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Comunità di Bosco Minniti:appello del parroco e altri fatti : Accade a Siracusa... - 4
 
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Comunità di Bosco Minniti:appello del parroco e altri fatti

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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi masvemi il 11 feb 2010 14:25

Sono d'accordo con tutto ciò che hai scritto!
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi antoniorandazzo il 11 feb 2010 16:44

Ho letto anche gli articoli pubblicati sul giornale di Siracusa, per chi volesse approfondire gli argomenti ecco:
http://www.giornaledisiracusa.it/cronac ... dubbi.html
http://www.giornaledisiracusa.it/cronac ... turaq.html
Aggiungo che una delle cose certe e vere è quella che padre Carlo nel corso degli anni ha consentito a tantissimi immigrati, senza dimora e residenza, di eleggere il proprio domicilio, per avere un recapito, nella canonica parrocchiale, ma non mi sembra che questo sia un delitto.
Se poi altri hanno abusato non è certo colpa del sacerdote e siamo colpevoli più o meno tutti i parrocchiani complici perchè nel tempo abbiamo collaborato, socializzato, partecipato, assistito, mangiato insieme con tanti immigrati ecc....ecc....
Se così è, come sembra abbia detto il procuratore di Catania,: “Il prete non poteva non sapere”, ha detto, durante la conferenza stampa, il procuratore di Catania, D’Agata. E lui, don D’Antoni, secondo quanto pubblicato nel pomeriggio da L’Unità, ventiquattrore prima del suo arresto aveva inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Siracusa lamentando atteggiamenti vessatori e persecutori delle forze dell’ordine nei confronti degli extracomunitari che avevano eletto domicilio presso la sua parrocchia. Una serie di dissapori e malintesi che il parroco avrebbe chiarito ricorrendo al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero degli Interni a Roma. Un “traffico” di immigrati che lo stesso sacerdote, nella sua lettera alla procura, ha quantizzato tra quindici e diciottomila negli ultimi 15 anni. Nella sua chiesa, aveva scritto don D’Antoni al giudice, gli immigrati hanno trovato un punto di accoglienza e di riferimento dal punto di vista civico, sanitario, morale, giuridico e legale.
A questo punto "TUTTI NOI NON POTEVAMO NON SAPERE" e quindi siamo in attesa di essere indagati e processati.
" fai mali e pensici" "fai beni e scodditi" dicevano saggiamenti gli antichi.
In ogni caso Carlo D'Antoni paga il suo impegno cristiano in coerenza con il mandato ricevuto " chi è mio fratello, mia sorella", quando signore ho fatto la tua volontà? quando avrai fatto questo al più piccolo di questi miei fratelli-
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Ultima modifica di antoniorandazzo su 14 feb 2010 08:30, modificato 1 volte in totale.
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi acid il 11 feb 2010 22:09

Nessuna organizzazione criminale, respinte le accuse. Padre Carlo D'Antoni avrebbe agito per scopi umanitari, l'avv. Aldo Valtimora avrebbe emesso regolare fattura del denaro percepito per presentare i ricorsi al Tar per ottenere i permessi di soggiorno. Solo alcune delle indicazioni emerse ieri mattina nel corso degli interrogatori al tribunale di Catania davanti al gip Luigi Barone, che si è dichiarato incompetente ed ha trasmesso gli atti alla Procura di Napoli. Entro 20 giorni dovrà essere emesso il provvedimento cautelare ed il procedimento sarà instaurato a Napoli. Presenti all'interrogatorio anche i sostituti procuratori Enzo Serpotta e Luigi Lombardo di Catania e Filippo Focardi di Siracusa.
Padre Carlo D'Antoni, parroco della chiesa di Bosco Minniti, difeso dall'avvocato Sofia Amoddio, finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catania su un giro di falsi permessi di soggiorno, ha respinto le accuse di far parte di un'organizzazione criminale. Avrebbe spiegato di aver firmato solo attestazioni di domicilio e non di ospitalità, come invece sostiene la pubblica accusa. Nel corso del suo interrogatorio, avrebbe sottolineato di aver agito solo per scopi umanitari e che gli iter burocratici erano seguiti dal suo collaboratore Antonino De Carlo, pure lui arrestato dalla polizia.
De Carlo, difeso dall'avv. Emanuele Bosco, davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il legale difensore ha preannunciato ricorso al Tribunale del riesame.
Avrebbe negato ogni addebito pure Aldo Valtimora, l'avvocato che gli inquirenti ritengono essere il tramite tra le organizzazioni che sfruttavano giovani donne nigeriane e la parrocchia di Bosco Minniti.
Valtimora, difeso dagli avvocati Giovanni Giuca e dal professor Giovanni Grasso, avrebbe contestato la falsa dichiarazione di ospitalità in quanto si trattava più che altro di una elezione di domicilio. A quanto sembra però, nel corso delle indagini, la polizia avrebbe fermato tre nigeriane che avevano dichiarazioni post datate con la contestuale nomina del difensore. Valtimora avrebbe comunque svolto fatto attività giurisdizionale: soldi legittimamente richiesti e fatturati. Quando era stato possibile l'avvocato avrebbe utilizzato il gratuito patrocinio. Ma per i ricorsi davanti al Tar era comunque necessaria una cifra consistente. Respinta ogni accusa anche sulle storie inventate per ottenere i permessi di soggiorno. Molto spesso i gruppi etnici fra di loro si raccontavano le stesse storie. Anche i legali di Valtimora stanno valutando la possibilità di fare ricorso al tribunale della libertà.
Si sono dichiarati innocenti i due nigeriani Dafe Torow Million e Mike Eke, quest'ultimo difeso dall'avv. Matilde Lipari. Mike Eke avrebbe affermato di conoscere le due nigeriane che lo hanno accusato, ed avrebbe chiesto a padre Carlo di ospitarle, ma in cambio non avrebbe mai chiesto denaro.
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi antoniorandazzo il 12 feb 2010 16:06

acid ha scritto:Nessuna organizzazione criminale, respinte le accuse. Padre Carlo D'Antoni avrebbe agito per scopi umanitari, l'avv. Aldo Valtimora avrebbe emesso regolare fattura del denaro percepito per presentare i ricorsi al Tar per ottenere i permessi di soggiorno. Solo alcune delle indicazioni emerse ieri mattina nel corso degli interrogatori al tribunale di Catania davanti al gip Luigi Barone, che si è dichiarato incompetente ed ha trasmesso gli atti alla Procura di Napoli. Entro 20 giorni dovrà essere emesso il provvedimento cautelare ed il procedimento sarà instaurato a Napoli. Presenti all'interrogatorio anche i sostituti procuratori Enzo Serpotta e Luigi Lombardo di Catania e Filippo Focardi di Siracusa.
Padre Carlo D'Antoni, parroco della chiesa di Bosco Minniti, difeso dall'avvocato Sofia Amoddio, finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catania su un giro di falsi permessi di soggiorno, ha respinto le accuse di far parte di un'organizzazione criminale. Avrebbe spiegato di aver firmato solo attestazioni di domicilio e non di ospitalità, come invece sostiene la pubblica accusa. Nel corso del suo interrogatorio, avrebbe sottolineato di aver agito solo per scopi umanitari e che gli iter burocratici erano seguiti dal suo collaboratore Antonino De Carlo, pure lui arrestato dalla polizia.
De Carlo, difeso dall'avv. Emanuele Bosco, davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il legale difensore ha preannunciato ricorso al Tribunale del riesame.
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Si sono dichiarati innocenti i due nigeriani Dafe Torow Million e Mike Eke, quest'ultimo difeso dall'avv. Matilde Lipari. Mike Eke avrebbe affermato di conoscere le due nigeriane che lo hanno accusato, ed avrebbe chiesto a padre Carlo di ospitarle, ma in cambio non avrebbe mai chiesto denaro.
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Grazie Francesco come volevasi dimostrare la verità piano piano sta venendo a galla.
Grazie
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi Evaluna il 13 feb 2010 00:34

:roll:
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi masvemi il 13 feb 2010 07:16

Cosa c'è Evaluna :?: :)
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi Evaluna il 13 feb 2010 19:51

Nulla :) leggo e rifletto... :roll: :wink:
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi Bodyguard il 14 feb 2010 15:41

http://www.giornaledisiracusa.it/cronac ... oniq-.html

La presidente di Arci dura contro chi dimentica i meriti del parroco
Caso Bosco Minniti, Simona Cascio:
"Don Carlo si è sostituito alle istituzioni"

di Damiano Chiaramonte
Sabato 13 Febbraio 2010

Siracusa - “Per anni la parrocchia di Bosco Minniti si è ‘sostituita’ alle istituzioni per quanto riguarda i servizi di ospitalità dei migranti, offrendo a chiunque bussasse alla sua porta vitto, alloggio sostegno all’inserimento sociale, cultura, musica … accoglienza”.

A parlare è Simona Cascio, presidente provinciale dell’Arci di Siracusa, che sin da subito si è schierata a difesa di padre Carlo D’Antoni, il parroco di Bosco Minniti, coinvolto nell’inchiesta delle false attestazioni per i permessi di soggiorno in cambio di denaro. Le sue sono riflessioni a freddo, arrivate alla nostra redazione prima dell’interrogatorio del parroco e prima dell’attestato di solidarietà dei sacerdoti siracusani.

Erroneamente, nei giorni scorsi, qualche giornalista frettoloso e poco informato, ha definito Simona Cascio una delle Carlo D’Antoni’s Boys. A torto. Simona è, innanzitutto a capo di un’associazione tra le più impegnate a difesa dei diritti dei più deboli, degli emarginati e dei migranti. E, più volte, ha preso le distanze dai metodi usati da don Carlo per risolvere le tante questioni legate all’accoglienza dello straniero.

Tanto che nelle sue riflessioni afferma: “Semmai voglia qualcuno condannarlo che lo condanni per ingenuità, per superbia, per testardaggine, per aver ferito, offeso e denigrato persone che umilmente lavorano nel territorio. Che lo si condanni per l’incapacità di fare “rete” con le altre associazioni, per la prepotenza di certe affermazioni per il suo essere manicheo “o con me o contro di me”. Questi possono essere i suoi capi d’imputazione non di certo lo sfruttamento della prostituzione o la riduzione in schiavitù come qualcuno ci vuol fare credere”.



Basta questo per fugare qualsiasi dubbio sulla disinteressata posizione della presidente dell’Arci rispetto ai guai giudiziari di Carlo D’Antoni? A nostro parere, si. Simona Cascio continua.

“In una città dove non esiste alcuna struttura di accoglienza per i senza fissa dimora, in una città dove fino a pochi mesi fa vi era uno dei più discussi centri di prima accoglienza dal quale uscivano(senza alcun percorso di integrazione e inserimento sociale) centinaia di richiedenti asilo. In una città che accoglie (?) nel periodo primaverile altrettanti lavoratori stagionali spesso costretti a vivere in situazioni di grave precarietà e sfruttamento”.

E ancora: “In questa città la parrocchia di Bosco Minniti è sempre stata un punto di riferimento per tutte queste persone che gravavano sul territorio. La comunità parrocchiale ha rappresentato un ‘laboratorio’ di convivenza pacifica tra migranti di diversa nazionalità ed i cittadini di un quartiere periferico, nonché ‘spazio di accoglienza’ per le iniziative delle associazioni presenti nel territorio (dalla tombolata di Emergency alle riunioni della RETE passando per il GAS dei grillini)”.

“Le frasi dei giornali – continua Simona Cascio - hanno ‘delegittimato’ questa esperienza. Hanno delegittimato un luogo dove non esistevano le barriere alzate dalle varie misure di sicurezza e dall’involuzione culturale e razzista a cui stiamo assistendo in questi mesi. L’hanno delegittimata descrivendo Padre Carlo come il capo di una organizzazione criminale perché predisponeva insieme ad Antonio De Carlo le false attestazioni necessarie per far ottenere agli extracomunitari i permessi di soggiorno per asilo politico, nonché lo status di rifugiato”.

La presidente dell’Arci di Siracusa, si fa delle domande che potrebbero essere girate alle istituzioni e che, da sole, possono spiegare la frustrazione di chi, ogni giorno si occupa dell’accoglienza dello straniero: “Mi chiedo come avrebbe dovuto fare uno dei tanti rifugiati senza lavoro, senza alcun sostegno economico, senza alcuna tutela legale a produrre un certificato di alloggio idoneo che sia fornito dei requisiti di idoneità igienico - sanitaria accertati dall'Azienda unità sanitaria locale (come previsto dal T.U. sull’immigrazione e dal Pacchetto Sicurezza), insieme alla richiesta di asilo o all’attestazione di ricorso in tribunale, per rinnovare richiedere il suo permesso di soggiorno? Chi gli avrebbe affittato una casa?”.

Simona Cascio conclude affermando di avere grande rispetto dell'operato della magistratura, augurandosi che qualsiasi atto di illegalità sia stato commesso (dallo sfruttamento della prostituzione alla riduzione in schiavitù) venga accertato e severamente punito.

“Ma al tempo stesso sento di affermare che sono certa che Carlo ha sempre agito in buona fede e con un unico interesse dettato dalla sua vocazione umana (o forse meglio dire sacerdotale). In questi giorni si è celebrata l’ennesima conferma del fallimento totale delle misure messe in atto dal pacchetto sicurezza, è l’ennesima prova che la nostra amministrazione è incapace di offrire assistenza alle fasce più deboli della popolazione, che è anni luce lontano il vero senso di accoglienza, è la prova lampante che non esiste alcuna progettazione volta all’integrazione e al sostegno dei rifugiati in barba alle norme internazionali e alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Oggi è un giorno veramente triste per tutti i ragazzi di Bosco Minniti, per le associazioni siracusane, per la comunità parrocchiale, per la nostra città e non solo”.
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi antoniorandazzo il 15 feb 2010 07:03

Ecco uno scritto che potrebbe far riflettere
LA MIA SICUREZZA STA NELL’IMMIGRATO
di Carmelo Labate

La migrazione è un fenomeno complesso, difficile da regolare e in continuo aumento nel mondo. Sembrava già imponente quando gli italiani partivano per ogni parte del mondo. Con gli stessi problemi che ora affrontano altri popoli. Oggi il fenomeno assume una dimensione globale.
Purtroppo esso si accompagna con l’instillazione di alte dosi di paura nei cittadini, complici la politica e i mezzi di comunicazione, addossando la responsabilità di molti reati agli immigrati specialmente se senza permesso di soggiorno. A ciò si aggiunge una non conoscenza dell'altro e un senso di egoismo o di giustificata salvaguardia del poco che si ha (soprattutto il lavoro).
Di conseguenza la nostra società va sviluppando reazioni di rifiuto dello straniero. Il Decreto-Sicurezza (2 luglio 2009) e l’omesso soc¬corso in mare ed altri episodi segnalano un abbruti¬mento delle coscienze e un guasto di civiltà. Si arriva a diffondere su facebook un giochi di società che festeggiano col suono di un campanello la sparizione di ogni barca di migranti e il rimpatrio di tanti e deportazioni in massa da un luogo all’altro.
Questa nuova legge, fatta per regolare i flussi migratori, costituisce in verità un ‘peccato originale’ . Nel senso che esso genera un mare di divieti che schiacciano la dignità della persona e i suoi diritti fondamentali. Infatti l’immigrato irregolare non può cercare e trovare un alloggio, visto che chi affitta a persone in queste condizioni corre il rischio del carcere. Non può inviare rimesse ai propri familiari se non rivolgendosi a nuovi mercati irregolari o criminali di money transfer. Non può iscrivere all’anagrafe un proprio figlio e quindi non può essere registrato come genitore. Non può sposare un cittadino italiano. Non può farsi curare mettendo così a rischio la propria salute e quella degli altri cittadini. Se vuole il permesso di soggiorno deve pagare una tassa (tra l’altro salata). E questo permesso gli viene consegnato al suo scadere, facendo finta di aver sbagliato qualcosa e ritardare per un altro lungo tempo. Chi è senza permesso rischia diversi anni di carcere in attesa del rimpatrio. Chi perde il lavoro, anche se in Italia da troppi anni e sposato con cittadini italiani e ha figli italiani, viene rispedito al paese di provenienza. Praticamente, con l’aver configurato come reato l’essere clandestino questa Legge sembra riesumare istituti tipici delle leggi razziali. Misure persecutorie che, per la loro gravità, superano persino quelle introdotte nel 1938, che non sottraevano alle madri ebree i figli dalle stesse generate. Prende piede l’idea di un popolo di “non-persone”, di esseri umani, uomini e donne invisibili. E’ una perdita totale di senso morale e di sentimento dell’umano . Eppure ciò accade nel nostro Paese, popolo di emigranti.

Ad uscirne calpestato è il più elementare senso di umanità. Il primo principio imprescindibile è che ci si trova di fronte a persone umane, uomini e donne, bambini e anziani, che hanno diritto ad essere trattate come tali. Che si tratta di persone ce ne avvediamo quando le chiamiamo in aiuto ai nostri bisogni. E tuttavia non ci chiediamo perché migliaia di donne e uomini ogni anno abbandonano la propria casa per incontrare tra noi questa miserevole esistenza. Provate a restare senza acqua per un giorno solo. A fare chilometri per riempirne una tanica. Ad andare nella savana a raccogliere legna con il terrore dei guerriglieri, più pericolosi degli animali.
Benedetto XVI lo ribadisce: “Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione” . E’ certo che di diritti dichiarati ce ne sono a non finire. Convenzioni, Costituzioni, Ordinamenti nazionali e internazionali parlano di diritti inalienabili. Tutti sono uguali davanti alla Legge. Non c’è distinzione tra le persone basata sul sesso, sulla condizione sociale, sull'appartenenza etnica, sulla cultura o sulle convinzioni politiche o religiose o filosofiche. Per ben due volte la Costituzione italiana parla di diritto d'asilo. Ogni persona ha il diritto umano ad essere accolta e soccorsa. Diritto che si accentua in situazioni di estrema necessità, come per esempio l'essere in balia delle onde del mare.

Ma anche la comunità cristiana ne esce calpestata. Perché il fenomeno migratorio di oggi interpella fortemente la nostra fede cristiana e il nostro laico civile impegno. Non possiamo tollerare che un decreto-sicurezza introduca il reato di clandestinità, l’idea del povero come delinquente e della povertà come delitto . In quanto cristiani siamo chiamati a sfidare le diffuse tendenze xenofobe e razziste con la disobbedienza civile. Leggiamo in Atti (5,29): "Bisogna obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini" . Per questo siamo chiamati ad attualizzare la tradizione biblico-cristiana del diritto d’asilo; a farci “santuario di protezione e difesa” per i poveri e i deboli sottoposti ad abusi o che rischiano la vita sia mentre vengono da noi, sia quando sono rimandati nei paesi d’origine.
Questo mandato lo riceviamo dalla Parola di Dio: “Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35). "Come sentinelle del mattino" (Is 21,11-12) dopo aver ascoltato il grido di aiuto bisogna promuovere, con attivo impegno anche politico, prospettive di speranza, che preludano all'alba di una società più aperta e solidale.
Genesi (Gen. 18,1-8) ci racconta un episodio illuminante. Abramo sotto le querce di Mamre accoglie con tutti gli onori tre ospiti stranieri di cui non sa nulla. Abramo, appena li vide, corse loro incontro e s’inchinò fino a terra davanti a loro. E li pregò di non andare oltre, ma di fermarsi a riposare all’ombra di un albero, portò loro l’acqua e il pane e per loro fece preparare un cibo che sostenesse i loro passi nel cammino che ancora restava loro da fare. Accogliere senza ancora conoscere? Lo faremmo noi? Non lo so davvero! Ma ne dubito. A molti sembrerebbe quasi doveroso un atteggiamento di prudente saggezza. Eppure l’autore della lettera agli Ebrei (13,2) raccomanda: “Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli”. Sappiamo che nemmeno la famiglia di Gesù è stata immune dall’esilio: dovette infatti riparare in Egitto (terra straniera ma ospitale) per salvare il Bambino Gesù dall’odio di Erode (Mt 2,13). E in 1Gv. 3,17-24: "Se uno ha ricchezze in questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? Figliuoli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità”. Infine nel vangelo di Giovanni il significato pregnante del verbo “conoscere” non è una mera conoscenza intellettuale, ma una dimensione pienamente esperienziale, di comunione per amore.

Certamente lo sviluppo attuale mostra imprevedibili risvolti del fenomeno migratorio, ma occorre l’onestà intellettuale dei politici e l’impegno collettivo a non regredire e a non tradire le conquiste. Le misure, ispirate a criteri di sicurezza e di ordine pubblico e che assegnano agli esecutori un alto margine di discrezionalità, particolarmente in questa circostanza, sono frutto di ideologie egoiste e divengono fonte di discriminazione e di ingiustizia. Anche se sappiamo che bisogna armonizzare i diversi assetti legislativi nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati.
E’ tempo, però, di prendere la parola. Per promuovere tutti insieme i diritti umani per tutti. Spieghiamo ai nostri figli e agli immigrati i loro diritti sempre, ma soprattutto quando la realtà in cui vivono si discosta visibilmente da quanto viene sancito. I diritti umani hanno un ruolo sociale indispensabile. Sono la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze tra gruppi sociali e Paesi. Ci sono troppe persone affamate, troppi conflitti violenti, troppe persone perseguitate per il loro credo politico o religioso, per la loro condizione economica e culturale. Resta ancora una lunga strada da percorrere per eliminare ogni discriminazione e riconoscere a tutti pari dignità.
Parlarne è meglio che dimenticare, perché dovrebbe significare ripensare, rileggere, confermare, preoccuparsi delle persistenti larghe inadempienze. Non soltanto in tono celebrativo, ma concretamente sull’impegno che ciascuno assume per applicare quei diritti nel quotidiano. Il condividere porta a conseguenze pratiche e quotidiane: nel nostro vissuto, in famiglia, nella professione, nei rapporti amicali e sociali. Per esempio, far apprendere la lingua italiana può aiutare a liberarsi da tante schiavitù. E, quando possibile, offrire protezione e ospitalità per restituire loro la dignità che meritano.
Soltanto una volontà politica distorta può negare che l’Italia sia un Paese multietnico e negare l’evidenza del servizio indispensabile che gli immigrati rendono agli italiani. Lavorano anche se sono senza permesso di soggiorno (il sommerso piace a chi non vuole concedere diritti sindacali e ama evadere le tasse); i più tra gli immigrati (ormai di seconda o terza generazione) hanno una casa, una famiglia, pagano le tasse.
Per affrancare queste persone dai trafficanti sarebbe meglio fornire nuovi canali per l’immigrazione legale. Il fenomeno, dunque, andrebbe prevenuto, da una parte, con contrapposizione a chi sfrutta l'espatrio degli irregolari e, dall'altra, con la cooperazione internazionale, mirata a promuovere la stabilità politica nei Paesi di origine e a rimuovere le cause endemiche del sottosviluppo. Fermi restando la libertà di emigrare, il diritto di asilo, la sicurezza dei cittadini, la libertà per tutti di vivere dignitosamente.
L'esodo di grandi masse da una regione all'altra del pianeta, che purtroppo spesso diventa una drammatica odissea umana per quanti vi sono coinvolti, ha come conseguenza positiva la mescolanza di tradizioni e di usi differenti, sia nei vari Paesi di origine che in quelli di arrivo. La società, infatti, è anche frutto delle mutue relazioni esistenti tra i suoi componenti, e dunque anche tra immigranti e autoctoni. La loro capacità di dialogare fa giungere al reciproco arricchimento creando così una società "nuova" per tutti. “La pluralità è ricchezza e il dialogo è già realizzazione, anche se imperfetta e in continua evoluzione, di quell'unità definitiva a cui l'umanità aspira ed è chiamata" (EMCC, 30).
Dove lo straniero diventa ospite e viene accolto si smonta, infatti, gradualmente la possibilità di vedere l'altro come un nemico. Uguaglianza e libertà restano principi astratti se non viene praticata l’ospitalità e se la politica non crea condizioni adeguate per una saggia integrazione (non assimilazione). Dico così perché spesso presi dalla paura dell’identità dell’altro o cerchiamo di riportarla alla identità della cultura dominante o pratichiamo pratiche assistenziali che feriscono la stima che essi hanno di loro. Parole di fiducia e di speranza non hanno presa se non sono percepite come partecipazione e solidarietà da parte nostra, se non sono accompagnate da interventi concreti. Certamente anche l'immigrato dovrà impegnarsi per una giusta integrazione.
Uno strumento per svegliare la sensibilità dei cittadini potrebbe essere quella di stampare dei Permessi di Soggiorno in Nome di Dio e distribuirli a tutti in ogni parrocchia o chiesa o per strada o a scuola. Senza cadere nell’abuso del Nome di Dio come si è fatto nella storia e si fa ancora oggi al punto tale che il suo significato è diventato opaco e vuoto, asservito ai vari poteri che hanno tentato di rinchiuderlo dentro i loro schemi. (13.11.09).
La definizione è di Mon. Agostino Marchetto (ZENIT.org 25 agosto 2009). Si sa che oggi la gente lascia i propri Paesi per guerre, violenza, violazione dei diritti umani, carestia e altre catastrofi naturali o provocate dall'uomo. O per far fronte alle proprie necessità e a quelle dei familiari, o semplicemente per trovare migliori opportunità all'estero. Quando si avvicinano ai nostri confini nazionali, invece, siamo così influenzati da considerarli subito con sospetto e ritenerli un pericolo o una minaccia potenziali
Una bisca o scommessa può dirsi clandestina, cioè non alla luce del sole, una relazione affettiva può esserlo, ma mai una persona che esiste, che viene a stare tra noi, semmai può dirsi illegale, irregolare in relazione a leggi di una determinata nazione. Ma sarebbe più giusto dire “senza permesso di soggiorno”. Semmai la clandestinità potrebbe essere assunta come strumento di lotta contro il potere tiranno.
Bisogna proprio pregare: Cfr. Is 10,1-2 e Ger 7,6. L’ebreo Haim Baharier, studioso di ermeneutica biblica, ha messo in rilievo il fatto che il verbo pregare sia riflessivo, in ebraico “pregarsi”, e la preghiera sia in realtà un perpetuo scavare nella propria coscienza al fine di liberare spazio per l’altro, da Dio alle sue creature. Se le religioni avessero cura dell’evoluzione in senso spirituale dei propri fedeli, il benessere dell’altro sarebbe connaturato all’agire dell’uomo di fede, invece di costruire nuovi recinti indentitari, dove la propria identità è vista in opposizione a quella dell’altro.
Caritas in veritate (142).
Mentre noi parliamo, per la chiusura delle fabbriche e la perdita dei posti di lavoro, tanti uomini già regolari invece di essere inclusi tra i cassaintegrati vengono messi nei CIE in attesa di espulsione. Non importa se hanno famiglia e se i loro figli sono nati in Italia.
(Cfr. Rom. 2,11; 10,12; Gal. 2,6; 3,28; Ef. 6,9; 1Cor. 12,13; Col. 3,11). Faremo quanto è in nostro potere perché un numero sempre crescente di cittadini metta in atto pratiche di accoglienza, di solidarietà e anche di disobbedienza pubblica, perché nel tempo più breve possibile questa legge venga radicalmente cambiata?
Secondo la Bibbia la gloria di Dio risplende sul volto di ogni persona. La logica della Scrittura, dal Levitico 19,33-34 - “Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso”, al Deuteronomio 10,19 – “Amate lo straniero perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”, viene portata a compimento dalla Parola di Cristo “Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35).
La parola altro – in ebraico acher – contiene la parola ach che significa fratello. Ma allora, l’altro non è qualcuno che mi si oppone, una persona che non riveste per me alcun interesse, di cui non me ne può importare nulla. L’altro è mio fratello, di cui tutto mi interessa, la vita, la fede religiosa, la sofferenza e il disagio, le speranze e le attese. Tutto. Ed egli non può che essermi caro perché abbiamo un solo Padre: il Signore che ha creato i cieli e la terra.
Dialogo è, soprattutto, confronto, interazione, capacità di ascoltare e di entrare nella visione dell'altro, disponibilità ad accoglierlo, senza semplicismi e superficialità e senza perdere la propria identità (cfr. Agostino Marchetto, "Religion, Migration and National Identity" in People on the Move, 109, pp. 29-35). Il dialogo poi non si riduce a cosa intellettuale, ma soprattutto deve coinvolgere la vita vissuta, e va espresso magari con un semplice gesto di rispetto, di saluto, di solidarietà, di fraternità. Il vero incontro, infatti, non avviene tra culture astrattamente considerate, ma tra persone concrete, che pure hanno la loro cultura e la loro religione: parte cioè dal vissuto delle persone stesse, dalla esperienza quotidiana in famiglia, sul lavoro, nella scuola.
Ma il Dio rivelatoci da Gesù è un Dio che non si allinea a nessun potere. Il Dio di Gesù continua a rimanere fuori le mura della città e fuori le mura del Tempio. È un Dio che continua a proclamare la buona notizia che il Suo Regno è arrivato, un regno di Pace, giustizia, uguaglianza, mettendo l’essere umano di fronte alla domanda da che parte stare. “Conservare la pericolosa memoria di Gesù di Nazareth” vuole dire prendere una posizione decisa a favore del Regno e dei suoi valori. Ma questa è una scelta difficile, una “Grazia a caro prezzo”, ed è il cammino di tutta una vita. Una scelta che non porta alla conservazione dei piccoli privilegi personali o istituzionali. Il Tempio e i suoi sacerdoti, infatti, non hanno scelto il Regno era troppo scomodo per l’immagine di Dio che si erano costruiti. Oggi sta forse succedendo la stessa cosa? Forse anche oggi scegliere il Regno vuole dire rompere equilibri comodi e funzionali, uscire dal piccolo cortile dei propri interessi personali o di gruppo, dall’autoreferenzialità che piano piano ci si costruisce. Optare per i poveri e la loro causa non è una scelta romantica. È ciò che Gesù il Cristo ci ha proposto come occasione di liberazione personale e comunitaria. Ci piacerebbe riconoscere una Chiesa che accoglie questo progetto di liberazione personale e comunitario e più che le sirene del potere.
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi antoniorandazzo il 15 feb 2010 16:37

Poco fa ho ricevuto questo messaggio di solidarietà a Padre Carlo che condivido con voi:
Terra di Pace
(...)
Se anche noi possiamo essere utili per aiutare Padre Carlo vorremmo saperlo.
Se ci sono documenti da sottoscrivere o iniziative di solidarietà per aiutarlo, ci siamo. Anche altro...
Ci conforta il fatto che sia Gesù che Don Lorenzo Milani subirono processi per la loro attività "destabilizzante".
Non lasciamo solo Padre Carlo.
Vincenzo Moscuzza -Noto
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi acid il 16 feb 2010 11:01

Utili? E che si può fa? Nulla.
Bisogna serenamente attendere il processo.
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi Evaluna il 16 feb 2010 17:09

Gli avvocati sono al lavoro per preparare il riesame dell'ordinanza.

“Siamo tutti colpevoli di solidarietà” gli amici di padre Carlo in preghiera.


di Sergio Molino
Lunedì 15 Febbraio 2010 - 22:00

Siracusa - Riflessioni ad alta voce e una camminata silenziosa per alcune centinaia di persone emotivamente coinvolte nella vicenda di Padre Carlo, e degli altri indagati, al punto da autodefinirsi “colpevoli di solidarietà”.
Esponendo uno striscione che riportava proprio questa frase, questa sera, donne, uomini, giovani e bambini, si sono riuniti nello spazio adiacente alla chiesa di Bosco Minniti rispondendo all’invito del consiglio pastorale di invocare “la via della solidarietà”.


Passando il microfono da una mano all’altra, i ragazzi degli scout, fedeli, parrocchiani, rappresentanti di associazioni di volontariato, hanno dato lettura delle numerose testimonianze di affetto e amicizia pervenute nella parrocchia da diverse parti d’Italia.

Dalla casa di Padre Carlo, ancora agli arresti domiciliari, si sono poi avviati per via Alessandro Specchi alla volta dell’abitazione di Antonio Di Carlo, il collaboratore del parroco coinvolto nella medesima inchiesta sul presunto giro di agevolazioni in favore degli immigrati, che abita nelle immediate vicinanze della chiesa.

Tra gli sguardi indiscreti di chi ha preferito affacciarsi solo alla finestra o sbirciare da dietro le tende, il gruppo ha fatto sentire la propria voce offrendo momenti di conforto con canti e preghiere. Ieri pomeriggio è stato l’arcivescovo di Siracusa, Salvatore Pappalardo, a voler manifestare la vicinanza dell’arcidiocesi aretusea alla parrocchia ed ai fedeli, in questo difficile momento. A sorpresa, monsignor Pappalardo, si è presentato poco prima delle 19 in chiesa dove ha poi celebrato la messa. Nella sua omelia ha invitato tutti a confidare nell’operato della magistratura e ad attendere con pazienza l’esito delle indagini. Rivolgendosi ai giovani, in particolare, li ha esortati a mantenere un atteggiamento sereno e fiducioso.

Sul fronte giudiziario, il collegio difensivo, costituito dagli avvocati Sofia Amoddio e Marzia Capodieci, è al lavoro per esaminare il voluminoso dossier raccolto dai magistrati catanesi che contiene le prove delle accuse mosse agli indagati. Ultimata l’analisi della documentazione, gli avvocati inoltreranno, al tribunale di Catania, il riesame dell’ordinanza di custodia cautelare.

Va detto che, intanto, gli inquirenti etnei hanno comunicato la propria incompatibilità territoriale a procedere preannunciando la trasmissione degli atti ai colleghi di Napoli. Appena gli incartamenti giungeranno nel capoluogo partenopeo, l’inchiesta tornerà ai nastri di partenza nel senso che i provvedimenti emessi dai colleghi di Catania potrebbero essere annullati o convalidati vanificando ogni eventuale atto, favorevole o meno, nel contempo emesso.

Alla ricezione degli atti, i magistrati napoletani avranno un tempo massimo di venti giorni per esprimere le proprie determinazioni.



Fonte : http://www.giornaledisiracusa.it/cronac ... hiera.html

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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi antoniorandazzo il 16 feb 2010 21:56

Grazie evaluna, siamo tutti in religioso silenzio in attesa che la verità trionfi su tutte le calunnie.
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi acid il 25 feb 2010 23:12

Verrà esaminato il 2 marzo l’appello proposto dai difensori contro l’ordinanza cautelare emessa dal Giudice delle indagini preliminari Luigi Barone nei confronti di padre Carlo D’Antoni, del suo assistente Antonino De Carlo, dell’avvocato Aldo Valtimora e dei nigeriani Dafe Million Towor e Mike Eke.
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Re: Comunità di Bosco Minniti: L'appello del parroco

Messaggiodi antoniorandazzo il 26 feb 2010 03:51

Complimenti al giornalista per il titolo " padre carlo e SOCI", proprio un degno scritto, grazie pino guastella, complimenti per l'azzeccatissimo titolo. Non sarebbe stato più semplice scrivere, per esempio "padre carlo e gli altri indagati" ? Sei certo che Padre Carlo, un degno sacerdote, sempre al servizio dei più bisognosi, possa essere stato socio e complice di coloro che hanno, forse, commesso i reati per i quali sono accusati o è la solita balla giornalistica? Avrà commesso tante leggerezze, ma Padre Carlo non merita di essere trattato come criminale a capo di una banda associata per delinquere.
Perchè non provi a vedere quanti conti per medicinali, latte per i bambini e varie sono stati pagati di tasca propria a farmacie del luogo? O quanti prestiti-mutui ha fatto in banca per aiutare, di tasca sua, tanti bisognosi?
Perchè dimenticare queste cose?
Intanto lunedì prossimo sul primo canale, alle ore 17 nella trasmissione "vita in diretta" potrete vedere e ascoltare alcune testimonianze di parrocchiani.
Sabbenarica pino guastella
p.s. nel corpo dell'articolo si parla anche di un provvedimento del GIP per 4 indagati per sfruttamento della prostituzione, cosa c'entra con la notizia del riesame del provvedimento di custodia cautelare? Tutto fa brodo, complimenti alla libera informazione e all'onestà intellettuale.
Non credo che voi giornalisti "sic" avete il coraggio di far girare lettere come questa, condivisa da Padre Carlo e che io sottoscrivo a due mani.
Ed ecco uno scritto condiviso da Padre Carlo, che dovrebbe far riflettere tanti:
Grazie, ma il mio è un nome collettivo che ingloba tutti. Io li chiamo "boscominnitari". E molti si sentono come imprigionati nei pensieri e nel cuore. Per questo è rasserenante rinfrescarsi in tanta vicinanza. Vi giro un messaggio bellissimo che sta girando.

In Italia non esiste ancora il reato di solidarietà. Giù le mani da Padre Carlo D'Antoni!

Quasi due settimane sono passate da quel 9 febbraio in cui padre Carlo D'Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti (SR) insieme ad altre otto persone è stato posto agli arresti domiciliari, accusato dal Gip del Tribunale di Catania di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'illecita permanenza, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale. E' a nostro parere un pesante segnale che viene inviato a tutti coloro che come padre Carlo fa in prima persona da anni continuano concretamente a fornire assistenza ed accoglienza a quei migranti che hanno come unica colpa il non avere un documento, o il non averlo ancora perfettamente a posto. Quanti sanno che per fare domanda di asilo il richiedente deve eleggere domicilio? Ma come può una persona appena arrivata, che non conosce nessuno, che non parla la lingua, dimostrare di avere un alloggio a disposizione? Ecco allora che centri di accoglienza, centri sociali e parrocchie come quella di Boscominniti si attivano per offrire un tetto, un pasto caldo, e una dichiarazione di ospitalità, primo passo indispensabile per poter accedere alla procedura. Passato il primo periodo, la persona prova a rendersi autonoma, e magari si sposta per cercare lavoro: mantiene però un contatto con la parrocchia, con il centro che l'ha accolto e ospitato, punto di riferimento sul territorio, che consente di diminuire il fenomeno dell'irreperibilità dei richiedenti asilo.

Ecco quindi i pericolosi reati di cui è indagato padre Carlo, e che lo costringono ai domiciliari da due settimane, come un pericoloso criminale: aver dichiarato l'ospitalità per chi in fuga da guerre e persecuzioni ha trovato nella parrocchia di Boscominniti un rifugio, e aver rifocillato e accolto molti di loro, aiutandoli a districarsi nelle pratiche burocratiche.

Sappiamo che il soccorso e l'assistenza umanitaria senza scopo di lucro degli immigrati anche in situazioni di irregolarità non sono ancora reato in questo paese, neppure dopo il pacchetto sicurezza. Chiediamo quindi che padre Carlo sia liberato, che la sua situazione sia chiarita al più presto e che possa tornare a svolgere la sua preziosa opera di solidarietà presso la sua parrocchia!


Annamaria Rivera (Università di Bari), Eugenio Melandri (Chiama l'Africa), Maria Immacolata Macioti (Università La Sapienza, Roma) Alessia Montuori (Senzaconfine, Roma), Iuri Carlucci (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Shabir Mohamed (Ass. lavoratori pakistani in Italia), Renato Sarti (Teatro della Cooperativa, Milano), Sarah Di Giglio e Caroline Chamolt (Senzaconfine, Roma), Salvatore Palidda (Università di Genova), Nella Ginatempo, Vincenzo Miliucci, Confederazione Cobas, Domenico Lucano (sindaco di Riace), Chiara Sasso (coordinamento Rete dei Comuni Solidali), Alfonso Di Stefano (Rete antirazzista catanese), Ines Bartoletti (Novafeltria, RN), Fausto Pellegrini (Rainews24), Anna Brambilla (Senzaconfine, Milano), Simonetta Crisci (avvocata, Roma), Matilde Di Giovanni (Avvocata, Siracusa), Angela Bellei (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Maria Grazia Rattin (Trento), Danilo Mancosu e Antonello Pabis (Associazione Sarda Contro l'Emarginazione), Alfonso Perrotta (Roma), Germana Monaldi (Senzaconfine, Roma), coordinamento nazionale Primo marzo 2010, Stefania Ragusa (giornalista, Milano), Corrado Ferulli (Milano), Emilio Rossi (CIAC, Parma), Giampaola Bellini (Roma), Simona Ferlini (Provincia di Bologna, Università di Bologna), Giovanni Serreli (Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea, CNR, Cagliari), Grazia Naletto (Lunaria, Roma), Stefano Galieni (Resp. nazionale immigrazione Prc), Patrizia Fucci (Roma), Nelly Bocchi (Casa delle donne "Dove comincia il giorno" Fidenza - PR), Marco Gaibazzi (ass. Jambo, Fidenza PR), Fabio Testasecca (Roma), Alessandro Bresci (ingegnere), Tiziana Caparesi (Associazione Il Seme), Daniele Barbieri(Scimmie verdi, Imola), Attilio Alioli (Shiatsu Do Onlus), Mimmo Lombezzi (gionalista, Milano), Giovanni Michelon (Padova), OUTIS - Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea (Milano), Giovanni Busetto (Ponte in Valtellina SO), Livia Grossi, Giuseppe Casarrubea (storico), Daria Pozzi (ATTAC), Daniele Biacchessi (giornalista), Paolo Limonta (maestro elementare, Milano), Elena Allegretti (Centro Interculturale Nawras), Abdoulaye Diene, Todo Cambia (Milano), Luigia Sommo, Simona Ferrari, Veronica Mensi (Teatro della Cooperativa Milano), Davide Benetti, Silvia Torneri (Centro Interculturale Trama di Terre), Luca Manganella, Luciano Muhlbauer (consigliere regionale della Lombradia, PRC), Giovanna Tosi (Milano), Marco lupo Gingardi (Milano)
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