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Le poesie di Carlo Bramanti. "E' già sera".

Angolo della letteratura dedicato ai "divoratori" di libri, amanti di poesie, composizioni e altre forme d'arte e cultura

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Le poesie di Carlo Bramanti. "E' già sera".

Messaggiodi CarloBramanti il 05 nov 2008 08:30

A te,
che sul letto
guardi il soffitto
sperando che le cuffie
attenuino il male,
a te,
che senti
il cuore gelare
e non vuoi più pensare,
a te Amico/a,
che sei come me,
dono queste ali
spiumate,
usate
in una delle mie
vite felici.

Fanne traliccio
dorato
per i tuoi aneliti.
E' già sera:
indossale.
Va', e bevi alla fonte
del cielo
e del sogno.
Saprai scorgermi.
Mi poggerò
sulla ringhiera
apparsa
nel brusìo
di onde chete,
e gioirò
a ogni stella
frusciata
dalle tue ali
di porpora.



***

Carlo Bramanti
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Riflesso. Giorni e amori andati.

Messaggiodi CarloBramanti il 06 nov 2008 06:05

Sfioro le tue cinque punte
e confesso:
mentre dormivi,
m'è scivolata
una lacrima
sotto, fino al cielo.
Per motivi diversi
ad altri è scivolata
e il cielo ora è un lago,
uno specchio meraviglioso,
e la stella il tuo riflesso.



***


Sono sul letto di mio fratello, radio accesa, ho un po' di sonno. Un altro giorno sta per andare e io sono felice di aver incrociato il tuo cammino, qualsiasi cosa succeda, so che sta qui la bellezza della vita. I tuoi occhi li ho visti in sogno, chiudendo i miei mille volte. E siamo stati e siamo nudi dentro, l'uno davanti all'altra, solo noi stessi, senza corpo, solo anime, speranze e debolezze. Tu eri già poesia senza bisogno che io ne scrivessi una.






Carlo Bramanti
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Re: Riflesso. Giorni e amori andati.

Messaggiodi antoniorandazzo il 06 nov 2008 07:18

Complimenti Carlo, veramente bella.
Ed ecco scoperto un altro poeta nella città che diede i natali al grande Archimede.
Onorato di averti letto, continua sempre così senza lasciarti condizionare dall'indifferenza degli sciroccati nostri concittadini
Quando una menzogna ha già fatto il giro del mondo, la verità deve ancora calzare gli scarponi, ma prima o poi trionfa
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Re: Riflesso. Giorni e amori andati.

Messaggiodi CarloBramanti il 06 nov 2008 11:31

grazie antonio :)
anche volendo, non potrei cambiare la mia natura.
c'è qualcosa dentro me che mi spinge a scrivere e lo farà, ne sono certo, per tutta la vita.

buon giovedì ;)
carlo





***


La morte può mettere fine alla vita di un sognatore, ma non del suo sogno che, come un aquilone ebbro, sempre sfiorerà il sole.


***

Tra un' ora mi alzo,
misuro l'universo
e gli do forma.





carlo bramanti
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Amore

Messaggiodi CarloBramanti il 09 nov 2008 18:39

Il silenzio
a me caro,
non posso lasciarti che quello...
e non confonderlo ti prego
con l'indifferenza,
l'ipocrisia
o la superbia
di tutti
e d'ogni giorno…
A me mancano le parole,
sono mancate sempre
ma il mio, ti giuro
mentre mordo la polvere,
è amore.




***


Ci sono persone che quando ti sono accanto rimangono in silenzio, neanche ti accorgi di loro, ma quando mancano la loro assenza ti pesa sul cuore come un macigno.




Carlo Bramanti

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Io voglio star qui

Messaggiodi CarloBramanti il 21 nov 2008 06:25

Trovai
nella sabbia nascosta
la chiave del sogno,
la diedi all' amico
vicino
che aprì la porta apparsa:
l'odore del mare
nel tunnel lungo lungo
e alla fine
una luce intensa
che avvolse,
dileguò ogni dolore,
che stravolse
la mente
pulendo il nostro piccolo cuore...
Io voglio star qui
dove nulla pesa,
con quest' amico sincero
pronto a cullare
ogni invisibile pensiero,
io voglio star qui,
in grembo alla spensieratezza
figlia della luce
che un bimbo
ha negli occhi.



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Re: Io voglio star qui

Messaggiodi mistar il 23 nov 2008 20:39

:D
Ultima modifica di mistar su 17 mag 2016 20:55, modificato 1 volte in totale.
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Re: Io voglio star qui

Messaggiodi antoniorandazzo il 23 nov 2008 22:05

Anch'io voglio stare qui in questa terra che mi diede i natali e che amo alla follia nonostante tutti
"I SAUTAFOSSA"
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Re: Io voglio star qui

Messaggiodi CarloBramanti il 24 nov 2008 12:13

grazie per le margherite ;) buon inizio di settimana
si, di sautafossa ci ni su tanti, vero Antonio; anche io amo molto questa terra e voglio vivere qui per sempre.
un buon lunedì per voi.
carlo
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Baciami anche se non c'incontreremo più

Messaggiodi CarloBramanti il 01 dic 2008 15:20

Dove vivo io, ad Augusta,
i bambini nascono malformati,
la gente muore di leucemia
con una media impressionante,
ma nessuno dice o fa niente.
Il Dio denaro, l' avidità
trionfano, calpestano i sentimenti
di persone innocenti.
L 'indifferenza e l'ignoranza fanno il resto.
Penso a questo
e a mille altre cose la mattina,
a come piegavi la testa
Mamma, per sorridermi
come una bambina;
penso a questo
e non ho voglia di alzarmi:
il buio è ovunque,
sibila ingannevole
nei meandri fatiscenti
di quella parte
di cuore che celo.
Ho appreso da poco.
La ragazza che vedevo
in strada vestita di rosa
se n'è andata anche lei:
leucemia fulminante.
Nessun uomo
l'ha mai abbracciata, baciata,
glielo leggevo negli occhi.
Due vite, la mia e la sua,
che si sfioravano ogni giorno,
chiuse in un silenzio
di paure comuni.
Fottiti leucemia !
Se mi senti,
stanotte vieni a poggiare
la testa sul mio petto,
avrai l'amore
che nessuno ti ha dato,
sarai la rosa
che volevi essere.
Anche se non c'incontreremo più,
baciami
con le tue labbra di vento.




Carlo Bramanti
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Re: Le poesie di Carlo Bramanti. "E' già sera".

Messaggiodi CarloBramanti il 08 dic 2008 14:28

"Rosa celeste"



Che Natale è
questo che
mi spezza i respiri
nella prima luce dell’alba

soltanto luce soffocata
dietro la tenda
che tu, Mamma, non puoi
più tirare

una rosa celeste
è caduta dal bianco
immacolato della tenda
un alito di vento
“Donala”, mi dice

ma il vento è cieco
non vede quanto
io sia solo
la scìa dei sogni
è di nuovo svanita
e io non ho più forza
se non per pregare
di tornare presto
con te, Mamma

resta il tavor
caduto sotto le coperte
che cerco in silenzio
mentre nuovi amori sbocciano
in un brusìo lontano

sprofondo
sotto le coperte
azzurre e calde
non ho più fame
sete e alcun desiderio

al risveglio quelle coperte
saranno il cielo, Mamma
sopra di noi solo l’azzurro
e nella mia mano
per te, la rosa celeste
che ti ho conservato



Carlo Bramanti



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Re: Le poesie di Carlo Bramanti. "E' già sera".

Messaggiodi Bodyguard il 08 dic 2008 14:33

Complimenti per i tuoi componimenti Carlo. Davvero profondi, belli da leggere e sui quali fare riflessioni.
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Re: Le poesie di Carlo Bramanti. "E' già sera".

Messaggiodi CarloBramanti il 08 dic 2008 22:15

grazie. notte, carlo
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L'ultimo abbraccio

Messaggiodi CarloBramanti il 26 dic 2008 15:23

Immagine






L’estate stava finendo, come la mia illusione di avere accanto una persona che mi amasse davvero, per quello che ero. Il mare interno delle mie incertezze era ancora più agitato della vasta distesa d’acqua che mi stava di fronte e che cullava barche con strani nomi, cui il mare aveva tolto una o più lettere. I pescatori buttavano reti fallate, oscillando nella voce turbata del mare, con occhi luminosi e bocche serrate, immersi in un silenzio squarciato, di tanto in tanto, da roboanti tuoni. I turisti di S’Archittu adesso fuggivano, dai loro sogni, dalle raffiche improvvise di vento, onde spumose entravano in un surreale arco di roccia e uscivano con tutta la furia cieca della natura per spruzzare il cielo plumbeo, bagnando il mio viso e quello di una ragazza chiamata Illusione, che quel giorno, non potevo sapere, avrei baciato per l’ultima volta.
L’ultimo giorno a S’Archittu, l’ultimo con lei.
Sedevo nel suo morbido abbraccio, su uno scoglio reso ancora più scivoloso dai fuochi d’artificio di un mare che mai più sarebbe stato così affascinante e misterioso. Non so perché, mi voltai.
Lei, l’anziana signora che a piedi nudi sedeva sempre di fronte a queste magiche acque volgendo lo sguardo all’immensità, parve sbucare fuori da un sogno quieto; nessuno la notava, fuorché me, ma lei c’era sempre… seduta su un piccolo scoglio, lasciava che una dolce carezza marina le lambisse i piedi, impietosamente macchiati dal tempo andato. Aveva un’orchidea bianca in mano e l’aria di chi, in quell’odore d’infinito, stesse aspettando una farfalla iridescente, che si posasse sul suo cuore stanco ma colmo di tesori.
Chissà quante storie avrebbe potuto raccontarmi, chissà quante cose avrebbe potuto insegnarmi, pensavo nel mio ultimo abbraccio.


Immerso in quell'abbraccio che mi pareva senza tempo, non mi resi conto che il cielo stava regalando altre lucenti gocce.
Esse cadevano, volteggiando in una leggiadra danza.
Era come però se ciascuna goccia non riuscisse mai a raggiungere un contatto con l'altra piccola perla d'acqua simile a lei.
La danza era per ognuna solitaria, come se fra di loro si sfuggissero, impaurite da quel misterioso unirsi nella caduta; così, divise e veloci, si tuffavano nel mare che pareva attenderle per disperderle e confonderle.
L'anziana donna, il cui sguardo fino ad ora era stato rivolto verso l'infinito, seduta sullo scoglio, pareva adesso divertirsi.
Con la sua orchidea, giocava a far entrare le gocce nel piccolo foro del fiore e si dondolava ora a destra ora a sinistra.
Chissà, pensai, se quello poteva essere un gioco occasionale o invece un passatempo ripetuto tante volte per sentir meno il peso della solitudine.
Quel suo cullarsi mi inteneriva e mi entrò nel cuore così tanto, da trasformare l'abbraccio che vivevo in una speranza che mi parve incrollabile.
Poi, vidi la donna tendersi in avanti, sempre più avanti, sempre più avanti...
"Ehi!, voi due, andate a bagnarvi da un'altra parte, non lo capite che qui è pericoloso?", urlò un pescatore che aveva rinunciato a lottare contro il mare.
E neanche sentì la goccia che quasi di nascosto gli si era posata sulla mano, a percorrere la sua linea di felicità oramai da tempo spezzata dalla morte improvvisa della moglie.
Sentì per un attimo, sul palmo, la carezza della donna che aveva amato più della sua stessa vita, poi Mattia, questo il nome del burbero pescatore, tornò al suo mare e, immerso negli occhi indelebili dell’amore, lo respirò con tutto se stesso.


Sporgendosi, l’anziana donna vide il suo viso riflesso nell’acqua, ma non il suo viso di ora, quello di tanti anni fa. Fu un attimo, e in quell’istante infinito rivisse tutta la vita, quando ancora giovane e bella andava a sedersi sullo scoglio lasciando che l’acqua cristallina le carezzasse i piedi nivei e affusolati. Anche allora cercava quello che in fin dei conti tutti gli esseri umani cercano: un abbraccio sincero nel quale perdersi e condividere le gioie del mare e della vita. Anche se molti uomini l’avevano delusa, pensò, era valsa la pena cercare e mostrarsi per ciò che era sempre stata, con tutta la dolcezza di un cuore grande ma con mille debolezze dentro. L’abbraccio forte e sincero alla fine lo aveva trovato, in un giorno di mare agitato, in cui acque spumose entravano nell’arco di roccia e spruzzavano il viso degli innamorati d’infinite lacrime di gioia. L’uomo che l’aveva resa felice non c’era più, certo, ma lei lo sentiva dappertutto in quel luogo, lo rivedeva negli occhi dei ragazzi innamorati, nella voce passionale -come la prima notte insieme- del mare inquieto, nella carezza di quella farfalla macchiata di arcobaleno che tra un attimo l’avrebbe di nuovo raggiunta per scaldarle le mani tremanti e l’animo che odorava di spuma.

“Mi scusi, signorina…posso sedermi sullo scoglio accanto a lei ?”
Un uomo sulla trentina, con un fisico statuario e un ciuffo alla Elvis, le si sedette accanto e lei non poté dire di no ai suoi grandi occhi azzurri.
La giovane e bella Lucia lasciava che il mare le carezzasse le estremità e porgeva il viso a un lembo terso di cielo, e alle perle d’acqua che adesso le si posavano sulle palpebre e sui lunghi riccioli dorati.
Ad un tratto sentì la mano dell’uomo sulla sua. Era vigorosa e dolce allo stesso tempo, come se una nuvola la carezzasse, come se quella giornata provenisse da un sogno che difficilmente avrebbe dimenticato.
Quando riaprì gli occhi, le bastò un attimo per smarrirsi in quelli dello sconosciuto, azzurrità che in un silenzio magico le schiudevano il cuore a un nuovo tempestoso mistero… era Amore?
A un passo dall’arco di roccia, sotto un fulgido e improvviso arcobaleno, si baciarono, senza dire nulla.
Fu allora che una farfalla senza colore, sbucata dai biancospini, sfiorò i loro visi bagnati e, leggiadra, volò verso l’indaco.


I due visi accostati, l'uno di fronte all'altro, avevano descritto una strana forma.
Era come se due alberi avessero lasciato che le loro fronde cimose, spinte da un vento proveniente da lati opposti, si protendessero l'uno verso l'altro.
I rami, ancora tiepidi di sole, si sfioravano teneramente alla ricerca l'uno dell'altro e, nel leggero frugarsi, la linfa vitale raggiungeva anche le foglioline più nascoste.
L'accogliente calore di quelle labbra permetteva di potersi perdere in un ritrovato abbandono di sensazioni, dove tutti i sensi si esaltavano e si annullavano in un andirivieni di emozioni.
Così, all'improvviso, un bacio.
I battiti del cuore avevano perso la loro naturale sincronia e tumultuosi gareggiavano a sfidare il sorgere di spuma continua che il mare creava al suo battere vigoroso su uno scoglio.
Storditi in questo magico labirinto di sensi, era difficile trovare la via che li potesse condurre in un sentiero più terreno.
Quanto tempo stettero lì?
Forse solo un attimo o forse solo una vita.
Il tempo alcune volte non si può misurare.
" Non chiedermi chi sono", le disse lei , appena potè, portandogli due dita sulla bocca e pressando leggermente le sue labbra calde.
" Forse sono quest' aria fresca che ti passa fra i capelli, o forse sono...la vedi? Quella farfalla lì senza colore! O chissà, forse sono solo una donna...una donna vera o creata dalla tua fantasia... che importa! Ciò che importa è che sono qui".
"Ecco cosa mi ha donato oggi il mare...te! Tante volte, quando le acque tempestose stavano per avvolgere la mia barca e io invece vincevo onda su onda, ho sempre chiesto al mare perchè in ogni lotta mi facesse degno di vittoria. Il mio ricco pescato era un approdo solitario, mai una mano alzata in gesto di saluto, mai un abbraccio o un viso caro in cerca del mio viso. Ora, mentre sei qui, di fronte a me e ti guardo, così leggiadra e forte, capisco che il mare sapeva già la nostra storia".


“La farfalla è solo uno specchio e il segreto della vita è nascosto tra le sue ali color mare”, l’anziana Lucia sussurrò queste parole alle acque inquiete, poi si piegò in avanti e, ritrovando per un momento la forza d’un tempo, lanciò alle onde l’orchidea il cui biancore si confuse subito con la spuma, mentre suo figlio Mattia, da solo, si allontanava pian piano dagli scogli sui quali era cresciuto, ora deciso a sfidare e a vincere, come anni prima suo padre, la tempesta e il mare. Lucia lo guardava in silenzio divenire un punto indistinto all’orizzonte insieme a “ Doria“, la piccola barca dalla carena scrostata che lei stessa gli aveva regalato per il suo diciottesimo anno di età. La barca oscillava, cullata dalle onde, come l’orchidea, e Lucia per un momento pensò che fossero la stessa identica cosa: la nascita di Mattia era stata il fiore più bello che la vita le aveva donato, ma ora sentiva che dovevano separarsi, che doveva lasciarlo andare, proprio perché l’amava. Un giorno si sarebbero rincontrati e lei l’avrebbe sentito libero da ogni paura: Mattia aveva ritrovato il coraggio che dalla morte della moglie gli era mancato, quello di rischiare e vivere.
Doria divenne un puntino verde speranza fino a sparire agli occhi di Lucia, le cui lacrime si confusero col mare, per divenire carezze future per chi un giorno, dopo di lei, si sarebbe seduto su quegli scogli e avrebbe creduto e atteso le ali di una farfalla color mare.


Col viso che le brillava ancora di scie di pianto, la donna si alzò dallo scoglio e, salutato con la mano l’infinito, affidò un bacio alla fresca aria di mare.
Lucia, ripiegata un po’su se stessa, si incamminò verso il sentiero, come se un masso pesante le fosse stato poggiato sulle spalle.
Il suo procedere iniziò lento e grave, forse come i suoi pensieri.
Eppure, man mano che camminava, le sembrò che il suo animo si andasse sempre più liberando da qualcosa, che la sua andatura diventasse sempre più gaia, sempre più eretta.
Le parve che i polmoni si aprissero in maniera così ampia da permetterle di respirare un’aria piena di fragranze e profumi mai sentiti.
Le venne di cantare!
E cantò.
La sua voce intonata gareggiava col ritmo festante degli uccellini che, per niente spaventati, parevano accompagnarla lungo il suo incedere.
Cantava e ballava come una bambina spensierata.
Ogni tanto si fermava davanti ai ruvidi tronchi degli alberi, e carezzava le foglie capricciose che scendevano lungo i rami, e carezzava i fiori che straripavano di colori e di vita.
Tutto era una tenera attenzione nuova, lieta, gioiosa.
Che strano, pensò!
Proprio adesso che si sentiva priva di peso, le pareva invece di star lasciando delle impronte profonde.
Si commosse a quel pensiero e si sentì felice, mentre una piccola farfalla colore mare, posatasi sulla sua spalla, l’accompagnava sino alla fine di un dolce viaggio, ora senza rimpianti.




Daniela Lampasona & Carlo Bramanti
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libro 'Il suono della prima neve'

Messaggiodi CarloBramanti il 20 feb 2009 00:08

“Mi sembrava quasi di respirare, eppure continuavo a morire al pensiero che tu eri di un altro”.
Una voce roca.
Una dimensione lontana.
Il viso di lei sotto la neve, tra le mani di lui, metalliche ma mai così gentili, calde.
“Non m’importa se tra un attimo tutto svanirà, Maria. Mi hai abbracciato”.



Dal libro "Il suono della prima neve", Carlo Bramanti
http://www.ibs.it




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