ANSA
E così l’emergenza incendi ha conquistato le prime pagine di questi giorni. Come se non succedesse ogni anno, come se non ci fossero su ogni collina, su ogni montagna, le tracce indelebili di questo scempio.
Perché ogni anno, senza distogliere gli ambientalisti dalle marce contro le discariche o le inutili domeniche a piedi in città, milioni di ettari di boschi se ne vanno in fumo.
E non è l’autocombustione, fenomeno raro quanto i fulmini circolari, né l’incuria di chi fuma e butta il fiammifero nei boschi, né piromania.
E’ tutto volontario e pianificato.
Al Nord per liberare terreni alle culture, in Sardegna per liberare terreni alla pastorizia, al Sud per liberare fondi per la disoccupazione...
Ma si sa, gli alberi non votano mentre i furfanti si, per cui è meglio intascare i fondi e gridare al fuoco davanti alle telecamere, delusi ed indignati per il ritardo e l’insufficienza dei soccorsi...
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Neanche delle guardie forestali si ci può più fidare 

