Amore non ce n’è mai stato, ma adesso è arrivato il tempo del divorzio: Letizia Moratti ha liquidato il suo assessore alla cultura, Vittorio Sgarbi, il critico d’arte più famoso d’Italia. Il pretesto la Moratti lo ha trovato nella sceneggiata televisiva, a colpi d’insulti e parolacce, allestita da Sgarbi ad “Annozero”, la trasmissione condotta da Michele Santoro, durante la quale peraltro Sgarbi aveva difeso l’illustre oncologo Veronesi dagli attacchi di Beppe Grillo. Molto dura, il sindaco, in un comunicato, nel quale tra l’altro denunciava da parte del suo assessore atteggiamenti non consoni ai doveri di pubblico amministratore e «comportamenti contrari alla lealtà nei confronti del Sindaco e della Giunta incidendo negativamente sull'operato ed immagine di tali organi e creando un clima di tensione interno alla maggioranza politica».
La replica del critico d’arte è arrivata a stretto giro di posta. Sgarbi ha fatto sapere di «considerare irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe, oltre che profondamente lesive della mia dignità». La polemica di Sgarbi nei confronti della giunta e del suo sindaco era stata sempre forte. Altre volte si era giunti sull’orlo della rottura, salvo trovare poi nuovi accomodamenti. Era capitato con la censura, ad esempio, imposta dalla Moratti alla mostra voluta da Sgarbi sull’arte omosessuale. Segnalando mancanza di lealtà, la Moratti ha evidentemente alluso ad un’altra iniziativa di Sgarbi una rassegna di teatro, legata a testi nei quali veniva affrontato il tema dell’omosessualità, che il critico e assessore non aveva presentato in delibera come tale per evitare intralci alla sua proposta di patrocinio comunale. A proposito il critico d'arte ha rivelato: «Ho presentato in quel modo la delibera sulla rassegna di teatro gay, proprio per eliminare le polemiche e per evitare che si affermasse l'orgoglio gay...».
Ma è sulle proprie esternazioni nella puntata di “Anno Zero”, che Vittorio Sgarbi non ha voluto accettare alcun appunto: «Non si può rimproverare a me quello che Berlusconi, Bossi, Maroni e Castelli avrebbero detto al mio posto. Dopo tutto, ho anche difeso un illustre cittadino milanese come Veronesi che veniva ignobilmente insultato. Mi sarei piuttosto aspettato un ringraziamento. Se il sindaco di Milano non capisce lo spirito del Popolo delle Libertà, allora si pone un problema politico... ».
Pierfrancesco Majorino, a nome del Pd milanese, ha osservato che la scelta di Sgarbi come assessore era stata imposta alla Moratti direttamente da Silvio Berlusconi e che il sindaco ha da sempre vissuto quella decisione come una camicia di forza, polemizzando spesso con il suo assessore. «La notizia della "rimozione" di Vittorio Sgarbi - ha commentato Majorino - lascia davvero a bocca aperta. Il Sindaco si è mosso con scaltro cinismo evitando di compiere un gesto simile in campagna elettorale, il che denota totale mancanza di stile... Al momento ci sembra un gesto privo di un'idea di governo della cultura. Ci auguriamo di non essere costretti in futuro a rimpiangere Vittorio Sgarbi.
Sgarbi comunque non rimarrà disoccupato. Se non un sottosegretariato, ci sarà «una collaborazione» con il ministero dei Beni culturali. Il neoministro Sandro Bondi ha già messo le mani avanti: «Un'intelligenza come quella di Vittorio va coinvolta. Nessuno come lui conosce in profondità la bellezza italiana, borgo per borgo». Sgarbi sottosegretario? «Di questo non si è discusso. Ci incontreremo e troveremo la forma per collaborare».
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