di antoniorandazzo il 07 lug 2008 10:33
Un servizio completo fatto da me per voi, come dire barba, capelli, shampo, stiratura e,.........
Un po di storia vera per rinfrescare la memoria di alcuni nostri concittadini e politici di contorno.Ecco l'articolo indicato a firma del "BRAVISSIMO MASSIMILIANO PERNA"Pagina 6 L'Artigiano
Lasciato all'incuria più totale dall'amministrazione comunale
Ridateci il parco di Bosco Minniti
Ne avevamo già parlalo poco meno di un anno fa, in occasione dell'anniversario della strage di via D'Amelio. perché il parco di Bosco Minniti, nella periferia di Siracusa, era diventato il luogo simbolo in cui associazioni, movimenti, cittadini, giovani avevano deciso di riunirsi per fare sentire il proprio bisogno di legalità e contemporaneamente mostrare il proprio attaccamento ad uno dei pochi spazi verdi della città. Uno spazio enorme, consegnalo ai cittadini dopo un decennio di battaglie, di iniziative di protesta contro le amministrazioni susseguitesi negli anni, tutti colpevoli di aver usato il parco e la periferia in generale come mezzi di propaganda elettorale, lasciando poi ogni cosa immutata, abbandonando il parco al vandalismo, all'incuria, al suo stato di ennesima incompiuta. Per fortuna, però, nella stessa zona si trova una parrocchia, o meglio una comunità: quella di Bosco Minniti. guidala da padre Carlo D'Antoni, un sacerdote carismatico e combattivo, che si batte in prima linea per aiutare, tutelare e sostenere i più deboli, La sua comunità è diventata la casa degli ultimi, ospitando negli anni circa diecimila migranti, centinaia di senza tetto e ragazzi di strada, offrendo loro un riparo dalle traversie che la vita ha scelto di riservargli, aiutandoli a rimettersi in piedi e a trovare un nuovo cammino, un lavoro, una casa, una nuova esistenza. Oltre a questa nobile attività sociale, la parrocchia di Bosco Minniti si è anche impegnata per migliorare la condizione di questa zona periferica della città, con tanti problemi ma anche con tante risorse che la rendono meno problematica e più vivibile rispetto ad altri quartieri di Siracusa.
Il parco è diventato, quindi, l'elemento centrale di questo progetto spontaneo di riqualificazione del luogo. Da questa convinzione si è partiti per provare a scuotere le istituzioni, affinché provvedessero a completare questo fondamentale spazio verde, questo terreno aperto di incontro e integrazione. Ci sono volute ini-ziative, denunce, proteste, perfino occupazioni per costringere l'amministrazione comunale a completare l'opera.
Così, qualche anno fa, il parco è stato inaugurato. Dentro c'erano un grandissimo prato, un percorso circolare per il jogging, con attrezzi per la ginnastica, un'area giochi per bambini, un campo sportivo coperto da un tensostatico, numerose piante ed alberi che i cittadini del quartiere e i fedeli o i volontari della parrocchia, su iniziativa di padre D'Antoni, hanno comprato e piantato. Il parco diventava cosi di tutti, perché ognuno nel suo piccolo aveva contribuito alla sua "fioritura". Per gli abitanti della zona è sembrato un sogno. I vialetti ed le aree del parco come per incanto si sono riempiti quotidianamente di famiglie, dei giochi dei bambini, di decine di appassionati di jogging, felici di correre in uno spazio così grande e aperto, lontano dal centro e dallo smog asfissiante. La gestione e la custodia dovevano essere garantite dal Comune di Siracusa. Ma come era facile immaginare, in poco tempo, a causa dell'assenza e dell'inefficienza del servizio di custodia, il parco rimase alla mercé dei soliti vandali, con motorini che entravano fino al centro della struttura, zigzagando in mezzo alle persone, e ragazzini che si "impegnavano" assiduamente a devastare il campo sportivo e la relativa copertura tensostatica. Una desolazione incredibile. Nonostante ciò, la gente non ha mai abbandonato il parco, continuando a popolarlo ad ogni ora del giorno, respirandolo profondamente, sperando in un ritorno alla normalità.
Una speranza che trovò la sua realizzazione quando la gestione venne affidata alla parrocchia di Bosco Minniti, con l'assegnazione dei compiti di cura e custodia dell' area per un periodo di circa sette mesi. A badare al parco furono poste quattro persone, adeguatamente formate: tre ragazzi immigrati e un siracusano, tutti ospiti della comunità parrocchiale.
Una manna caduta dal ciclo: il parco per la prima volta era realmente gestito, curato nel suo verde e vietato a vandali e motorini. Passeggiare o correre diventava un vero piacere e tra una corsa ed un esercizio dì ginnastica, tra le urla festanti dei bambini e le chiacchiere rilassate dei genitori o le serate di liscio degli anziani, si respirava un clima di incontro, di integrazione, e di serenità. Anche la scuola, ubicata proprio di fronte all'entrata del parco, lo utilizzava assiduamente per attuare progetti sulla legalità e sull'ambiente, or-ganizzando delle iniziative di festa, mentre la parrocchia lo rendeva teatro di iniziative di scambio culturale e multietnico, organizzando serate a base di cibi colorati, musica e dan-ze. Il grigiore anonimo delle serate primaverili ed estive di questa parte della città veniva spazzato via dall'affascinante potenza di un parco che in molti hanno visto nascere e crescere. Tutto andava bene, fino a quando l'amministra¬zione comunale, la stessa che era stata pubblicamente "stimolata" a rimediare alle proprie malefatte, ha deciso di togliere alla parrocchia la gestione di questo bene prezioso. Qualcuno, evidentemente ingolosito dalla nuova vitalità di questo spazio, ha pensato bene di sottrarlo a chi lo aveva rilanciato, per pensare a nuovi utilizzi, magari coinvolgendo i privati. Si vocifera che il parco possa essere affidato a soggetti privati, che quasi sicuramente cercheranno di ricavarne vantaggi economici, Magari favorendo l'installazione di esercizi commerciali ambulanti o facendo pagare un pedaggio per accedere in un'area costruita con i soldi dei contribuenti e con la fatica dei cittadini del quartiere. Intanto, in attesa che la "nuova" amministrazione uscita vincitrice dalle recentissime elezioni (lo stesso centrodestra della precedente, con un nuovo sindaco), decida come meglio distruggere il polmone di Bosco Minniti, il parco è già tornato in una situazione di degrado: ringhiere di recinzione divelte, in modo da garantire l'accesso anche in fase di chiusura, illuminazione spenta (cosa che impedisce alle persone del quartiere, nelle sere d'estate, di passeggiare e vivere il parco fino a mezzanotte), rifiuti sparsi per terra (perfino qualche pneumatico), cestini abbattuti, pavimentazione divelta in alcune zone, erbacce secche che invadono anche l'area di passeggio o corsa. In più, grazie all'atteggiamento propagandista dell'ex sindaco, ora vice¬presidente della Regione, il parco si trova invaso da montagne di terra, portate lì da numerosi camion, nel periodo che ha preceduto le scorse elezioni regionali, e poi abbandonate come fossero rifiuti scaricati in una discarica abusiva. Nonostante questa nuova scelta di degrado, la gente continua a popolare il parco, continua ad amarlo, anche se si lamenta per lo stato di abbandono in cui è tenuto.
Durante le tante tornate elettorali di questo periodo, sia l'ex sindaco, Bufardeci, sia il nuovo eletto Visentin, hanno parlato del parco, affermando di volerlo rilanciare dopo le fallimentari precedenti esperienze di gestione, con chiaro riferimento quindi anche alla parrocchia. Un tentativo maldestro di disinformare chi vive in altre zone della città e che non ha mai frequentato il parco, ma una vera e propria provocazione per chi ha vissuto e vive quotidianamente questo spazio ed è consapevole della verità dei fatti.
Una verità che riaccende la voglia di protesta, la volontà di non mollare e di respingere le menzogne per far sì che il parco venga strappato alle logiche sconsiderate di un'amministrazione incapace e possa tornare ad essere un bene fruibile dai cittadini.
Massimiliano Perna