Rosolini: la dote preziosa

Nata nel XV secolo in seguito alle nozze di due nobili rampolli locali, la cittadina conserva testimonianza delle epoche in cui è vissuta.



Chiesa Madre, Rosolini
Chiesa Madre, Rosolini
Tutto ha avuto origine dalle nozze di due giovani: Antonio Platamone e Margherita de Podio. Siamo nel Quattrocento e lei porta in dote il feudo Cugni d’Incumbao, più conosciuto come “Li salini”, dove, ottenuta nel 1485 da Ferdinando il Cattolico l’autorizzazione, la famiglia intendeva costruire un castello per dare origine a una città che fosse poi riconosciuta come gli altri nobili feudi del Regno.
Tale autorizzazione venne annullata solo due anni dopo dalle autorità cittadine di Noto, che aveva il possesso del territorio, assolutamente non intenzionate a rinunciare al privilegio di riscuotere le terze parti del raccolto.
Il conflitto durò oltre due secoli, tra concessioni e revoche, fino a quando nel 1704 il Principe di Lardaria, don Francesco Moncada Cirino, sposò Eleonora Platamone, erede del patrimonio della sua famiglia, e riuscì ad ottenere, nel 1712, la sospirata “Licentia Populandi”.

INTORNO AL CASTELLO
Eremo di Santa Croce, Rosolini (veduta)
Eremo di Santa Croce, Rosolini (veduta)
I nuovi abitanti si stabilirono attorno al Castello, “u castieddu”, dimora della famiglia Moncada-Platamone. Oggi del palazzo resta solo l’ampio cortile, una torretta vicono all’ingresso e qualche tratto di muro. Ad essersi conservata nel complesso del castello è una basilica paleocristiana ipogea (IV-V secolo), a tre navate e di notevoli dimensioni, che fu inglobata nel complesso.
Una breve passeggiata ci porta alla scoperta del centro storico, dove più antichi palazzi di forme barocche si alternano a raffinate architetture liberty del secolo scorso, come nel caso del settecentesco Palazzo Sipione-Grande e del liberty Palazzo Cartia che si succedono lungo via Sipione. Caso a sé la chiesa del SS. Crocifisso, il cui aspetto goticheggiante risale agli inizi del secolo scorso. La Chiesa Madre conserva uno stupendo organo del XIX sec. di legno scolpito in stile barocco e pregevoli pitture di Gregorio Scalia, Orazio Spadaio e Beppe Assenza, decorano l’abside e le navate laterali.
Nella parte alta della città, si trova infine il Santuario del Sacro Cuore, in origine abitazione della giovane vedova Carmela Aprile, che intorno al 1905 acquistò da un venditore ambulante una stampa tedesca dell’Ottocento raffigurante il Sacro Cuore di Gesù. L’immagine in breve richiamò nell’abitazione della donna molti fedeli convinti della sua capacità di guarire gli ammalati. Ora in quel luogo sorge un Santuario, visitato da numerosi pellegrini. Accanto a esso sono stati costruiti il Monastero della Visitazione e la nuova chiesa dedicata al Sacro Cuore.

LA CULTURA CONTADINA
La campagna che circonda l’abitato di Rosolini, ha un perimetro discontinuo, in cui si riconoscono due parti tra le quali si incunea il territorio ragusano. Nella parte a Nord si trova una vegetazione tipica degli Iblei, con pascoli profumati da svariate erbe aromatiche e piante secolari di carrubi distesi in tenute divise dai tipici muretti a secco. In queste contrade si trovano anche numerose ville ottocentesche, masserie e vecchi casolari, a testimonianza dell’economia tipicamente agricola della zona e di una cultura contadina ancora viva, grazie anche alla produzione della ricotta e del caciocavallo, il “cosacavaddu” ragusano, che oltre il territorio di Ragusa viene prodotto a Rosolini, Noto e Palazzolo Acreide.

Tratto da
Tutto Siracusa - Scoprirla e viverla
Periodico di informazione Clip n. 357
Editore: Consodata s.p.a
Prodotto da SEAT PAGINE GIALLE S.p.A.