sicuramente interessanti. Dai fondali, infatti, emergono due blocchi di marmo
bianco di grandi dimensioni, di forma parallellepipeda, e nelle vicinanze abbiamo notato e fotografato la presenza di resti lignei e di zavorra".
- A quale periodo potrebbe risalire questo carico di marmo?
"Al momento la datazione precisa è impossibile, - dice il presidente dell’Associazione Trireme
- ne sapremo di più dopo gli specifici approfondimenti scientifici e storici della Soprintendenza del Mare alla quale abbiamo fornito tutte le nostre scoperte".
Al riguardo, gli esperti della Soprintendenza del Mare, Bruno Nicolò e Philipe Tisseyre, accompagnati sul luogo del rinvenimento con il supporto logistico di un mezzo nautico della Guardia Costiera, governato dal Capo Francesco Cascione, hanno censito il nuovo sito archeologico ed hanno raccolto tutti quei dati sufficienti alla valorizzazione della scoperta che potrebbe risalire al periodo greco o bizantino.
- Perché, Bongiovanni?
"Perché nei relitti antichi c’era la zavorra".
- Ma c’è un riferimento territoriale?
"Certamente. Il sito del naufragio è da ricondurre ad un’antica rotta lungo la quale si svolgeva un intenso traffico di marmo. Già noti alle cronache sono quelli di Marzamemi: un carico di colonne e di parti marmoree di una chiesa di probabile epoca bizantina. Una colonna di granito rosso, poi, venne rinvenuta durante la costruzione dei moli del porto di Marzamemi; venne recuperata e oggi è esposta in una piazza di Pachino".


Articolo di GIUSEPPE ALOISIO
tratto dal quotidiano La Sicilia
Edizione di Martedì 4 Settembre 2007

 
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